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IL SALE - N.°125

 

 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

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anno 12    numero 125 – Gennaio 2012

 

 

 

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 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

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Sommario

 

                                                        di NicolaiCaiazza

 

 

                                                        di Erman Dovis

 

 

                                                        di Luciano Martocchia

           

 

                                                        di Pino Giampietro, Ettore D'Incecco e Serrano Silvio

 

 

                                                        di Tonino D'Orazio

 

 

                                                        di Lucio Garofalo

 

                                                        di Ilaria Paluzzi

 

 

                                                        presentato da Lorenza Pelagatti

 

                                                        presentato da Lucio

               

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 



 

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EDITORIALE

 

Il  Precariato  e  la   Solidarietà

 

 

 

Il gruppo del giornale ha effettuato una discussione sul lavoro precario in questo momento.

In Italia il precariato è stato applicato in seguito ad una direttiva dell’Unione Europea, riunita in Consiglio a Lussemburgo, nel 1997, in cui chiedeva di cambiare le leggi sul  mercato del lavoro perché le considerava troppo rigide. Il famoso “Pacchetto Treu” ha svolto questo ruolo micidiale. Secondo i legislatori il cambiamento doveva rispondere all’esigenza padronale di creare un mercato del lavoro flessibile in modo da sviluppare la competitività delle aziende. Tutte balle…. E’ solo piacere egoista-sadico, più o meno cosciente, di “sfruttamento dell’uomo sull’uomo!”. La competitività non solo non si è sviluppata ma le fabbriche stanno chiudendo e l’Italia è sull’orlo del fallimento. La causa della crisi economica non è nel “mercato del lavoro rigido” ma nei principi  che regolano il funzionamento dello stesso sistema capitalista.

Oggi ci sono circa 50 tipi di contratti diversi che riguardano la regolamentazione del lavoro precario. La frantumazione e la divisione del mondo del lavoro si è elevata al massimo livello. Il vecchio principio del “dividi et impera”, poichè conviene al potere, è ritenuto moderno ed il lavoratore precario viene portato ad essere considerato sempre più merce e meno persona. Un precario è un falso occupato, anzi in realtà è peggio perché non è niente. E’ un instabile nel lavoro e nella vita.

Il precariato va respinto alla radice, rifiutato in teoria ed in  pratica. Naturalmente, a livello individuale, se non si ha di che mangiare si accetta anche un lavoro precario. Si subiscono tante prepotenze nella vita da parte della classe dominante, accettare un lavoro precario è soltanto una in più, un problema quantitativo non qualitativo. Interiormente non si può mai accettare una simile ingiustizia per cui, non appena possibile, si effettua il rigetto.

Oggi non ci sono le condizioni per creare e sviluppare un movimento contro il precariato, per arrivare ad  abolirne le leggi e crearne di migliori per la tutela del lavoratore. Stiamo vivendo una crisi strutturale e storica dell’intero sistema, in cui o ci si salva tutti o nessuno, con la conseguenza di ributtare l’intera società verso la barbarie ed il medioevo.

E’ stato messo in evidenza che il precariato non è soltanto un problema dei giovani ma di tutte le età. Si possono considerare precari anche gli Immigrati. Questo fenomeno si combatte anche tornando ad una dimensione locale, cioè formando una rete di lavoratori locali, in cui ci si chiama tra di noi (idraulico-imbianchino-assistenza ai bambini ecc. ecc.). Tutto ciò va fatto in base al principio di costruire una società a livello orizzontale. Purtroppo non c’è questa mentalità. Di conseguenza il discorso “facciamo noi” non cammina e si aspetta sempre dall’alto. 

 

 

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L’arma migliore per combattere il precariato è la solidarietà. Essa una volta c’era e c’è da chiedersi: Chi l’ha levata? Avevamo un patrimonio di solidarietà, specie tra i contadini, come quando si effettuava lo scambio di lavoro. Anche questa è solidarietà. Purtroppo sindacati e partiti hanno cercato sempre di frammentarci.

Il principio della solidarietà è fondamentale. Tutto si potrà risolvere se il cittadino, considerato come persona, fa partire da se stesso qualsiasi iniziativa di progresso intende portare avanti. Un ragionamento fra persone serie porta sempre ad un progresso, così come tutte le iniziative che partono dal basso.

 

 

 

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Da questa situazione non si esce con il metodo parlamentare della rappresentanza  ma con quello della solidarietà, la fraternità ed il collettivismo. Le ingiustizie si combattono facendo ricorso a questi  sentimenti e non all’applicazione delle leggi, che non sono rispettate più da nessuno, a cominciare dalle classi dirigenti. Per cui, facendo un esempio, se in un posto di lavoro di 10 lavoratori, uno viene licenziato per scadenza del contratto a termine gli altri 9 devono riassumerlo e farlo continuare a lavorare. Il padrone protesta logicamente. Tutti e dieci si oppongono ed occupano il posto di lavoro. Si apre un “braccio di ferro” tra padrone e lavoratori. In questo modo si possono perdere varie battaglie ma si vincerà sicuramente la guerra contro lo sfruttamento perché i lavoratori sono molto di più dei padroni. Non si protesta contro il padrone per rabbia o per odio personale o per ammazzarlo, ma per sostituirlo con l’autogestione nella conduzione del luogo di lavoro. Il padrone è una figura economica-sociale-politica di cui si può fare a meno. Questo purtroppo la maggioranza dei lavoratori non l’ha ancora capito ed è il vero motivo per cui la molla della solidarietà tra di loro molte volte non scatta. E’ compito delle avanguardie farla scattare dove è possibile e dare l’esempio in modo da educare il resto della popolazione. Questo è il ruolo e la responsabilità dell’avanguardia.      

 

 

                                                                                              Il  Sale

 

 

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I Sindacati e il Governo



In una nota del 20dicembre avevo lanciato la idea di promuovore un Governo tecnico dei Sindacati in sostituzione del Governo tecnico dei capitalisti. Questa proposta puó sembrare senza base reale. Peró qual’é la base reale del GovernoMonti? Il suo non é un governo formalmente legittimo ma é un governo imposto dalla Corte europea rappresentante degli interessi dei grandi capitalisti. Esso é direttamente un governo di classe, della classe capitalista. Non si nasconde nemmeno sotto la finzione di elezioni democratiche. Nominato direttamente dalle banche. (Lasciamo stare per un momento Napolitano e tutta la messinscena della nomina a senatore e poi l’incarico a formare un “governotecnico”). Si tratta di  un governo cosí sfacciato che dichiara apertamente che una situazione di crisi traumatica puó finalmente creare le condizioni per fare accettare alle masse un corso nuovo nell’economia: concetto espresso quasi testualmente da Fornero. Evidentemente anche lei si é nutrita da NaomiKlein, solo che invece di denunciare la schokdoctrine cerca di applicarla.  Le misure che ha giá preso e che prenderá questo governo sono quelle di trasferire in maniera diretta o indiretta una parte del reddito dei lavoratori nelle casse dei grandi capitalisti-finanzisti: una redistribuzione del reddito dai piú poveri verso i piú ricchi. Finora questo governo non ha nemici. Al massimo gli si rivolgono suppliche, suggerimenti, incoraggiamenti. Una grande nube di illusioni copre il Paese. Se questo é un governo apertamente della classe capitalista, l’unica classe che gli si puó opporre é quella dei lavoratori, ovvero dei suoi antagonisti. Ma i lavoratori in Italia, e ormai quasi dappertutto, non hanno un proprio partito. Cosa fare? I Sindacati sono organizzati secondo una struttura burocratica centralistica non dissimile a quella della Chiesa cristiana.  Ma di cosa vivono? Da dove prendono la ragione della propria esistenza? Queste sono questioni che bisogna affrontare non un punto di vista statico - loro sono cosí e basta - ma da un punto di vista attivo, dinamico. Proprio nel momento in cui gli attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori (comprendendo in questo termine anche gli studenti, i pensionati, le donne e gli uomini senza lavoro, e naturalmente gli immigrati) diventano piú diretti, questi tendono a difendersi e i Sindacati devono intervenire per difendere la propria base di esistenza. Magari per poi svendere eventuali conquiste. Ma non hanno altra scelta che atteggiarsi a difensori dei lavoratori. Ora se si trattasse di un intervento solo verbale da parte della burocrazia sindacale, la base troverebbe altri mezzi per esprimersi. Non a caso Camusso evoca possibili “scontri sociali”. Ovvero, mette in guardia il capitalismo: alla nostra capacitá di controllo della massa c’é un limite! La risposta corretta al “Governo tecnico dei capitalisti” sarebbe quella di un “Governo dei lavoratori” con delegati eletti e revocabili dai lavoratori delle fabbriche e dei campi, degli studenti, della popolazione dei quartieri.  Ma questi organismi ancora non esistono. Peró potrebbero prodursi come risultato dello scontro sociale. Nel frattempo é necessario non dare tregua a Monti, non credergli, non dargli il vantaggio di colpire per primo, di darsi una forma di rappresentante legittimo. Contestare direttamente il governo. Se i capitalisti hanno messo al governo i banchieri, i lavoratori rivendicano invece un governo dei propri organismi, che al  momento sono solo i Sindacati. Si tratta di una proposta  che ha lo scopo di essere prima di tutto un momento di presa di coscienza della propria posizione: loro sono lí e noi siamo quí. Ma che puó avere una azione di stimolo alla discussione a pensare reali alternative di lotta. Perché i Sindacati di fronte alla necessitá di far fronte alla mobilitazione e alla rabbia delle masse, indirranno scioperi, faranno dei raduni, senza con questo scalfire la politica del governo. La proposta di sostituire questo governo con un Governo dei Sindacati puó servire a promuovere la presa in esame di quale alternativa, anche formale, si potrá imporre quando la massa ne avrá la capacitá. Il fatto é che bisogna uscire dall’impasse. Ormai c’é un solo protagonista a occupare la scena e che ha una piece da rappresentare. Per farlo scendere dal podio é necessario un altro protagonista e con un altro programma. Siamo in una fase di transizione e anche i Sindacati sono in questo processo. In vari Paesi i Sindacati stanno andando incontro a un processo di rotture, ristrutturazioni, democratizzazione. Non c’é ragione per escludere che un processo del genere non avverrá anche in Italia. Le mobilitazioni del 1967-68 fecero sorgere  i Consigli di fabbrica, all’epoca esempio mondiale, I tempi certamente sono cambiati, ma le classi sono rimaste: capitalisti contro lavoratori


NicolaiCaiazza

 

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Monopolismo, crisi generale e fascismo

di Erman Dovis, Comitato Centrale PdCI, Federazione di Teramo

( tratto dal periodico di cultura politica Marx 21 )

 

La strage neonazista di Oslo e quelle recenti di Liegi e Firenze non sono frutto della follia del singolo,e neppure azioni isolate di qualche nostalgico falangista. Esse devono essere inserite in un ampio quadro d'analisi concreto e dialettico,e sono indubbiamente uno tra gli effetti devastanti della gravissima crisi economica scatenata dal monopolismo internazionale,che da un lato accumula illegalmente milioni e milioni di dollari,dall'altro genera scenari di aperto fascismo attraverso autoritarismo,licenziamenti di massa,genocidi criminali,guerre. La caratteristica dei gruppi monopolistici infatti,non è solamente quella di avere l'appoggio del governo borghese e delle leggi che esso emana,ma di prendere il potere fisicamente nelle proprie mani,facendo dello stato uno strumento di dominio assoluto per raggiungere profitti sempre maggiori. La corretta definizione data dal XIII Plenum dell'Internazionale Comunista,stabilisce che il fascismo è "l'aperta dittatura terroristica degli elementi più reazionari,più sciovinisti ed imperialisti del capitale finanziario." Ciò non significa però che esso si manifesti necessariamente allo stesso modo nel corso delle epoche e dei contesti storici e di classe. Con il crack finanziario del 1873,sorsero in Inghilterra le prime concentrazioni monopolistiche nel settore carbonifero e minerario,determinando le prime esportazioni di capitale. Francia,Regno Unito,Germania si lanciarono in spietate scorribande coloniali in Africa,Asia,Pacifico. La repressione interna fu la risposta alla disoccupazione,ed alla miseria,come descrisse magistralmente Jack London nel suo celebre scritto "Il Popolo degli Abissi".


Negli Stati Uniti d'America i nascenti monopoli presero in mano il paese attraverso speculazioni e corruzione: Jay Gould spese un milione di dollari per corrompere il Parlamento di New York affinchè legalizzasse l'emissione di titoli annacquati,Thomas Edison pago' mille dollari per ogni politico del New Jersey in cambio di leggi favorevoli. le compagnie ferroviarie erano in mano a sei societa',di cui quattro di proprietà della Morgan e due dei banchieri Kuhn,Loeb and Company,che grazie alla corruzione sistematica ottenero dallo stato milioni di ettari di terra senza vincoli,e sempre ricorrendo alle bustarelle impedirono ogni indagine ai membri del Congresso. John Rockefeller fondo' la Standard Oil Company,e stipulò accordi segreti con alcune compagnie ferroviarie,affidando loro il trasporto del proprio petrolio con forti sconti sulla tariffe,e facendo fallire tutte le ditte concorrenti. Andrew Carnegie,agente di borsa a Wall Street,costrui' un acciaieria da un milione di dollari che poi rivendette a J.P.Morgan,il quale riunendo insieme varie aziende fondo' la US STEEL CORPORATION:il magnate costrinse il Congresso ad approvare dazi per tagliare fuori l'acciaio straniero,mantenne in questo modo molto elevato il prezzo della merce alla tonnellata(28 dollari) facendo lavorare duecentomila uomini per 12 ore al giorno con salari neppure sufficienti alla sussistenza famigliare. Si soffocava la concorrenza,si mantenevano prezzi alti e salari da fame sfruttando i sussidi statali. Questa orgia criminale di manipolazioni finanziarie ed arricchimenti illegali produsse la più grave crisi economica del paese,che getto' nella disperazione milioni di cittadini:nel 1893. Seicentoquarantacinque banche fallirono e sedicimila aziende chiusero i battenti,i disoccupati furono più di tre milioni,nessuno Stato votò programmi di assistenza,ed ondate di scioperi si abbatterono sulla nazione,il piu' drammatico dei quali fu quello della Pullman Company,che si risolse con l'intervento dell'esercito federale che represse i moti popolari uccidendo tredici persone. A questa fascistizzazione della società fece contemporaneamente seguito una politica di aggressione coloniale,perchè,come disse il senatore Beveridge "..le industrie americane producono più di quel che gli americani possono consumare,quindi il commercio mondiale deve essere nostro. Sara' nostro."


Le Hawaii furono occupate nel 1893,Cuba nel 1898,le Filippine nel 1901,ed i criminali massacri compiuti vennero denunciati con forza dallo scrittore Mark Twain. La spirale delle contraddizioni,sempre piu' aspre, si risolse con la mattanza devastante della prima guerra mondiale,autentica manna per gli stati che dovevano far fronte ad un vasto movimento di protesta operaio. Dall'altro lato però,grazie all'opera straordinaria di Lenin e dei comunisti,si produsse l'evento più importante della storia moderna:la Rivoluzione d'Ottobre e la nascita dell'Unione Sovietica,primo stato operaio della storia,che cambiera' le sorti del genere umano. In Italia,dopo le prime "reazioni" crispine, le avventure in Abissinia e la grande guerra, l'avanzata della classe operaia espressasi nel Partito Socialista intorno al gruppo di Torino dell'Ordine Nuovo produrrà anni di profonde lotte di classe e la nascita del Partito Comunista d'Italia. Le oligarchie stabilirono quindi di fare del fascismo un prodotto organico del capitalismo. Attraverso l'aperta dittatura ed il corporativismo,i fascisti repressero con forza le organizzazioni operaie prima,poi quelle democratiche,fino alla piccola e media borghesia e via via tutto il resto. Ogni singolo aspetto della vita del paese era oggetto del controllo asfissiante degli interessi dei monopolisti come Fiat e Pirelli,che decidevano della distribuzione delle materie prime nel paese,del bilancio statale,della produzione e del lavoro. I grandi magnati dell'industria e della finanza,i loro diretti rappresentanti vennero inseriti negli organi dello stato.112 senatori e 125 deputati,e numerosi membri del direttorio del partito fascista ricoprivano importanti ruoli operativi nelle più note società italiane. Dittature come quella italiana furono installate in buona parte d'Europa:Spagna,Germania,Bulgaria,Romania,Polonia,Ungheria,mentre le contraddizioni sempre più violente tra gli imperialismi e tra i capitalismi,la grande depressione ma anche la voglia di eliminare una volta per tutte il comunismo porto' alla seconda guerra mondiale. La belva nazifascista venne sconfitta grazie al grande sacrificio

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dell'Armata Rossa,del popolo sovietico e dalla forte e diffusa resistenza partigiana. Sulla scia di questa impresa si formarono nuovi stati socialisti in Europa,si svilupparono guerre di liberazioni popolari ,si affermo' una generale e consapevole coscienza antifascista. La straordinaria vittoria dell'esercito popolare guidato dal Pcc di Mao Tse Tung in Cina,sembro' orientare definitivamente buona parte del mondo in un'ottica di democrazia,pace e progresso. Tuttavia la Restaurazione borghese era stata si sconfitta ma non schiacciata,e si riorganizzò,questa volta legandosi all'imperialismo americano,uscito rafforzatissimo dal secondo conflitto mondiale. La strategia venne impostata sul doppio binario: da una parte si alimentarono frizioni,divisioni,tendenze isolatrici all'interno del vasto movimento comunista internazionale,mettendo gli stati socialisti uno contro l'altro. Si procedette in questa maniera anche all'interno dei partiti comunisti occidentali,per depotenziarne la forza, depistarli e renderli sempre fragili. Dall'altra si trattava di avanzare a tutti i costi sullo scacchiere strategico internazionale,conquistando nuove posizioni,instaurando dittature terroristiche e coloniali,e reprimendo le legittime ambizioni democratiche dei popoli. La Corea del Sud divenne un protettorato yankee,con un ridicolo fantoccio messo al potere,che instaurò, per conto delle multinazionali,una dittatura terroristica. Il Vietnam fu vittima di aggressioni imperialiste di ogni sorta,il governo Iraniano di Mossadeq,colpevole di aver nazionalizzato il petrolio,venne abbattuto da un astuto complotto della Cia,e le ricchezze nazionali consegnate alle compagnie petrolifere americane. In America Latina,il governo nazionalista riformista di Arbenz,eletto con una schiacciante maggioranza,decise di procedere ad una riforma agraria che intaccò gli interessi del potente gruppo monopolista della UNITED FRUIT(che ancora oggi possiede in questo paese migliaia di ettari di terreno).il legittimo governo fu abbattuto con un colpo di stato militare,e venne avviata una spietata dittatura fascista per conto delle multinazionali e dei proprietari terrieri,che aboli' tutte le riforme democratiche scatenando una terribile repressione popolare. Dal Nicaragua di Somoza al Cile di Pinochet,dallo Zaire di Mobutu al Perù di Fujimori,dall'Indonesia di Suharto all'Argentina dei militari,l'imperialismo persegue ferocemente i suoi sanguinari obbiettivi di dominio,in una corsa a tappe che non concede soste nel suo criminale procedere. Sul piano interno,da un lato vengono fatte concessioni riformiste,alimentando illusioni elettoralistiche,dall'altro si fa ricorso ad un continuo uso della violenza stragista,partendo da Portella della Ginestra nel 1947,passando per Reggio Emilia,Piazza Fontana,Piazzale della Loggia,il treno Italicus,la strage di Bologna fino ai giorni nostri. Una ininterrotta scia di violenza combinata con una buona dose di illusioni,e qualche concessione,determinano un certo distacco da un concreto approccio antifascista ,annacquando sempre più la coscienza di classe in favore di una non precisata coscienza di massa,e permisero il sorgere di nuove potenti concentrazioni monopolistiche. La nuova grande crisi economica,iniziata nel 1969 con il fallimento in Usa di 14000 aziende assorbite dalle multinazionali,fa entrare il progetto di restaurazione in una fase cruciale:si pianifica la sistematica distruzione delle forze produttive,iniziano le prime delocalizzazioni e destrutturazioni che permettono la disarticolazione e la disgregazione fisica della classe operaia. La fabbrica è scomposta e con essa l'omogeneità di pensiero dei lavoratori. La divisione diverrà la triste e costante realtà che ancora oggi persiste nella sua drammatica attualità. Iniziano inoltre politiche di austerità,di collaborazionismo,di credito a favore delle imprese e di moderazione salariale. Dagli Stati uniti giungerà,ben custodito in una comoda valigetta,un documento denominato "Piano di Rinascita Democratica",autentico manifesto politico programmatico della Restaurazione monopolista per l'abbattimento della Costituzione democratica antifascista e l'instaurazione di un moderno fascismo. Il progetto troverà suo definitivo compimento e forma a partire dal 1994,anno in cui si verifica l'autentico golpe di questo paese:il magnate gellista Berlusconi diviene capo del governo,in alleanza con i fascisti che ritornano al potere. Riemergono nella sostanza i foschi venti reazionari del ventennio. I diversi fattori storici infatti non possono che modificare l'esterno delle cose,la forma,ma il fondamento resta uguale,perchè è dato dai rapporti di classe,che sono gli stessi di allora. Oggi occorre affrontare il problema del fascismo in un'ottica economica mondiale, perchè le nazioni e le loro economie non sono più entità autosufficienti,ed il dominio del monopolismo e della finanza di Wall Street è divenuto assoluto. Abbattuta l'Unione Sovietica e le democrazie socialiste europee,abbattute le poderose organizzazioni operaie ed i partiti comunisti,(grazie anche al revisionismo,è bene affermarlo con forza)in una fase attuale segnata da un acutizzarsi della gravissima crisi economica scatenataci contro il fascismo ha ormai abbandonato ogni remora e parvenza di mediazione politica,per diventare emanazione chiara e netta del monopolismo finanziario e speculatore,che rastrella illegalmente ed impunemente ogni sorta di ricchezza spingendo verso il baratro le masse popolari,la borghesia stessa,l'intera umanità. In particolar modo i popoli del sud del mondo sono colpiti in pieno dalla violenta sopraffazione da parte del pugno di oligarchi che possiede il pianeta,e di cui l'imperialismo Yankee e la Nato sono fedeli servitori e bracci armati .La violenta repressione in Yemen,Bahrein,Palestina e la criminale aggressione all'Iraq,Afghanistan,Libia sono solo alcuni dei piu' recenti esempi a riguardo,che mostrano l'efferatezza,la spregiudicatezza ma anche il cinismo di questo fascismo terrorista,presentato mediaticamente come un nuovo sistema di valori,capace di farla finita con questi "politici e con questa casta",e contro la minaccia dell'invasione islamica. E' necessario dunque analizzare questo fenomeno in una lettura organica e storica delle questioni anzichè limitarsi a guardare un aspetto esterno ed isolato delle situazione. Di fronte a questo scempio,la sola forza che potrà salvare l'umanità è la classe operaia,che non starà a guadare. Darà certamente una risposta,come la diede quarant'anni fa occupando le fabbriche, presentendo la forte ondata di restaurazione che si stava abbattendo sulla società. Oggi deve però vincere una debolezza data dalla divisione politica dei comunisti. Gli eventi precipitano,la lotta di classe galoppa con una foga impressionante,la contraddizione principale ed ormai evidente è tra la borghesia monopolista e il proletariato. La stessa classe media è spinta sulla via della proletarizzazione. Nostro dovere è capire cosa accade per rispondere adeguatamente,con analisi concrete di classe,tenendo sempre alti i valori dell'antifascismo,della pace,del comunismo.

 

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Casa Pound getta la maschera

Il doppio volto dell’organizzazione neo nazista

 

Luciano Martocchia

 

Se ce ne fosse ancora bisogno, CasaPound getta definitivamente la maschera. Dopo

essersi ammantata di “cultura” e di “socialità”, in varie occasioni, sia pure senza successo,

visto che nessuno ormai è disposto a cadere nella trappola, adesso l’esultanza per la

morte del magistrato Saviotti e l’esplicitazione della speranza che a questa morte ed

a quella di Bocca ne seguano altre, hanno un significato inequivocabile che va

addirittura al di là dei richiami al fascismo ed al peggior populismo, avvicinandosi

molto all’istigazione alla violenza.

Chi sono quelli di casa Pound ?

Spranga e computer. Solidarietà e blocco dell'immigrazione. Botte e dibattiti. Fascismo e antirazzismo. Giocano sulle contraddizioni, puntano allo spaesamento di quanti auspicano la chiusura delle loro sedi, e si sforzano in ogni modo di respingere le etichette. Salvo poi essere i primi a presentarsi, con orgoglio, come i "fascisti del terzo millennio".

Coloro che hanno prodotto militanti come  Gianluca Casseri, Classe 1961, l’uomo che a Firenze ha ucciso almeno due senegalesi ferendone gravemente un altro, era un militante di Casa Pound molto conosciuto negli ambienti del radicalismo neonazista italiano. Di lui sono rimaste molte tracce in rete, a partire dai  saggi esoterici e neopagani dove rivalutava i  Protocolli dei Savi di Sion, il famigerato libello antisemita degli inizi del secolo, e favoleggiava sulle origini celtiche e precristiane della vecchia Europa.  Più che un militante di piazza o uno squadrista, con il volto rotondo e bonario, Casseri era ritenuto nell’ambiente un lupo solitario, un intellettuale ideologo della supremazia della razza, un  conoscitore dei movimenti neofascisti che dedicava il suo tempo allo studio dei suoi miti fondativi.

A settembre viene diffusa una versione aggiornata del programma politico, suddiviso in 18 punti (in cui si parla, tra le altre cose, di stop all'immigrazione, reintroduzione della leva obbligatoria e depenalizzazione dei reati ideologici e associativi). "Vogliamo un'Italia sociale e nazionale, secondo la visione risorgimentale, mazziniana, corridoniana, futurista, dannunziana, gentiliana, pavoliniana e mussoliniana", scrivono sul loro sito.


Intanto, possono vantare otto consiglieri comunali eletti: tre in Toscana, tre nel Lazio, uno in Abruzzo  (Davide Pasquale è stato eletto consigliere comunale a Prezza - L’Aquila) e uno in Puglia. Buoni i rapporti col sindaco di Roma, che ha patrocinato anche un loro convegno. A Milano e Napoli, recentemente, CasaPound ha dovuto fare i conti con l'opposizione delle comunità ebraiche locali, che si sono espresse contro due iniziative firmate dall'associazione di promozione sociale.

Vedrà la magistratura se esistono estremi di reato. Deve contare  il brutto  fatto politico,

che dobbiamo denunciare  come un episodio di inaudita ed inaccettabile gravità. Adesso, chi ha tollerato CasaPound, chi le ha concesso locali e sedi e ne ha favorito l’ascesa e lo

sviluppo, ha solo la scelta fra una dissociazione aperta e definitiva oppure l’accettazione

che diventi esplicita e pacifica la connivenza con un gruppo di questo tipo, davvero

incompatibile col nostro sistema costituzionale e civile. Mussolini ed Hitler sono andati al potere perché la società civile aveva sottovalutato i loro programmi

Quanto a coloro che hanno creduto, in buona fede, nella favoletta dell’innocenza,

delle inclinazioni culturali e sociali di CasaPound, è davvero tempo che aprano gli

occhi, si ricredano e prendano atto di una realtà che ora è divenuta addirittura

agghiacciante.

 

 

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“ Dovete cambiare nome “. Mary de Rachewiltz,  figlia del grande poeta americano  Ezra Pound , già nel 2010, quando le vicende del movimento erano spesso riprese dai giornali, non aveva gradito questo accostamento con il nome del padre , pur se noto per le  notorie simpatie antisemite e fasciste,  ora è intenzionata ad andare oltre. Superare il confine della parola e intraprendere le vie legali. È decisa a far cambiare nome a Casapound. La decisione è arrivata proprio dopo gli omicidi dei senegalesi  a Firenze. «Ho studiato in quella città e sapere che qualcuno abbia compiuto un gesto del genere fa ancora più male», spiega al Guardian.  È stata l'ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. In altre parole: “Un'organizzazione politica compromessa come questa non ha nulla a che fare con il nome Pound “.

E’ ora di finirla che i leader del movimento vengono persino invitati in capitali europee a parlare della loro associazione. 
Casa Pound è camaleontica, si mimetizza  in miriade di attività finte buoniste.  Si lancia un servizio di doposcuola, per i bambini. Sul fronte solidaristico, si punta sulla "Salamandra", l'associazione di protezione civile, con squadre operative, munite di una divisa, in varie regioni italiane (anche se, ad oggi, non risulta ancora registrata ufficialmente presso gli elenchi locali o nazionali della Protezione civile). Nasce anche una onlus, Solidarité - Identités, che dà vita a missioni di solidarietà e a progetti di aiuto in Birmania, per le minoranze serbe del Kosovo, per gli orfani del Kenya. Nello sport, viene creata la Fiumana Rugby, che si affianca a "Sette punto uno", il gruppo motociclistico.

Ma al di là della solidarietà, c'è anche un'anima rabbiosa e violenta - sempre taciuta e negata, a livello ufficiale  -  e che affiora in maniera più o meno esplicita. E non solo nelle parole dei militanti, sui social network, o sul forum "Viva Mafarka", punto di ritrovo non ufficiale dell'associazione. Anche nelle azioni concrete, come dimostrano alcuni fatti di cronaca. Nel 2006, ad esempio, i carabinieri di Civitavecchia hanno perquisito la sede romana di CasaPound, nell'ambito delle indagini su una rapina in banca. Due degli arrestati, armati di mitraglietta e pistola, frequentavano assiduamente l'associazione di estrema destra.

Nel gennaio 2008, un giovane di sinistra è vittima di un pestaggio nella stazione Termini da parte di cinque, sei persone: in alcuni riconosce alcuni militanti di CasaPound e della Fiamma. Dieci mesi dopo si registra uno dei casi che, ancora oggi, fa discutere: durante le proteste contro la riforma Gelmini, i giovani del Blocco Studentesco, armati di cinghie, furono protagonisti di alcuni
scontri fra studenti a piazza Navona . La polizia indagò sia ragazzi di sinistra  (?!) che militanti del Blocco.
Nel 2009, un militante, tal  Iannone, secondo quanto riferiscono le cronache locali, viene condannato a quattro anni in primo grado per lesioni e favoreggiamento, per un'aggressione ai danni di un carabiniere, durante una rissa scoppiata a Predappio (dove si era recato per la guardia d'onore alla tomba del duce). Il loro sistema di reclutamento è sofisticato e basato sull’odio popolare verso certe istituzioni ritenute odiose come Equitalia  e CasaPound si fa portavoce deegli arrabbiati e proliferano banchetti di raccolta firme contro l’Ente di riscossione.

Per il resto, bisogna  essere fermi  che la Costituzione  ( XII disposizione transitoria-finale) venga fatta rispettare dalle autorità pubbliche e vengano finalmente applicate le leggi che vietano ogni forma di incitamento all’odio e alla violenza, così come ogni tipo di apologia del fascismo e di ciò che esso ha tristemente rappresentato. E’ necessario che i partiti democratici e soprattutto la Sinistra  vigilino  e denuncino alla Magistratura ogni- anche piccola- violazione della Costituzione ed incitamento all’odio razziale.

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I COBAS SULLA QUESTIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO IN ABRUZZO

Abbiamo atteso il pronunciamento pubblico dei vari soggetti interessati alla questione “trasporto pubblico locale” in Abruzzo , per poter avere la possibilità di esprimere il nostro parere in modo chiaro e articolato.

Individuiamo alcune questioni di fondo:

1) IL TPL in Abruzzo deve tenere necessariamente conto dell’articolazione territoriale regionale, che alterna zone ad alta intensità di traffico passeggeri con zone scarsamente popolate ma che, Ça vas sens dire, hanno diritto ad usufruire di un servizio pubblico degno di tale nome, per non accentuare il rischio di isolamento degli abitanti e la progressiva marginalizzazione economica di tali zone., già pesantemente penalizzate da tagli alle strutture scolastiche e recentemente anche del servizio postale.

2) Non è più possibile far pesare sulle casse regionali tre “gestori” pubblici di TPL con relativi costi di gestione (CdA, burocrazia ad essi correlate, sovrapposizioni di servizi ecc..) perché non ce lo possiamo permettere , ma anche perché ciò impedisce una “ razionalizzazione del servizio di TPL” . A tal proposito riteniamo “provocatoria” l’affermazione ,recentemente fatta dal presidente ARPA, secondo cui “ Fondere due gestori significa licenziare”. Oltre che peregrina essa è offensiva dell’intelligenza dei lavoratori ARPA e della cittadinanza abruzzese. Un processo di razionalizzazione infatti , è un insieme di misure atte a “….meglio utilizzare le risorse umane a disposizione alfine di migliorare il servizio ”. Se l’avvocato Cirulli non si sente più in grado di assolvere tale compito o lo ritiene una “impossible mission” alle condizioni date, può lasciare il suo incarico. Così facendo inizierà a favorire quel processo di fusione delle aziende regionali di TPL , che giustamente l’assise regionale, pur se in modo parziale e per noi ancora insufficiente, ha cominciato ad indicare con la legge di accorpamento approvata il 31 Dicembre. Perché una cosa va detta: se sacrifici devono esserci, questi devono cominciare dalle dirigenze delle varie aziende di TPL. Noi riteniamo infatti che debbano essere “tagliati “ i CdA delle varie aziende (GTM,SANGRITANA,ARPA), che i loro stipendi debbano essere drasticamente ridotti, che la cosa migliore sia avere un amministratore unico, affiancato da direttori di settore , molto competenti nelle materie specifiche e quindi da scegliersi non per “affidabilità politica”, ma per competenza specifica. Certo questo non è sufficiente, ma è un passo necessario. I vari direttori/dirigenti se ne facciano una ragione o cambino mestiere! La via dell’aumento dei biglietti non è la via che noi accettiamo.

3) Abbiamo detto sopra che la legge regionale approvata sulla fusione ARPA+GTM+SERVIZIO SU GOMMA DELLA SANGRITANA la giudichiamo in modo positivo,..ma non sufficiente. Ha ragione infatti il sig. DI Cicco dell’osservatorio sui trasporti, che intervenendo qualche giorno fè su un giornale locale affermava la necessità di raccordare il trasporto su gomma con quello su ferro. Non ci può essere infatti concorrenza tra i due tipi di vettori, bensì profonda integrazione. Occorre cioè costruire un sistema trasportistico regionale e per ciò che riguarda soprattutto il ferro sovraregionale, viste le banditesche scelte del signor Moretti (Trenitalia), per superare in positivo l’apparente isolamento in cui l’Abruzzo (ma ora anche le Marche) si sono venute a trovare. Ci piace immaginare degli “assi ferroviari” nord-sud ed est-ovest, che riconnettano L’Aquila Rieti, Avezzano Sulmona, l’Alto Sangro , Pescara, Vasto, Teramo e perché no , San Benedetto del Tronto; interconnessi con il TPL su gomma. Un tale piano può essere realizzato solo e solamente se si ha a che fare con una UNICA AZIENDA DI TRASPORTO INTEGRATA. Non ci possono cioè essere “vettori concorrenti” , con servizi differenti ,che rispondano ad una logica aziendale propria e

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separata l’una dall’altra. In questo modo tutte e due le aziende sarebbero a rischio di essere “ comprate”

da multinazionali del trasporto, che inevitabilmente sfrutterebbero le linee ad alta intensità di passeggeri e getterebbero alle ortiche quelle a bassa intensità di traffico passeggeri.

4) Che fine farebbe la Sangritana con il suo ferro? Risposta tanto semplice quanto elementare:

si fonde nella azienda unica regionale, svolge due servizi :1) servizio metropolitano nell’area Francavilla –Silvi e Chieti –Pescara (citiamo solo a titolo di esempio per chiarire cosa intendiamo per servizio metropolitano, ma potremmo aggiungere L’area aquilana ed altre idee che abbiamo, ma per brevità di spazio non citiamo). 2) svolge il servizio di “ricucitura” dello strappo operato da Trenitalia tra Foggia (o Bari) e Bologna (o Milano- Venezia?). Trenitalia nega la stazione di Bologna Centrale? Noi rispondiamo : Moretti non è il padrone di Trenitalia e può sempre essere rimosso per palese incapacità. Ma noi, da sindacato conflittuale quale siamo, siamo disposti a proclamare scioperi a ripetizione ed a portare a Bologna centrale la gente per protestare contro un tale sopruso e se necessario, ad occupare i binari della stazione centrale di Bologna, ma….. con noi vogliamo L’Assessore regionale ai Trasporti Avvocato Morra, Il presidente della Giunta regionale ,Mister Chiodi e possibilmente il Consiglio regionale. Se ci credono nel trasporto pubblico , devono pur dimostrarlo!

Questi sono i motivi per cui stiamo continuando a raccogliere le firme sulla nostra petizione per una azienda unica regionale del TPL. I cittadini infatti non possono essere esclusi dalla questione e non è neanche giusto che debba solo prendere atto delle decisioni (siano esse tecniche o politiche), perché si può mettere su una azienda che funziona benissimo, ma se i cittadini optano per il mezzo privato abbiamo costruito un castello di sabbia! Qui’ sorge anche l’esigenza di “incentivare” l’uso del mezzo pubblico con abbonamenti e combinazioni di biglietti vantaggiosi per i viaggiatori, data per scontata la funzionalità del servizio, con la coerente intersezione degli orari dei vettori.

Questi sono i motivi per cui abbiamo deciso di proclamare PER IL 10 FEBBRAIO un primo sciopero del TPL in Abruzzo: i cittadini devono sapere, poter partecipare, perché a nostro avviso in questo modo vengono investiti della problematica per prendere coscienza ,che parlando di TPL si sta parlando delle potenzialità di sviluppo della nostra area geografica. Ricordiamo infatti ,che il referendum cosiddetto per “l’acqua pubblica” non riguardava solo la gestione idrica, bensì anche le attività locali a rilevanza economica, quindi anche il trasporto pubblico. Esso perciò può essere razionalizzato , ma non privatizzato. Gli scioperi ci servono per accendere i fari su questi temi, per far capire al popolo dell’acqua pubblica, che non sono soli ma che esiste una “convergenza oggettiva” tra le due rivendicazioni . I cobas intendono tentare di coinvolgere almeno le fasce interessate al trasporto pubblico ,perché è una questione di civiltà , ma anche di democrazia. Il governo Monti infatti si maschera dietro la “tecnicità” , ma sta operando scelte politiche pesantissime per la popolazione e questo noi non lo possiamo permettere. Se i sindacati concertativi hanno uno sguardo “da buco della chiave” , per cui trattano l e problematiche sociali ciascuna per sé ,senza mai trarne le conseguenze politco-sociali i , questo parametro non lo si può applicare ai Cobas. Se sarà necessario , arriveremo agli scioperi generali.

Pino Giampietro Confederazione Cobas

Ettore D’Incecco Confederazione cobas Abruzzo

Serrano Silvio Cobas Trasporti

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Sono tornati i servizi deviati

 

Tonino D’Orazio. 18 dicembre 2011

 

Tornano sigle  “rivoluzionarie” che solo i nostri servizi sono capaci di inventare con una fantasia dietrologica del secolo scorso. Di nuovo la paura dei comunisti, o di una nebulosa informale (senza forma) di pericolosi anarchici che intenderebbero mettere in discussione lo status attuale del migliore dei mondi possibili con le bombe, anzi con i petardi.

Due elementi mi fanno ricordare il recente passato. Ricordare bene è quasi prevedere.

A parte qualche cretino che ci ha creduto, risulta chiaro alla lunga che le stesse BR siano state pilotate dai nostri servizi segreti “deviati”, come se questa parola li assolvesse. Questi servizi assassini sono stati presenti in ogni omicidio di massa del popolo italiano, con stragi che qualcuno ha definito di “Stato”, visto che non si è mai trovato né colpevoli né mandanti, ma dove loro erano sempre presenti, soprattutto nel “depistare”, cioè nascondere, alzare il polverone, cancellare le prove e fare carriera per servizi resi altri fuggiti e mai estradati.

Stragi e tensioni sempre nei momenti più socialmente caldi e cruciali per lo stato sociale e per il movimento dei lavoratori e degli studenti in forte rivolta. Servizi (quando si dice fonema e concetto) ogni volta presenti, eccetto quando le cose si sono “calmate”, soprattutto dal 1992/93 in poi con una specie di “pace sociale” con l’accordo del luglio, sempre per salvare l’Italia dal disastro. Questa lunga inattività è, a mio avviso, la prova per difetto delle loro responsabili. Quando non serviva non c’erano più né loro né le BR. Scomparve anche il PCI. Da allora il movimento dei lavoratori accettò di pagare la crisi. E la paga ancora oggi, avendo perso da allora più del 100% del potere d’acquisto, tra indicizzazioni varie programmate e false, del suo stipendio, più altri 100% almeno con l’entrata in vigore dell’euro ad oggi. Adesso gli si chiede ancora di più. Se non c’è più coesione sociale, con i sindacati, tutti, sul piede di guerra, c’è rischio di turbolenza (dixit Napolitano).

 

Bisogna prevedere. La prevenzione è un elemento fondamentale della programmazione, si costruisce. Vale per la salute, vale per tutto. Vale per il marketing. Vale per il futuro, prossimo o a lunga distanza. A fianco allo stato di stress del terrorismo e della guerra, magari del terrore, innescato ad hoc nelle coscienze dall’inizio del secolo nuovo, definito come la paura (o meglio le paure)e messo in pratica anche da noi, c’è quello della programmazione del modo di pensare “adeguato” al sistema vincente del pensiero unico. “Non c’è alternativa”. Indignati, rivoltosi, disoccupati, precari, Fiom, mettetevi l’animo in pace con le buone o saremo costretti a stringere di più sulle libertà personali, e sappiamo come, con l’assenso democratico delle masse impaurite.

Per capire meglio, esiste un “lavaggio di cervello”, preventivo, con tutto il vasto arsenale dei megamedia. Si pensa ciò che si deve pensare. Mentre negli anni ’70 lo studioso canadese Harold Innis, considerava i mezzi di comunicazione come estensioni tecnologiche e sociali dei nostri sensi, oggi possiamo considerare l’inverso. Sappiamo che si può indurre e condizionare gli uomini ad assumere una data condotta senza che essi lo sappiano. Già li abbiamo resi da cittadini a consumatori. Perché non assuefarli a tutto ? Prevedere, programmare. Uno stato di cose per cui gli esseri umani sono persino convinti di vedere nascere i loro contegni e le loro scelte dal loro libero arbitrio, nella libertà concessa, come se

 

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fossero idee e scelte indipendenti e originali. Invece sono preformate e preconfezionate a monte, dalle agenzie che li secernono, di modo che il singolo possa costruire con esse solo il mondo possibile che la struttura sociale consente e rende possibile. Si tratta infatti di una riforma dell’intelletto soggettivo, di una ricostruzione della mente tesa a rieducare i modi di pensare, le forme pregresse di conoscenza, a suscitare un ulteriore progresso e processo cognitivo rispetto al passato su linee condivise, una migliore “comprensione” delle cose, un più affidabile apprendimento culturale dell’inamovibile esistente. Una maggiore paura indotta. Chi è contro è complottista e non capisce che il mondo è cambiato.

 

E poi c’è la guerra delle parole, mattoni della cultura, che non hanno più un significato originale. Vanno utilizzate e declinate a rovescio. Gli esempi sono numerosi. Le “riforme”, invocate e fatte invocare, che sono in realtà controriforme, massacro e macelleria sociale. La guerra per la pace. Sopruso e sterminio dei popoli diventano giustizia e difesa dei diritti umani se non protezione dei civili o guerra umanitaria. La violazione della Carta dell’Onu diventa difesa del diritto internazionale. La forza invece del diritto. La violazione della nostra Costituzione all’art. 11, diventa “corridoio di pace” per bombardare e guerra umanitaria, con il sostegno caloroso del garante della stessa che non si scompone per l’acquisto massiccio di bombardieri da offesa e non di caccia da difesa. Prevedere, programmare. L’occupazione militare e neocoloniale di rapina di un paese sovrano diventa liberazione e democrazia, salvo a rimanerci impantanati per decenni o a sostenere regimi militari autoctoni (vedi Egitto). La spoliazione diventa sviluppo economico. L’assassinio politico diventa intervento di polizia internazionale con alla chiave il wanted vivo o morto. Le allucinanti devastazioni diventano primavera araba e rivoluzione popolare, salvo poi a darle in mano a fanatici religiosi già storicamente perdenti (terroristi in potenza da bombardare dopo) o alle forze armate sempre di sinistra memoria. Il nostro cervello è già in fase di lavaggio concentrato, vista la poca indignazione in giro in occidente. Non abbiamo imparato nulla e sembra essere troppo tardi.

Aggiungiamo, a quella del futuro, la paura di rivolte sociali. Le persone si lasceranno spogliare fino al perizoma? Prendiamo prima, preveniamo. In Italia abbiamo una “buona prassi” sull’argomento e sull’azione repressiva, però allarghiamola all’Europa per essere più credibili, anzi ai francesi e ai tedeschi che si stanno comportando da miccia di rigurgiti nazionalistici, e anche all’ambasciata greca che hanno un popolo quasi in rivolta. Bandire l’idea di rivolta. Mandiamo noi i petardi nelle lettere anonime e le pallottole nelle buste. Alziamo il tono contro la violenza con la violenza preventiva, e ricompattiamo tutti democraticamente contro la violenza eventuale. La crisi è appena cominciata. Prevedere e organizzare prima è la chiave.

 

 

 

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Uno spettro s’aggira in Europa: la rivolta dei proletari

 

Il capitale internazionale ha individuato nella Germania il suo punto di forza e di riferimento, il bastione politico dietro cui si riparano gli interessi delle tecnocrazie e delle élite finanziarie mondiali. Se la Germania è l’interlocutore privilegiato del grande capitale all’interno dell’area dell’euro, la conseguenza è esattamente l’imposizione dall’alto di una linea politica di “germanizzazione” di tutti i Paesi che fanno parte dell’euro, perciò chi non si adegua agli “standard” richiesti dai vertici della BCE rischia di essere emarginato dall’euro, oppure di retrocedere in una “categoria” inferiore.

 

Per continuare a restare nell’euro si esige la condicio sine qua non di soddisfare subito il pagamento degli interessi sul debito pubblico e ridurre progressivamente tale debito fino alla solvibilità dei singoli Paesi. In nome di questo “totem” vengono sacrificate le conquiste che in passato l’Europa ha ottenuto in termini di progresso civile, diritti, democrazia e stato sociale, e si scatena l’ennesima offensiva capitalistica contro gli interessi della classe operaia, colpendo e tartassando puntualmente le masse proletarie.

 

I sacrifici imposti al popolo italiano dall’emissario della BCE, Mario Monti, al solo scopo di assicurare il pagamento degli interessi sul debito pubblico al grande capitale finanziario, possono garantire al massimo un breve periodo di ripresa dei titoli italiani.

 

Oltre il 97% di questi titoli sono incettati dalle banche che esigono pagamenti immediati, pena il tanto temuto default: sono gli usurai dell’economia globale, i signori del denaro e dell’alta finanza, i padroni delle grandi banche mondiali, a cui la BCE e le banche italiane sono consociate. Ecco a  chi  vanno i soldi estorti ai proletari italiani ed europei.

 

In questo contesto storico ha un peso enorme una variabile che è un elemento imponderabile anche per il grande capitale, ossia il punto oltre il quale rischia di venir meno e di esaurirsi la rassegnazione dei proletari, rendendo imprevedibile ed ingovernabile il corso della crisi. Il tenore di vita del proletariato europeo sta precipitando verso livelli di paurosa indigenza: solo in Italia sono 18 milioni le famiglie che versano in condizioni di pauperismo, ma negli altri Paesi che si trovano in bilico tra il permanere nell’area dell’euro e il default, la situazione risulta addirittura peggiore.

 

Le dimensioni sociali della disoccupazione raggiungono ormai cifre inquietanti, mentre il precariato è diventato uno status permanente per milioni di giovani in tutta Europa. Per i proletari indigenti non ha alcuna importanza la risalita degli indici di borsa: essi misurano la loro esistenza su ciò di cui hanno bisogno e di cui non riescono a privarsi.

 

Una prossima dichiarazione di insufficienza della bilancia dei pagamenti, con il relativo varo di nuove manovre estorsive che impongano ulteriori sacrifici alle masse popolari, potrebbe non incontrare più quello spirito di rassegnazione che si richiede ai proletari.

 

La repressione potrebbe non essere sufficiente, ma la preoccupazione principale del potere è che cominci a rompersi la catena dell’obbedienza al comando capitalistico.

 

Lucio Garofalo

 

 

 

 

 

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Il mio viaggio

è il mio ritorno e il mio bagaglio.

Il mio viaggio

inizia nel momento in cui mi fermo,

e attraverso gli occhi dei passanti

trovo la mappa della storia

che vado inventando.

 

Il mio viaggio

è la ruota che non si ferma

e trascina il suo carro

per i sentieri inerpicati delle montagne

per le valli bagnate dalle acque dei fiumi,

 

dei fiumi

che si vanno a gettare negli Oceani.

 

E sulle spiagge degli Oceani

vi incontrerò da bambini.

E allora imparerò a nuotare

sarà lì che imparerò ad amare

quando avrò imparato a lottare

senza ferri nè spade nè pistole.

 

E lotteremo per le strade

ritrovando i passanti di allora

con volti più giovani,

e si uniranno a noi.

 

A noi che lottiamo per le strade

a noi che danziamo per le strade.

 

E la nostra marcia

sarà una vivace capoeira

ballata tra i raggi del sole

 

 

 

 

 

mentre si vanno sciogliendo

al tramonto di una calda estate.

Le ombre dei nostri corpi danzanti

si staglieranno lunghe per le vie della città

e nessuno non potrà non vederci

nessuno non potrà non ascoltarci.

 

Non ascoltare noi che cantiamo

con le voci squillanti

come bambini appena usciti da scuola.

Non ascoltare noi che cantiamo

canzoni originali che raccontano di ognuno di voi.

 

E le nostre canzoni

saranno le loro emozioni

i nostri visi

i loro sorrisi

la nostra danza

la loro speranza.

 

E saremo alla fine un esercito,

un fiume rosso e caldo

che scorre impetuoso sotto la città,

riscaldando vicoli e strade,

virando il corso dei venti,

agitando l'umore delle donne

affacciate come sempre alle finestre

e le costringeremo a scendere per le strade

a cantare con noi

a danzare per voi.

 

Saremo, infine, un esercito

un esercito senza ferri nè armi

perchè saremo un esercito

di sognatori erranti


 

 

Ilaria Paluzzi

 

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PELLICCIA=CRUDELTA’ INCIVILTA’

 

 

TU CHE INDOSSI LA PELLICCIA, LO SAI COME SONO STATI  TRATTATI

E POI UCCISI GLI ANIMALI USATI PER CONFEZIONARLA?

 

TU CHE INDOSSI UN GIUBOTTO CON I  POLSI O IL COLLO DI PELLICCIA, LO SAI CHE SONO STATI TORTURATI E AMMAZZATI ANIMALI ANCHE PER QUESTO?

 

LO FARESTI AL TUO CANE E AL TUO GATTO O A QUELLO DEI TUOI AMICI? NO GIUSTAMENTE. E PERCHE’ AGLI ALTRI ANIMALI SI?

SE CREDI CHE SI TRATTI  DI “PELLICCIA FINTA”, SAPPI CHE INVECE NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI E VERA, E CHE NON TI PUOI FIDARE DELL’ETICHETTA PERCHE’  E’SPESSO POCO CHIARA  E NON SEMPRE VERITIERA.

 

 

 

NEGLI ALLEVAMENTI

 

Negli allevamenti gli animali sono costretti a vivere in gabbie piccolissime, impossibilitati a muoversi, a seguire i propri istinti e ad avere una vita sociale.

Per la disperazione si spezzano i denti mordendo la gabbia si feriscono da soli e diventano aggressivi con i compagni. Infine vengono uccisi: la scatola cranica viene loro fracassata, oppure vengono colpiti alla nuca da una bastonata, o vengono loro spezzate le vertebre cervicali torcendogli la testa.

Non mancano l’uccisione con il gas o per elettrocuzione, cioè per scariche elettriche inferte con elettrodi introdotti nella bocca o nell’ano.

 

 

 

IN NATURA

 

In natura vengono uccisi ogni anno decine di milioni di animali. Le trappole bloccano in una morsa d’acciaio una zampa dell’animale, che aspetta per ore e giorni il cacciatore che poi lo soffocherà lentamente, per non sciupare il suo pelo, premendo sul torace. I 2/3 degli animali vengono sopranominati “spazzatura”, trattandosi di animali non da pelliccia, o di animali domestici.

A volte per riuscire a liberarsi gli animali si staccano a morsi le zampe imprigionate tra i denti metallici della tagliola e scappano, morendo presto dissanguati.

Un esempio di crudeltà e vergogna e il modo in cui sono uccisi i cuccioli di foca: davanti alla loro mamma, vengono tramortiti con  un randello e scuoiati vivi da persone insensibili alle loro urla e pianti.

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SIGNORE IMPELLICCIATE CHE PORTATE A SPASSO IL CANE

 

Com’è possibile amare il proprio cane e non rendersi conto che per quella pelliccia sono stati uccisi decine di animali del tutto simili a lui? Per fare una pelliccia sono necessari : 30-40 agnelli, 16-20 castori; 20-30 gatti; 8-18 linci: 3-5 lupi; 40-50 martore; 30-50 visoni; 10-40 volpi; 10-12 cani;

 

 

 

COSA PUOI FARE TU

 

-Se sei una impellicciata, butta la pelliccia alle ortiche e invita le tue amiche a fare lo stesso!

-Se indossi un giaccone bordato di pelo ( cappuccio, polsi ), sappi che anche quelli sono animali ammazzati!

-Se non hai mai avuto una pelliccia e vuoi continuare così, induci altri a fare lo stesso diffondendo questo volantino e cogliendo ogni occasione per far riflettere le impellicciate!

Per saperne di più www.agireora.org. Volantino realizzato da AgireOra Edizioni

www.agireedizioni.org

 

 

-PARLANE CON I TUOI AMICI.

-DIFFONDI QUESTO VOLANTINO, PUOI RICHIEDERLO DAL SITO ww.agireoraedizioni.org

 

                                                                                                 

                  

 

                                                                                         Presentato da

                                                                                      Lorenza Pelagatti

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INDIGNADOS   ITALIA

 

             Noi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda. Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alc...uni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un'ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici... Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri ... Per il senso di impotenza del cittadino comune. Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue:

          * Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.

          * Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.            *        L'attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.

          * La democrazia parte dal popolo (demos = popolo, cràtos = potere) in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese.

          * L’ansia e l'accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo.

          * La volontà e lo scopo del sistema è l'accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.

          * Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.

          * È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro. Per tutto quanto sopra, io sono indignato. Credo di poterlo cambiare. Credo di poter aiutare. So che insieme possiamo. Esci con noi. È un tuo diritto. 

 

Scritto tratto dalla pagina Facebook “Indignati Italiani” e Presentato al giornale da Lucio

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

        

         2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”