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INDICE - IL SALE N.°12

IL TERZO TRAFORO DEL GRAN SASSO SAREBBE UN' OPERA INUTILE E DANNOSA

CANTO JAZZATO

L'ANGOLO DELLA POST@

" LA FINE DELLA LIBERTA ? "

IL TERZO TRAFORO DEL GRAN SASSO SI DEVE FARE OPPURE NO ?

UN' ALTRA VOCE " ALTRA "

UNA SOLA VOCE " PACE "

..."mutande di ghisa, terrorismi, integralismi"

CARO DIRETTORE

OCCUPAZIONE ???



IL 3° Traforo del Gran Sasso sarebbe un'opera inutile e dannosa!

Alcune grandi forze politiche ed economiche voglionoad ogni costo costruire una terza galleria e due
enormi saJoni all'interno del Gran Sasso per allargare i laboratori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
C'è da premettere che la costruzione dei due trafori e dei laboratori esistenti ha già causato la morte di tanti lavoratori, danni molto grandi alle falde idriche ed a tutto il territorio circostante. Inoltre
ciò che si sperimenta all'interno dei laboratori, con le dovute conseguenze per le persone e l'ambiente, non
è totalmente chiaro, anche se si dice il contrario.
Le autorità governative si preoccupano per la sicurezza dei dipendenti del Laboratorio. Questo è il
motivo principale per cui si vorrebbe costruire il 3° traforo.
Ciò è completamente falso perché esse si preoccupano soprattutto di fare profitto con gli esperimenti di
Laboratorio: per questo vogliono ampliarlo con due nuovi saloni. Inoltre d sono gli interessi delle ditte costruttrià in quanto si tratterebbe di una spesa di varie centinaia di miliardi. Naturalmente c'è da mangiare anche per l'apparato politico!
Se veramente si preoccupano della sicurezza dei dipendenti, il che è pienamente giusto viste le
condizioni di lavoro a rischio, perché non chiudere completamente il laboratorio? Chi viene prima
l'essere umano o il profitto? Per me viene prima la vita di una persona e poi tutto l'oro del mondo".
Di fronte a una proposta cosi drastica tanta gente rimane sbigottita perché dice che non si può bloccare la ricerca. In teorìa sono d'accordo ma in pratica
no.
Si può chiamare progresso scientifico la clonazione, il transgenico, il missile telecomandato, le farine animali che hanno causato il morbo della "mucca
pazza", ecc. ecc.? Con tutto il rispetto per quelli che vi credono io penso proprio di no. Il progresso tecnico è andato fin troppo avanti su una via
innecessaria e dannosa per la gente, con il solo benefìcio economico per i ricchi anche se a danno della loro stessa salute.
Penso che per il bene di tutti gli esseri umani si dovrebbe porre il problema di come riavvicinarci alla natura. Per questo motivo, nel momento attuale, la
chiusura dei Laboratori nel Gran Sasso non creerebbe nessun problema alla popolazione abruzzese, anzi sarebbe un pericolo in meno.

Però purtroppo questa è la società del profitto che è diretta da persone-mercé che faranno di tutto per imporre una simile opera.


"IMPATTO AMBIENTALE"


Si chiede da più parti una nuova verifica di "impatto ambientale" che potrebbe avere la realizzazione di una tale opera. Personalmente non ho fiducia nelle
Commissioni governative perché già si sono sbagliate nel passato ed in quanto le sospetto di mala fede
interessata.
Inoltre quale "impatto ambientale" ci sarebbe da verificare? Supponiamo che una simile opera non provocherebbe nessunissimo danno, cosa a cui non
credo, ciò sarebbe un motivo valido per farla? lo credo proprio di no.
Nel fiume Saline i pesci muoiono per scarsezza di acqua; il livello dell'acqua nella diga di Penne si è abbassato di parecchie dedne di centimetri; ci sono
tanti comuni in Abruzzo con l'acqua razionata; la vendita incosciente di acqua alla Puglia da parte della regione Abruzzo (non per solidarietà ma per
speculazione); una siccità spaventosa che ha fatto soffrire tutto il territorio per la mancanza quasi totale di pioggia da maggio ad ottobre (causando
danni molto grandi alla raccolta dell'ulivo).
Tutti questi non sono problemi da tenere in considerazione e da risolvere? Se a dò si aggiunge poi il fatto che tutti i fiumi abruzzesi sono inquinati (addirittura il Pescara è risultato il peggiore
d'Italia), ed è inquinata anche l'acqua del mare e l'aria dei grandi centri urbani, ne viene fuori un quadro regionale catastrofico.Non sarebbe meglio destinare i fondi del 3° Traforo a "disimpattare"(sì scherza... ) cioè a disinquinare e migliorare il territorio?
lo penso di sì e credo che una simile opera sia da rifiutare a priori.
Invece si insiste nel dire che bisogna dare la parola ai tecnici- specialisti e, in base a ciò che loro diranno, decidere di conseguenza. A parte il fatto che d sono già stati tanti esperti della materia che
hanno da-parere contrario, supponiamo che si formi una commissione governativa che formuli lo stesso parere contrario, che succederebbe? i gruppi economia e
politici interessati a una tale opera si
fermerebbero? Personalmente ho grossi dubbi.
Per cui la parola passa dagli specialisti alla lotta di classe.
Ci vuole una mobilitazione dal basso del popolo abruzzese, al di fuori e contro le istituzioni, naturalmente nel pieno rispetto di chi vi crede.
E' importante che la gente impari a risolvere da sé i propri problemi senza delegare gli altri che inevitabilmente la "fregano", di qualsiasi colore essi
siano. Anche perché i problemi degli Abruzzesi non cominciano né finiscono con il 3° Traforo.
Se questa battaglia si vincesse, come è da augurarsi, che succederebbe? Sarebbero finiti i motivi per cui lottare? Naturalmente no, visto che viviamo in un mare di ingiustizie, né tantomeno queste le possiamo affrontare una alla volta. E tutto un mondo che va in rovina e che ha bisogno di essere cambiato, a mio
avviso. Se la gente non capirà questo problema fondamentale e continuerà a pensare soltanto al proprio tornaconto, vuoi dire che non lotterà contro
la costruzione del 3° Traforo, né per rovesciare questo sistema sociale.
Ignazio Silone ne "La Scuola dei Dittatori" dice che "ogni popolo ha il Governo che si merita". Nel nostro caso vorrebbe dire che "il popolo abruzzese avrebbe il
3° Traforo che si merita", se non si mobilita.
lo non lo credo e, in ogni caso, sarebbe un'esperienza di autogestione, autorganiz-zazione, comunicazione tra
la gente che le darebbe maggiore fiducia in se stessa e, quindi, maggiore capacità di affrontare le decisioni irresponsabili ed incoscienti delle Istituzioni e del potere.

Antonio Mucci

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*

Canto Jazzato

(I)

Lacerante Esplosione, Temporale In Arrivo
Sui Tetti Uccelli Immobili
Pensiero Intersecato Nel Respiro Assonnato

Sorriso Del Budda Che Risponde

Quel Transessuale Ignoto - Allucinato - Sorvolatore
Essere Decluttito
Stelle Lontano Uno Sputo

Fortore L'orfizio - lo Senza Corpo

Rinchiudersi In Un Manicomio Con Vista Al Mare

(II)

Offendersi Come Un Bullo Idolatrato
Confabulare Seccamente Nella Quiete Domenicale
Sfondarsi La Scatola Cranica Argutamente


Oppio Per I Popoli - Poco Oppio Per Me

Trìgamo - Bigamo - Amante
Notte Fonda Pacificatrice

(III)

Venere Indiamantata

Filmati Sulla Porta

Steso Sulla Tavola Come Un Pesce

Sogno - Luce Nella Testa

Strilloni Nella Strada Si Inzuppano Nella Nebbia

Pistola Puntata Contro L'onesta

Mai Ripagata

DONATO DI DOMIZIO

L'angolo della post@


Un mese di ritardo non è male per il mancatoaggiornamento del sito web, ma abbiamo cercato di rimediare prima di arrivare a quota due. Prossimamente cercheremo di ritornare alla scadenza settimanale.
Naturalmente l'indirizzo è:www.comune.jesi.an.it/libertari.


Dal 7 al 9 dicembre presso il Palazzo dei Convegni di Jesi ci sarà la terza edizione di "Liberi libri", l'editoria libertaria e alternativa in mostra contro la guerra, organizzata dal Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri". L'appuntamento ha come obbiettivo quello di far conoscere il panorama ; dell'editorialistica politica e culturale poco conosciuto e riconosciuto nei canali della grande distribuzione e dell'editoria di mercato. I testi proposti rappresentano un pugno nello stomaco, un
dito nell.occhio, uno sberleffo o una denuncia di tipo sociale che, fino a qualche decennio fa potevano essere benissimo fra quelli che venivano messi al bando, oscurati dalla censura, se non addirittura
bruciati nei roghi di regime. E, se la verità non ha prezzo, purtroppo in una società dove tutto si regge sulle dannate leggi del mercato, il prezzo che paga chi vuole fare cultura e politica, e dire le troppe
verità taciute fuori dai canali ufficiali, è sempre troppo alto. Liberi-libri vuoi servire quindi a sostenere ogni sforzo che ; da un pò, di fiato alle
voci che escono dal coro, e che riesce anche a crearne di nuove.

Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri" - Jesi

Ciao Lino!!
Scusa se non mi sto facendo più sentire ma...che palle
la scuola: quest'anno mi occupa parecchio!!! Comunque è uscito il nuovo numero?
Quand'è che vi riunite? Fammi sapere! Tho già scritto alla vecchia e-mail ma visto che non m'hai risposto ho pensato che sia già in
disuso!! A proposito, quando pensi che sarà pronto il sito?
'Sti giorni sono spesso (forzatamente) passato all'ospedale (di Chieti) e lungo i corridoi ho visto su quasi tutti gli estintori gli
adesivi de "II Sale": COMPLIMENTONI.mi sono piaciuti!! E poi è una buona pubblicità visto che di gente in ospedale ce n'è sempre parecchia (purtroppo)!!!!
Giada, Marco Paglione PS: Un giorno riuscirò a
ridarti i soldi cheti devo!!!


A tutti i compagni e le realtà antagoniste e libertarie

La guerra mondiale scatenata dagli USA e dai loro "alleati" continua e, oltre all'Afghanistan coinvolgerà tra breve altre aree del mondo (Somalia, Sudan Iraq, ecc.,ecc.). Il tutto con l'appoggio anche
dell'Italia di Berlusconi e Rutelli. Noi intendiamo continuare a tornare in piazza (così come abbiamo fatto, anche da soli con l'indifferenza di tanta "sinistra", in questi due mesi). Abbiamo quindi organizzato altri due presidi di protesta contro la guerra per la diserzione e il boicottamento della macchina bellica (un terzo lo effettueremo durante la viglia di natale):
* Mercoledì' 12 Dicembre: Ancona, Piazza Roma Dalle 17.30 Alle 20
* Sabato 15 Dicembre: Ancona, Piazza Roma Dalle 17.30 Alle 20

Volutamente abbiamo voluto far coincidere queste iniziative contro la guerra con l'anniversario della strage di stato del 12 Dicembre e con l'assassinio dell'anarchico (e segretario della sezione U.S.I. di
Milano) Giuseppe Pinelli il 15 Dicembre.

Invitiamo tutti i compagni della città e le realtà antagoniste e libertarie delle Marche e dell'Abruzzo a essere presenti alle manifestazioni (in particolare a quella di sabato 15) per denunciare insieme, con varie
iniziative che effettueremo durante i presidi, i crimini della guerra e gli orrori dello stato.

Gruppo anarchico "Malatesta" AnconaU.S.I. (Unione Sindacale Italiana) Ancona


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"La fine della libertà?"
Lo scrittore americano Gore Vidal, in Italia per presentare il suo libro "La fine della libertà?", è stato intervistato da Dennis Redmont per Radio 3.
Ecco il testo dell'intervista reperibile nel sito Rai

.
Alessia

Che vuoi dire fine della libertà
nell'America di oggi?
La contraddizione è l'elemento distintivo dell'America di oggi, infatti ho messo un punto di domanda nel titolo del mio libro. Il titolo del mio libro ha un
punto interrogativo: "La fine della libertà?" Quello che stiamo vivendo è cominciato molti anni fa, prima
di Bush, ed è ora molto più sentito dalla società: si tratta di uno stato di polizia arbitrario che si è manifestato per esempio dopo quello che ha fatto Mc
Veigh a Oklahoma City (parlo anche di lui nel libro).
Il presidente Bush ha firmato delle leggi
antiterrorismo che cancellano molte delle nostre libertà, attribuendo un grande potere al Ministro della Giustizia, al governo stesso, nel senso di una
militarizzazione della politica, consentendo all'esercito di essere chiamato in piazza contro la società civile americana, cosa che non è mai accaduta prima nella nostra storia. Ora chiede nuovi poteri al congresso: per esempio, negli Stati Uniti se tu sei
uno straniero e a un poliziotto non piace la tua faccia ti può mettere in prigione, farti un processo sommario e farti espellere dal paese.
Questi poteri arbitrari non sono stati mai esercitati prima
Questo è un campanello d'allarme per persone come me, che sono tra gli addetti ai lavori, e significa che
stanno arrivando i problemi.
Qua! è il rapporto tra guerra, esercizio delle libertà e dissenso? C'è un problema.
In passato gli Stati Uniti hanno sempre espresso il dissenso in modo chiaro, ma oggi interessanti voci dissenzienti non vengono accolte sul New York Times o
in televisione. Cito la più famosa di tutte, quella di Noam Chomsky: non può essere ascoltato in pubblico
perché ciò che dice disturba troppo.
In ogni caso, la velocità con cui I
'amministrazione Bush ha reagito ai fatti dell'11 settembre significa che erano previsti: e questo è un fatto nuovo. Esisteva infatti un progetto di Sicurezza
della Patria e non avevo sentito niente del genere dai tempi della Germania. Questa è un'enorme divisione: prima avevamo una Sicurezza Nazionale,
adesso abbiamo una Sicurezza della Patria e
Bush dice tranquillamente che sarà una lunga guerra, ma in realtà sembra che potrebbe essere molto breve, cioè una guerra che si possa impacchettare
velocemente.
Quello che sta succedendo è un assalto alle nostre libertà ed è qualcosa di cui non possiamo nemmeno incolpare solo Bush. Questa è la dirczione che stanno
prendendo tutti i grandi governi del mondo. Le nostre libertà sono enunciate nel primo emendamento della
Costituzione scritto nel 1789 e quindi difficilmente ce ne possiamo sbarazzare alla leggera. Dietro la pretesa, poi, che gli attacchi di New York fossero un
atto di guerra, dietro quest'illusione, beh ... non si può fare una guerra senza farla contro uno stato.
In effetti è come essere attaccati dalla mafia. Quando il generale Dalla Chiesa fu ucciso a Palermo, il governo italiano non ha bombardato Palermo.
Noi abbiamo fatto questo, abbiamo bombardato l'Afghanistan e siamo finiti in una trappola. Questo è
esattamente ciò che Bin Laden voleva: siamo stati aiutati dagli afgani che non sono arabi.
Qual è la sua opinione sull' amministrazione Bush, al
di là delle scelte sulla guerra?
Bush ricopre quella carica per dare soldi all'1% della popolazione americana a cui appartiene il paese. Gli
ha promesso quasi 1000 miliardi di sgravi fiscali ma di questo non ha avuto molto ritorno. Sta cercando delle soluzioni per uscire da questa situazione e allo stesso tempo sta cercando di tagliare ulteriormente le tasse ai profitti delle Corporations, perché questi sono quelli che gli hanno dato 1-2 milioni di
dollari per la sua campagna presidenziale.
Adesso si sta occupando dello Stato Sociale che in America tutela essenzialmente le persone anziane: quello è un tabù che non si dovrebbe infrangere e lui lo sta già facendo.
Ufficialmente la guerra in Afghanistan ci costa 1000 miliardi al mese, naturalmente sarà molto di più.
Sta facendo ciò per cui era stato eletto e non è stato nemmeno eletto. Mio cugino Alfred Gore ha vinto le elezioni per 500.000 voti e poi con un atto di
delinquenza della Corte Suprema, con molti ritardi e con altrettanti atti illegali . Bush è stato dichiarato Presidente. In un normale paese democratico tutto questo avrebbe provocato una rivoluzione, ma
qui, al contrario, le persone emplicemente lo hanno accettato.
Se il dissenso non si esprime in America si può manifestare nei libri?lo ho anche una casa in California e anche lì sono piuttosto attivo politicamente. In questo piccolo libro ciò che faccio è spiegare come abbiamo fatto in modo che
i musulmani diventassero terroristi: perché questi atti sono sempre reazioni ad un'azione, e spiego anche come Mc Veigh ha fatto esplodere un edificio pubblico a Oklahoma City. Questa è la
risposta alla tua domanda.
Me Veigh rappresenta quei circa 7 milioni di americani, se possiamo credere alle statistiche, che si sono disaffezionati e odiano il governo americano,
soprattutto nel Middle West, nel Kansas, nel Montana, e Nordovest.
Alcuni di loro sono completamente pazzi, altri razzisti ed altri ancora molto intelligenti, e sono uniti da una cosa: si chiamano patrioti e vogliono vedere la fine del governo dei ricchi con i ricchi
che provocano e sfruttano le guerre all'estero. Noi americani infatti paghiamo le tasse più alte tra i paesi industrializzati e riceviamo meno di tutti dallo stato. Non abbiamo un sistema sanitario nazionale, non abbiamo un sistema educativo che valga la pena di considerare, le risorse vanno tutte nelle guerre e per le grandi Corporations.
Quando mi domandi da dove arriva la rivoluzione e considero il caso di McVeigh e, bada, non sono un suo
difensore ... beh... allora bisogna capire perché le persone fanno certi gesti, lo lo capisco e lo spiego.
Non si tratta di un libro che uno scrìve dall'inizio alla fine ma si tratta di 5 pezzi separati: uno è di 3 anni fa sulla perdita delle libertà civili, insomma lo stato di polizia, poi c'è un pezzo sul fatti dell'11
settembre, ciò che abbiamo fatto nel mondo islamico per farli arrabbiare cosi tanto, e poi includo qualcosa che si è rivelato essere troppo negli Stati
Uniti e nessuno ha voluto pubblicarlo.
Questo è il volantino presentato alla manifestazione contro il 320 traforo del Gran Sasso tenutasi a Teramo nel mese di Novembre.
In una parte di questo pezzo cito tutti i casi in cui gli Stati Uniti hanno attaccato per primi negli ultimi 50 anni: il numero si aggira sui 400, attacchi assolutamente deliberati contro Panama, Guatemala,
Angola, Iran, ad esempio. Noi eravamo là, l'abbiamo fatto non provocati, tutto in nome della lotta contro il comunismo, in favore di un mondo migliore per i viaggi di nozze e abbiamo sempre trovato nomi
fantastici per descrivere queste operazioni, come per esempio Operazione Rapsodia, lo li cito tutti e per
questo era troppo. Era troppo anche per La Repubblica che si è rifiutata di pubblicarlo. Era troppo come
per gli americani. Ma queste cifre sono corrette.

Questo è il volantino presentato alla manifestazione contro il 3° traforo del Gran Sasso tenutasi a Teramo nel mese di Novembre.

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info:www.emergency.it

EMERGENCY

c/c postale n° 28426203

intestato a Emergency



IL 3° TRAFORO DEL GRAN SASSO SI DEVE FARE OPPURE NO?

CHE LO DECIDA IL POPOLO ABRUZZESE!


L'attuale Governo italiano ha in progetto la costruzione di un 3° Traforo del Gran Sasso e 2 nuovi "androni" per allargare i laboratori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare situati all'interno della montagna.

Noi chiediamo che sia il popolo abruzzese a decidere se realizzare o meno tali opere. Qualunque sarà la sua
decisione sarà degna di rispetto e noi l'accetteremo.
Nessuno ha il diritto di sostituirsi alla volontà popolare.

Le autorità si oppongono ad effettuare una tale consulta perché sono interessate alla realizzazione di questa opera per convenienza economica ed hanno paura che il popolo abruzzese si pronunci in forma contraria. Da qui scaturisce l'esigenza di propiziare un movimento popolare che si svolga al di fuori delle
Istituzioni per effettuare un:

REFERENDUM AUTOGESTITO DAL BASSO

Solo in questo modo si può sapere cosa pensa la gente su tale problema.

La minaccia degli amici del WWF di incatenarsi alla roccia per impedire i lavori è molto coraggiosa ma da sola non basta. Che sia il popolo a farsi avanti per risolvere i problemi della società uscendo dal proprio egoismo. Il nostro ruolo è quello di aiutarlo
a compiere questa evoluzione con l'autogestione, lottare ed incatenarci eventualmente insieme.

Le masse abruzzesi, se vogliono, possono sconfiggere un tale progetto con una vigilanza costante, permanente, quotidiana, che si autorganizzi in modo tale da impedire non solo l'inizio dei lavori ma anche l'inizio dei progetti.
Per raggiungere questo scopo sono necessari i :

Comitati di Vigilanza Permanente

Secondo noi il 3° Traforo non si deve fare anche a costo di passare sui propri cadaveri. Questa è la coscienza che il popolo dovrebbe acquisire perché ciò significa veramente "farsi i fatti propri" e "lottare per i propri figli" preferendo per loro un mondo
basato sulla giustizia l'uguaglianza la libertà il rispetto e il pluralismo.

Se si esclude una piccola minoranza, questi principi nell'Italia di oggi che manda il proprio esercito ad ammazzare in Afghanistan, insieme al banditismo internazionale, sono una utopia.

Essi però sono realizzabilissimi a livello di massa se si rovescia l'attuale sistema del profitto privato e della guerra. Questa è la fiducia e la coscienza che devono prendere le persone.

GRUPPO DI DISCUSSIONE CONTRO IL CAPITALISMO
(f.i.p.-V.Antinori 13-Chieti-www. ilsale.it e-mail: info@ilsale. it)


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Un'Altra Voce "Altra"

II pensiero che oggi in Occidente si oppone alle azioni belliche americane contro l'Afganistan e alla sorta di crociata ideologica che si sta sollevando in nome del "Bene contro il Male", possiede delle coordinate di trasversalità che fanno ben sperare in
vista di un'ipotesi di cultura pluralista.
In questo senso propongo all'attenzione dei lettori de "II sale" l'editoriale del mese di ottobre della rivista missionaria "RAGGIO", che espone un manifesto
che personalmente sottoscrivo in pieno.
(Irene conclude appoggiandosi al suo Dio, ma lo fa molto diversamente da come Bin Laden inneggia ad Allah, da come Bush chiede la benedizione
dell'America, da come certi coloni israeliani invocano le profezie bibliche).


Enrico Santangelo


< Come già espresso in apertura, non possiamo né vogliamo restare insensibili di fronte ai fatti dell'11 settembre u.s. e alla marea emotiva globalmente diffusa, alimentata dal martellare pressoché monocorde dei media. Limpatto quasi
surreale con l'impensabile divenuto a un tratto drammaticamente reale, vissuto spasmodicamente in diretta, ha inchiodato anche noi alla partecipazione
visiva, tumultuante di sgomento, orrore, tragica sensazione d'impotenza.
Abbiamo provato dolore immenso per le tante vittime, compassione "rabbiosa" per i folli esecutori suicidi, esaltati da un'ideologia tanto più cieca quanto più accecante, tanto più esecrabile quanto più manipolata da poteri occulti che sfruttano la rabbia dei poveri e gli interessi sordidi dei centri di potere economico-politico-guerrafondaio. La
modalità del crimine ha aggiunto dolore al dolore che normalmente si prova di fronte a disastri che coinvolgono un alto numero di vittime.
Ma abbiamo cercato di non lasciarci travolgere dalle ondate di sdegno più simile all'odio preconcetto che allo spirito di giustizia ferita, da qualunque parte vengano. Non abbiamo subito passivamente l'enfasi manichea dell'orgoglio americano (lotta del Bene
contro il Male), né quella altrettanto deca e pericolosa di un antimperialismo che massifica ogni realtà del "nemico" da abbattere e non conosce né cerca vie non violente e razionali per ricomporre la giustizia.

Non abbiamo smesso di pensare
e di connettere il dolore e l'orrore per gli oltre seimila uccisi a Manhattan con il dolore e l'orrore che da troppo tempo devasta il mondo, opprime 2/3
dell'umanità, tortura e distrugge milioni di vittime nella quasi totale indifferenza dei pochi ricchi.
Perciò non accettiamo di classificare come "inizio di una nuova era" quell'11 settembre, né di considerarlo come uno spartiacque tra civiltà e barbarie, tra era della democrazia e della pace (con
appena qualche episodio di terrorismo artigianale) ed era del terrorismo tecnicamente sofisticato,
fantascientifico. Non accettiamo che questa data infausta debba segnare in esclusiva il Terzo Millennio come era della "doverosa risposta", dell'antiterrorismo globalizzato, della "nuova guerra" contro il nemico invisibile, dell'operazione battezzata "giustizia infinita", poi "libertà
duratura".
Nuova era, no. Nuova, se mai, è la percezione che si è avuta di un fenomeno (il disprezzo della vita umana)
che furoreggia indisturbato sotto mille forme a livello universale, finora non avvertito con la stessa intensità con cui siamo posti di fronte al massacro delle Torri gemelle. Non avvertito abbastanza
solo perché il nostro egoismo (e tutti dobbiamo interrogarci) e l'occidentocrazia cui sottostiamo non
si scompone per il "terrorismo" econo-mico-politico strutturale che provoca milioni di vittime, ma non
"in casa nostra" e non, soprattutto, "in casa della Superpotenza". Di fronte al solidale e commosso
"Siamo tutti americani" scattato di fronte a quell'eccidio, pur condividendone il contenuto umano, fraterno, con le famiglie e gli amici delle vittime,
non possiamo non chiederci come mai, di fronte ad altre "stragi" di ben più vasta portata, non sia sgorgato dal cuore, né sia rimbalzato dalle cattedre
del pensiero "civile", un altrettanto solidale e impegnativo "siamo tutti africani" o "siamo tutti curdi" o "siamo tutti iracheni", e così via...
Pur continuando a soffrire con chi soffre e a esecrare il piano diabolico da qualunque mente sia stato architettato, non abbiamo potuto far a meno di
interrogarci sul perché si sia arrivati a questa esplosione così sconvolgente dell'indicibile carica di tensioni, conflitti e disperazione che traumatizza il
mondo.
L'analisi non ci porta a giustificare in alcun modo chi colpisce indiscriminatamente pur di raggiungere
obiettivi altamente simbolici. Però evidenzia il terreno di coltura del terribile virus e cioè la rabbia e disperazione degli innumerevoli impoveriti su cui ha facile gioco chi manovra il terrore come
contrapposizione di potenza o come "risorsa" di profitto o potere. Lanalisi chiama per nome i ripetuti atti bellici contrabbandati da anni come azioni
giuste e doverose, compiute proprio da quell'Occidente che oggi si sente ingiustamente ferito; evoca lo spettro delle vittime dei bombardamenti e dello
strozzamento economico (chiamalo pure embargo!), vittime ignote e ignorate dalle prime pagine dei media e quindi da una vasta fascia di opinione pubblica; denuncia la malizia di una cultura di
"profitto-potere-immagine" a cui, in varie dosi e con varia responsabilità, ci stiamo da tempo adeguando se non addirittura collaborando
Di fronte alla storia che con altri/e andiamo costruendo, e sentendoci interrogati/e da Dio sul dono
della vita, della libertà, della dignità umana, sull'uso dei beni da Lui posti a disposizione di tutti, di cui ognuno è amministratore e non padrone,
sul rapporto con i fratelli di ogni credo e cultura, non accettiamo passivamente le sintesi affrettate e interessate di chi crede di comandare la vita, la natura e la storia. Né accettiamo l'incitamento a una
risposta di guerra, comunque venga camuffata e battezzata.
A Dio chiediamo misericordia per tutti e conversione profonda, a cominciare da noi stessi/e fino ad arrivare a chi ci ha gettato in questo vortice di terrore.
Mentre si moltipllcano i comunicati, i gestì di riflessione, di resistenza e di pace da parte di tanti movimenti, istituti religiosi e singoli cittadini, con tutti quelli ai quali ci sentiamo uniti/e nella ricerca della vera Pace nella Giustizia che non ignora
equità e solidarietà fraterna verso tutti i popoli, specialmente i più impoveriti e oppressi, diciamo il nostro NO alla guerra e riprendiamo con nuovo slancio
e nuova-perenne Speranza un cammino di rieducazione alla nonviolenza e all'amore concreto che solo può salvare il mondo. Questa è la risposta che il sangue
versato chiede a ciascuno/a di noi.

Irene>

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  ...dal Mondo

Una sola voce "PACE"


"mutande di ghisa, terrorismi, integralismi'

...continua dal n. 11 del "il sale"
Dal Dizionario d politica (diretto da Bobbio, Matteucci, Pasquino) ricaviamo la definizione di integralismo: ...una concezione globale e unitaria del cristianesimo, non solo in quanto ne vuole riaffermare la intangibile integrità dottrinaria, ma anche e soprattutto perché vuole essere un sistema di vita e di pensiero applicato a tutti i bisogni della società moderna... L'integralismo rappresenta quindi la risposta cattolica al liberalismo e al socialismo che pensano che la società abbia in se stessa i mezzi per risolvere i suoi problemi e che la religione debba restare una questione privata, un semplice problema di coscienza.

Dunque un... sistema di vita e di pensiero applicato a
tutti i bisogni dell a soci età...


Questo è il carattere che accomuna tutti gli integralismi (cattolico, islamico, eco.) ed & anche il carattere della globalizzazione. Ma se l'integralismo è solo un aspetto (anche marginale) del cattolicesimo a dell'islamismo, è invece fondamentale nell'azione dei governi americani. La globalizzazione non è altro che un... sistema di vita e di pensiero applicato a tutti i bisogni della società... Quello in atto è dunque lo scontro tra due integralismi, quello
islamico e quello americano. Solo il dio è diverso.
Da una parte il solito dio, già usato da millenni per
provocare morte, distruzione, terrore (indipendentemente dal nome che gli si è di volta in volta attribuito), dall'altra il dio denaro, versione moderna di una stessa entità superiore a cui
sacrificare vite umane. (Non aveva tutti i torti il buon vecchio Bakunin quando affermava: "...a se dio veramente esìstesse, dovremmo sbarazzarcene").


In questi giorni in cui il governo americano e i suoi alleati (a quanto pare quasi tutti i governi del mondo) hanno scatenato quella che loro chiamano "guerra al terrorismo", quello che colpisce di più è il solco, sempre più profondo, che divide la gente comune da televisione, giornali, politici. A sentire
lor signori sembra che tutti siano allineati sulle loro posizioni. Non occorre far ricorso a sondaggi d'opinione per rendersi conto che le sicurezze che mostrano televisione, giornali e politici, la gente non le ha proprio. E il dubbio sulla utilità effettiva della guerra per contrastare il terrorismo è
"trasversale", non dipende dalle posizioni politiche.
Non occorre essere "schierati" per rendersi conto che
anche quest'ultima guerra contro l'Afghanistan non si
discosta dalle altre: le bombe "intelligenti" colpiscono villaggi, sedi della Croce Rossa, ospedali, sedi dell'ONU, autobus civili. Non si può far a meno di chiedersi che cosa abbian o a che fare i bambini afgani con il terrorismo.


Se il terrorismo a: ...la pratica politica di chi ricorre sistematicamente alla violenza contro le persone o le cose provocando terrore... ci troviamo di fronte allo stesso problema dell'integralismo. Cosa distingue il terrorismo del governo americano da quello islamico? Non provocano entrambi vittime innocenti? Non partono entrambi dall'idea che la vita umana sia un prezzo da pagare per
l'affermazione del proprio potere? Non assimilano
entrambi un popolo con il proprio governo?

E le guerre, tutte le guerre (anche quelle contro il
terrorismo), non hanno dietro le spalle motivazioni
economiche ed industrie che sulla pelle dei morti
macinano miliardi e miliardi?

Tutta la politica dei governi americani di questi ultimi cinquantanni : (che ha seminato guerre, con le sue vittime innocenti, in tutto il mondo) non è...la pratica politica di chi ricorre sistematicamente alla violenza contro le persone o le
cose provocando terrore...?

E chi, dei governi mondali, può chiamarsi fuori? Forse
l'Italia, che è stata uno dei maggiori produttori di
mine antiuomo che ancora mietono migliala e migliaia
di vittime innocenti? L'Italia dei D'Alema, che ancora si vanta della sua "impresa iugoslava"?

Ma non bastava il terrorismo e la guerra. Qualcuno ha
pensato: "Già che ci siamo... Ormai siamo in ballo...". Ed ecco spuntare una nuova forma di terrore: il bioterrorismo. Chi saranno gli "untori" che spargono veleno in giro per il mondo? Per il momento non lo sappiamo. Pochi, però, pongono attenzione al fatto che i micidiali batteri
provengono da laboraton americani e forse può essere
sufficiente spulciare i bilanci delle multinazionali dell'industria farmaceutica che si trovano a gestire commesse multimiliardarie di antibiotici per avere qualche dubbio in più su cui arrovellarsi.

Televisione, giornali, politici, ripetono: sei contro il terrorismo? Devi essere dalla parte del governo americano. Sei contro il governo americano? Sei a favore del terrorismo. Questa è una "logica terrorista" che è figlia diretta del "pensiero unico", della globalizzazione, dell'integralismo. La
lotta al terrorismo non può che essere lotta contro tutti i terrorismi, compreso quello americano, comunque si auto-defìnisca (guerra santa, guerra al terrorismo, libertà infinita, finita, definita, rifinita, rifilata, defilata, rovesciata).

Per inciso: le "belle anime" diessine e uliviste non
vorrebbero nemmeno che si chiamassero azioni di guerra, ma di..."polizia intenazionale". A proposito delle "belle anime" diessine e uliviste: sono state sotto gli occhi di tutti le immagini della loro partecipazione alla marcia della Pace Perugia - Assisi. Era proprio un'occasione da non perdere. E infatti non l'hanno persa. Se poi abbiano perso la faccia o meno non lo sappiamo. L'importante, per loro, è che abbiano marciato... alla faccia della pace, circondati dalle loro guardie del corpo.
Ma la pace non ha certo bisogno di loro e dei loro
gorilla. Forse le parole libertà, democrazia, pace, solidarietà ecc. hanno un significato per chi quotidianamente è impegnato a realizzarle, nel proprio piccolo e insieme agli altri, e ne hanno un altro per chi le usa solo per sciacquarsene la bocca in parlamento, nei salotti televisivi o sui gjornali.

Giuseppe Bifolchi

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Caro
  direttore
E' vero, dall'undici settembre, giorno dello sciagurato attentato terroristico contro New York, molte cose nel mondo sono cambiate, troppe per
elencarle tutte; fra le tante, curiosamente, cambiano anche gli insulti.

Infatti in Italia (non so se anche in altri paesi europei), l'insulto più infamante e dispregiativo sembra essere: " sei un antiamericano", come una volta si diceva. " sei un fascista", e con questo
termine si vogliono intendere una serie di altre cose come: " sei amico dei terroristi", "sei un violento",
"sei un antipatriottico", etc. etc.


Un altro insulto, forse meno forte, ma altrettanto dispregiativo è diventato il termine "pacifista" con il quale, a seconda delle circostanze, si vuole
intendere: "sei uno che non ha le idee chiare", "sei un povero deficiente", "sei un amico di Bin Laden", "sei un antiamericano", e, rivolto ai più giovani:
"sei un figlio di papa".


Tutto questo chiaramente , mi sembra una mistificazione strumentale della verità perché penso che nessuno debba vergognarsi di essere pacifista e
credo che tutte le centinaia di migliaia di persone che in tutto il mondo continuano a manifestare per la pace meritano il rispetto di tutti; anche da parte di coloro che, legittimamente, la pensano diversamente.


Il rispetto delle opinioni altrui e la tolleranza sono una conquista della democrazia, ma purtroppo mi sto accorgendo che questo valore si sta consumando.
Mi permetto anche di ritenere (so di scandalizzare i soliti benpensanti) che non debba vergognarsi nemmeno
chi sente di essere un po' antiamericano, se questo vuoi dire essere contro l'imperialismo, contro una politica che mette in primo piano i grandi interessi
economici , subordinando ad essi le persone e l'ambiente (e mettendo a rischio l'equilibrio dell'intero ecosistema). E ancora se questo
sentimento nasce dalla memoria storica dello sterminio dei pellirosse, della politica di segregazione razziale, dell'intolleranza (sfociata in
vere persecuzioni) nei confronti dei comunisti o presunti tali, al tempo della guerra fredda. Oppure nasce dalla riprovazione della pena di morte e dal
cinismo col quale si svolgono le esecuzioni capitali, veri e propri spettacoli liberatori da sentimenti di
vendetta. E infine oserei aggiungere, se questo sentimento nasce dalla disapprovazione della facilità
con cui gli Americani hanno sganciato bombe da Hiroshima a oggi, pur col pretesto di essere di volta
in volta bombe di liberazione, umanitarie o di difesa, ma che comunque hanno seminato e continuano a seminare centinaia di migliaia di vittime ,
soprattutto civili.

Ebbene, se tutto questo che ho elencato, in alcuni può creare una qualche difficoltà a dire : " mi sento
americano", questo nulla toglie al cordoglio, alla pietà, al rispetto e anche all'ammirazione per un popolo tanto duramente provato e alla
disapprovazione nei confronti di chi, in questo momento, brucia bandiere americane, anche se in verità si tratta di episodi sempre più isolati, che tuttavia una certa parte politica enfatizza in
maniera faziosa e propagandistica.

Ma poiché oramai il pacifismo è indigesto sia alla destra che alla sinistra (una certa sinistra intendo, quella per così dire ufficiale), la voce dei pacifisti è sempre più oscurata, le numerose
manifestazioni vengono minimizzate e guardate con sospetto e i poteri mediatici fanno apparire la guerra come un fatto ineluttabile ( non importa se nel
frattempo in Afghanistan si sta consumando un vero e proprio massacro, è il prezzo da pagare, dicono!); e mentre a Bonn i potenti pensano a spartirsi il
"bottino", Bush già minaccia bombardamenti in altri paesi (gli Stati che lui definisce "canaglia") e l'IraK è la prima della lista.

Intanto i bambini crescono nella cultura della guerra, dell'odio, della vendetta: le bandierine americane vanno a ruba, tornano di moda gli inni patriottici, i
films di guerra, le armi -giocattolo.

Tutto questo riesuma un passato che sembrava ormai cancellato, sepolto dalle coscienze cresciute nel rifiuto della guerra e nella consapevolezza dei nuovi
valori, primo fra tutti il rispetto della persona umana, qualunque essa sia.

Sinceramente sono molto preoccupata per il futuro che ci attende.

Valeria Formisani


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Occupazione??? Luigi N.
Vi scrivo questo mia idea con la speranza che la
pubblichiate perché vorrei invitare ad una riflessione quei ragazzi che oggi occupano le scuole: credo che per rendere consapevole l'opinione pubblica delle sporche manovre del governo nel campo dell'istruzione l'occupazione è ormai il mezzo più sbagliato. Chi vede il Tg ormai vede queste forme di proteste che come sempre si svolgono poco prima di
Natale solo come una scusa per non andare a scuola, se vogliamo far sentire le nostre vere motivazioni dovremmo entrare regolarmente tutti i giorni, indire delle assemblee straordinarie che non compromettano tutta la giornata per parlare ai ragazzi di quali sono i veri problemi attuali dell'istruzione e delle sue conseguenze, organizzare manifestazioni di protesta in giorni festivi propio per far
capire
all'opinione pubblica che dò che ci sta a cuore non è il non andare a scuola, ma avere una scuola migliore e il termine della protesta non deve coincidere con l'inizio delle vacanze, ma deve durare anche durante le stesse e dopo. Credo che il compito di un rappresentante d'istituto (di sinistra o no) sia
quello di portare gli studenti a credere in questo movimento poiché i primi che pensano che l'occupazione è solo una scusa per non andare a scuola sono propio gli studenti e purtroppo sono propio loro che non si rendono conto di essere le vittime di un sistema d'istruzione manipolato. Qui non si tratta di essere di un partito o di un altro, ma di lottare per i propi diritti di studente e contro un sistema organizzato
per produrre ignoranti.

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