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IL SALE - N.°112

 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

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anno 10   numero 112 – Dicembre 2010

 

 

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

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Sommario

 

                                                        di Lucio Garofalo

                       

                                                        di Antonio Mucci

 

                                                        di Francescopinerolo@fastwebnet.it

 

                                       di Carmelo R. Viola

 

                                                         presentato da Tonino Giuffre

 

                                                         di Luciano Martocchia

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La pagina di Diderot

Catone

( non  l’Uticense  e  non il Censore )

 

Il 14 dicembre del 2010 la Camera dei Deputati ha respinto la mozione di sfiducia presentata ben un mese prima da diverse formazioni parlamentari dell’opposizione, tra le quali quella dell’IDV dipietrista, quella del Partito Democratico  e della neo formazione Futuro e Libertà facente capo a Gianfranco Fini dopo l’avvenuta rottura del patto che segnò la nascita del PDL tra le componenti dei post fascisti di Alleanza Nazionale e la formazione Berlusconiana di Forza Italia.

 

La mozione di sfiducia è stata respinta perché presentata dopo un mese dalla richiesta, dando il tempo a Berlusconi di organizzarsi e fare indegna compravendita di voti parlamentari, imperversando su tutte le reti televisive, dando dignità ad oscuri parlamentari pronti a vendersi per denaro ( il caso Scaiola insegna) o per consulenze o incarichi di prestigio come è stato il caso delle sue attricette amanti assurte alla carica di ministre  come nel caso Carfagna , e varie ragazze fatte eleggere nei vari consigli regionali sparsi in Italia.

 

Tornando alla mozione di sfiducia, essa è stata respinta per soli tre voti, tra cui quello del parlamentare abruzzese Giampiero Catone.  “Carneade chi era costui  “ avrebbe esclamato nuovamente oggi Alessandro Manzoni  e,  per non far torto al grande scrittore,  colui che modernizzò  la lingua italiana, qui di seguito diamo una breve e sintetica scheda di Giampiero Catone. Chi è  costui  così  determinante per le sorti della legislatura berlusconiana ? A quali “alti “ personaggi si rivolge il Caimano per risollevare le sorti dell’Italia? Quali “alti” meriti  costoro hanno  al loro attivo per tener alto il prestigio della Repubblica Italiana?  Spieghiamoli.

 

Catone Giampiero (Dc Autonomie) - arrestato a Roma nel 2001 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata (due bancarotte da 25 miliardi di lire l’una e 12 miliardi di finanziamenti a fondo perduto ottenuti dal ministero dell’Industria – secondo l’accusa – con carte e perizie false),  è stato rinviato a giudizio. Così come all’Aquila, sempre per bancarotta fraudolenta (fallimento dell’Abatec, azienda di Chieti da lui stesso amministrata, che avrebbe dovuto produrre macchinari ad alta tecnologia per la lavorazione dei pannolini, ma fu dichiarata fallita dopo un aumento di capitale deliberato prim’ancora che fossero sottoscritte le quote sociali). La stessa Procura dell’Aquila ha chiuso un’altra indagine a carico di 44 persone, fra cui Catone, su una presunta mega-truffa ai danni della multinazionale Merker e di diverse banche, tra le quali Intesa. Qui Catone è indagato per estorsione, insieme al fratello Mario, dipendente di Banca Intesa, per aver spillato 118mila euro ad alcuni dirigenti Merker, millantando interventi politici per risolvere i guai finanziari del gruppo. Eletto alla Camera nel 2008.

 

Perciò non dobbiamo più stupirci  se l’Italia è stata declassata nel  rating dei paesi a tasso elevato di democrazia, scivolando agli ultimi posti nella classifica dei paesi del mondo se si assumono come parametri i valori del tasso di corruzione, di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, il conflitto d’interessi  e il  ricambio delle classi governanti.

 

Diderot  ( Denis Diderot, filosofo illuminista ed  enciclopedista del 18° secolo, pre rivoluzionario francese )

 

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Berlusconi, le manovre del Palazzo e le rivolte sociali

Il nuovo movimento studentesco, che ha assunto le dimensioni di una rivolta sociale di massa, è stato demonizzato non tanto per gli atti di devastazione commessi (sempre deprecabili, ma su questo punto conviene ragionare meglio), quanto perché ha osato sfidare il Palazzo, dichiarando esplicitamente di voler sfiduciare il governo dal basso, mentre le congiure e gli intrighi del Palazzo non hanno ottenuto lo scopo di defenestrare Berlusconi e la sua cricca di affaristi, faccendieri e massoni che controlla il Paese.

Si dice che “le vie della politica sono infinite”, ma sarebbe più corretto parafrasare: “le anomalie della politica sono infinite”. In Italia, da almeno quindici anni, le anomalie infinite sono la regola, non l’eccezione. Il maestro dei conflitti di interesse e delle anomalie italiche è un monopolista senza scrupoli che si è impossessato del governo della nazione e lo gestisce come se fosse un’azienda privata. E’ “sceso in campo” nel 1994 annunciando di voler compiere una “rivoluzione liberale” con la gente meno liberale e meno democratica in circolazione, dai fascio-leghisti agli esperti prezzolati dello squadrismo e del fango mediatico. Il “campione del liberalismo” di cosa nostra ha messo in piedi una coalizione sedicente “moderata” aggregando i reduci dell’estremismo neofascista (qualsiasi delinquente da strada sarebbe stato più civile e mansueto del ministro guerrafondaio La Russa visto nell'ultima puntata di Anno Zero) con gli esemplari del leghismo razzista e secessionista, ex squadristi e piduisti, impostori e ciarlatani, urlatori arroganti, squilibrati e sguaiati con i sicari professionisti della disinformazione.

Per quanto concerne la violenza politica, il discorso si fa più vasto e complesso e non può essere ridotto al problema delle molotov o delle vetrine rotte, né conviene chiamare in causa gli “anni di piombo”, le Brigate Rosse ed altro, che anzi rischia di essere un’operazione criminale e mistificante. La situazione politica e sociale odierna è assai diversa, per molti versi peggiore. Oggi gli studenti non godono di alcuna collocazione sociale ed economica stabile, né nutrono speranze di miglioramento futuro. Non hanno neppure una rappresentanza politica come negli anni '70. In pratica sono orfani e si pretende che si rassegnino ad una vita precaria, senza nemmeno protestare.

Le manifestazioni del 14 dicembre hanno visto partecipare oltre centomila persone. Non è dato sapere quanti fossero i poliziotti in piazza, ma non è corretto affermare che dall'altra parte gli "aggressori" fossero migliaia. Altrimenti potrebbero creare un esercito, per cui potrebbero organizzare un’insurrezione di massa. In questi casi il numero è determinante. Si dice che 10 teppisti sono una banda, mentre 10 mila formano un esercito. Inoltre, occorre precisare che in mezzo agli scontri s’infiltra sempre qualche provocatore addestrato dalle forze di polizia, per cui la situazione diventa più caotica.

Una cosa è certa: nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi, nessuno può prescrivere ricette e soluzioni precostituite, o almeno questo movimento di massa non crede più ai parolai e ai pifferai magici. Si tratta di un movimento che è sorto spontaneamente ed ha assunto connotazioni ed istanze sempre più decise e radicali, espresse in una maniera sempre più dura ed energica. Probabilmente anche a causa

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delle esperienze negative trascorse ed in seguito a circostanze che hanno visto tali istanze inascoltate e non recepite da nessuno all'interno dei palazzi istituzionali.

In passato, ad esempio negli anni '70, il PCI tentava di filtrare e rappresentare (a modo suo, in base a logiche e convenienze elettorali) le istanze provenienti dal basso, anche dai movimenti più estremi e radicali. Oggi si contempla il deserto e forse è meglio, nel senso che i movimenti sono costretti ad auto-organizzarsi in modo da rappresentare e rivendicare fino in fondo le proprie istanze sociali e politiche. Ed è normale che in un vuoto di rappresentanza politica ci possa essere qualcuno che decida di urlare per farsi ascoltare e magari qualcun altro scelga di adottare metodi più aggressivi e veementi. Se poi si aggiunge qualche balordo e qualche provocatore infiltrato, il gioco è fatto. Ma è indubitabile che la violenza, fine a se stessa, non risolve i problemi, dato che a questo scopo dovrebbe servire la politica, intesa come risposta equa e democratica (non autoritaria, non clientelistica, non paternalistica) ai bisogni e alle richieste dei cittadini.

Il punto è che la politica istituzionale è ridotta ormai ad un ruolo autoreferenziale e non si occupa della vita reale della gente, ma si adopera solo al fine di preservare i propri privilegi e il proprio potere, che è subordinato ai centri di dominio sovranazionale che fanno capo alla finanza e al capitalismo globale. Il Palazzo non si prodiga affatto per risolvere i problemi concreti della gente, non ascolta e non accoglie le istanze avanzate dai movimenti. Perciò, è inevitabile che questi movimenti tendano a radicalizzarsi.

Occorre comprendere che le violenze sono un parto degenere di un sistema violento e corrotto, sempre più marcio ed incancrenito, capace di produrre soprattutto “merci” putride come l’odio e la violenza, di cui si serve per legittimare la propria esistenza. Una metastasi favorita dalla manipolazione delle notizie e dal terrorismo psicologico che i mezzi di comunicazione di massa attuano per costringere l'opinione pubblica in uno stato di tensione e ricatto permanente. La violenza è parte integrante di una società che la vitupera solo quando a praticarla sono gli altri, mentre è autorizzata ed esercitata legalmente in termini di diritto e potere istituzionale quando è opera del sistema stesso, come gestione armata a tutela dell'ordine sia all'interno, cioè in termini di repressione poliziesca, che all'esterno, ossia in termini di guerra e gendarmeria internazionale. 

E’ stata messa in moto una sorta di mostruosa fabbrica della violenza e dell’odio, che genera comodi capri espiatori per suscitare e giustificare il bisogno di interventi repressivi da compiere all'interno e all'esterno delle società affaristiche e guerrafondaie. In questo meccanismo perverso e criminale trovano una loro ragion d'essere i vari Bin Laden ed affini, i violenti e i terroristi che rappresentano uno spauracchio utile ad una logica di riproduzione perenne della violenza istituzionalizzata che serve a perpetuare i rapporti di forza, di comando e subordinazione, sia all'interno, cioè sul piano nazionale, che all'esterno delle società imperialistiche ormai in fase di decomposizione avanzata.

Lucio Garofalo

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CHE  COS’E’  IL   BENE   COMUNE?

 

 

            “Cari politici, ricordate il bene comune!”, questo è il titolo di un articolo scritto dall’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, pubblicato ne “Il Sole – 24 Ore”, il 28 novembre 2010. Più che “Cari politici”, secondo me sarebbe più giusto dire “Maledetti politici” perché rappresentano un ceto sociale, il politicante, da augurarsi che scompaia prima possibile, assolutamente da non imitare, da ripudiare in quanto tra i peggiori esempi di immoralità di questa epoca per il suo pessimo comportamento. L’ultimissimo squallido spettacolo ci è stato dato dalla compra-vendita dei deputati con cui Berlusconi ha potuto ottenere di nuovo la fiducia al proprio Governo. Quando si usa un simile aggettivo tanto affettuoso e rispettoso, come “Cari politici”, vuol dire che ci si sente vicini, affratellati, sullo stesso piano sociale-politico. Nel linguaggio popolare si dice che sono compari. E’ la casta clericale che si rivolge alla casta politica. Sono due settori fondamentali del potere italiano.

            L’arcivescovo dice: “..…il ‘bene comune’ non è la semplice risultante della spartizione dei beni disponibili…..” Bella frase! Bravo! Mette al sicuro le proprie ricchezze, quelle dello Stato Vaticano, rifiuta il principio della loro ripartizione e dell’uguaglianza. Dopo di che disquisisce con tutta rilassatezza! E’ sufficiente questa frase per dimostrare che lui non sa nemmeno che cos’è il bene comune. Dopo aver fatto questa precisazione diventa molto vago e dice: “Il Concilio Vaticano II aveva definito il ‘bene comune’ come ‘l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, sia alle collettività che ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente’”.  Parole molto generiche che vogliono dire tutto e non dicono niente, che si allontanano dalla Terra per innalzarsi verso il “Regno dei cieli” per “raggiungere la propria perfezione”. La perfezione è un concetto statico che non esiste a livello di “collettività” e di “singoli membri”, in quanto la società è una organizzazione di esseri umani in continuo movimento. Per questo motivo è un linguaggio che risulta astratto e incomprensibile.

Nell’articolo l’arcivescovo fa i salti mortali per dimostrare qual è il bene comune, cioè il bene di 60 milioni di  Italiani ma, secondo me, non ci riesce, e finisce con il dire soltanto qual è il “bene politico” della Chiesa in questo momento e cioè: 1°) l’Unità d’Italia, in  contrapposizione con la politica secessionista della Lega Nord, con l’elogio del Presidente della Repubblica per i suoi continui appelli all’Unità nazionale, 2°) La riforma dell’attuale sistema elettorale. Questo è l’obiettivo concreto dell’articolo. Non capisco perché tira in ballo “il bene comune”, principio per il clero incomprensibile ed inapplicabile per un vizio di fondo:  i loro beni non sono comuni ma privati. “E’ l’esistenza che fa la coscienza” non lo Spirito Santo, direbbe giustamente Marx.

            Come si concilia il concetto del “Bene comune” con le ricchezze del Vaticano?  Non si può aspirare ad una idea vivendo quotidianamente in modo opposto e contrario. Se non si cambia il tipo di vita si finisce sempre con il cambiare l’idea. Tommaso Campanella Thomas More San Francesco Giordano Bruno e tanti altri ammirabili esempi di coerenza e moralità ve lo avrebbero dovuto insegnare, ma voi avete sempre fatto finta di non capire, quando non li avete ammazzati. Il risultato è stato che avete acquisito una morale talmente ipocrita ed ambigua da diventarne l’istituzione vivente. Aiutate 1 per danneggiare 100. E’ il vostro concetto della “carità”, rivolto a salvare voi stessi con tutti i vostri privilegi, facendo finta di essere buoni e di aiutare gli altri.

Secondo me, i vari Don Ciotti, Don Gallo ecc.  dovrebbero svestirsi, andarsene dalla Chiesa e formare delle aggregazioni religiose di semplici ed onesti credenti, senza gerarchie, senza proprietà private, lontane dagli scandali e dagli imbrogli, al di fuori e contro l’istituzione, naturalmente rispettando tutti coloro che vogliono rimanerci. Però sarebbe da tirarsene fuori, mettere delle barriere altissime, perché in questo modo, cioè rimanendo dentro la Chiesa, si inganna la gente, anche senza volerlo, e con il proprio operato si da autorità e linfa vitale ad una istituzione che prima muore e meglio è per tutti. Naturalmente la mia è una semplice opinione, passibile di errore, che accompagno con il massimo rispetto personale per le scelte altrui.   

 

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Nel tipo di società in cui viviamo è impossibile applicare il bene comune. Le fabbriche che chiudono e vengono riaperte in Serbia Polonia o in Cina fanno parte del bene comune o del bene dei soli padroni? Se uno è ricco e l’altro è povero, come si fa a stabilire il bene comune? Questo si può fare solo in una società egualitaria. Diversamente è retorica ed ambiguità. Oggi c’è una società divisa in classi, con interessi contrastanti ed in lotta tra di loro. O si fa il bene dell’una o si fa il bene dell’altra, o il bene dell’una ed il male dell’altra, come sta avvenendo con le speculazioni finanziarie a livello mondiale.              

Secondo me, il “bene comune” è la libertà la democrazia l’uguaglianza la giustizia per tutti gli Italiani, nonché i vantaggi economici sociali e politici derivanti da un tipo di vita basato su questi principi, come la salute il lavoro la casa e l’ambiente non inquinato. Nella società in cui viviamo non c’è niente di tutto questo perché è immorale alla radice. Per cui non potrà mai  generare una moralità sana. Un vivere moralmente sano si può raggiungere soltanto andando contro i principi ed i valori fondamentali di questa società. Ai bambini si dovrebbe insegnare che la ribellione non è violenza ma rispetto per la giustizia. La violenza non è una invenzione dei ribelli ma una creazione del potere. Essa esiste anche se i ribelli non ci sono. Basta vedere lo Stato le Caserme e la Polizia, vere istituzioni viventi della violenza.

L’autore si sforza di dare tanti buoni consigli al ceto politico, di fare delle paternali piene di “bontà” e di “virtù”. Raccomanda ai politici di rifiutare il comportamento basato sui “vizi privati e pubbliche virtù” (perché i rappresentanti del clero che cosa fanno?), inoltre consiglia al politico “sobrietà del suo stile di vita” (loro vivono tutti nel lusso!), “fedeltà effettiva ai valori proclamati” (loro sono i primi campioni di incoerenza!), da lezioni di moralità dicendo “I politici non siano al servizio del padrone di turno, ma del popolo” (perché loro lo sono? Non sono loro stessi al servizio del padrone di turno nella Storia e non sono padroni loro stessi?), altro consiglio virtuoso: “Il bene comune va sempre preferito al proprio guadagno o a quello della propria parte politica” (Una frase del genere è talmente fuori posto rispetto a chi la pronuncia che, se lo avessi davanti, mi girerei e me ne andrei senza nemmeno rispondere). L’arcivescovo conclude il proprio articolo-sermone in questo modo: “…un appello ai protagonisti  della politica  particolarmente urgente in questa fase di crisi: occorre un sussulto morale…” (ed il loro “sussulto”?). Queste ed altre frasi mi hanno lasciato veramente a bocca aperta e sinceramente irritato. Per questo motivo mi sono deciso a fare l’articolo. Non è che i politici non abbiano bisogno di “buoni consigli”, tutt’altro, vivono anche loro nella piena immoralità ed incoerenza,  però… ci vuole  una bella “faccia tosta”. E’ proprio il caso di dire: “Da che pulpito viene la predica!”. L’arcivescovo si dimentica completamente di tutti gli scandali, come la pedofilia il riciclaggio del denaro sporco e tanti altri, che hanno coinvolto il Vaticano in questi ultimi tempi. Sembra che parli un angelo, un essere al di sopra della Terra, senza peccati e con il dono dello Spirito Santo. Facendo parte della casta clericale, per di più ricoprendone una carica dirigente, lui è corresponsabile e complice di tutto il suo operato, anche se personalmente può non aver commesso trasgressioni. Per cui non può fare finta di niente.

 Danno buoni consigli che gli altri devono applicare. Non a caso c’è il detto popolare “Fai ciò che il prete dice e non quello che lui fa!”. Concetto orribile, della massima ambiguità, da ripudiare con forza. Io credo che questo detto popolare sia stato coniato in ambienti vicini al clero, se non da esso stesso. Comunque alla Chiesa fa molto comodo. In questo modo accetta e minimizza il comportamento immorale del singolo prete ma assolve l’istituzione. Di fatto invita il credente ad avere lo stesso comportamento. Di conseguenza ne viene fuori che il clero può fare  qualsiasi porcheria, è dispensato dall’essere coerente con la propria dottrina. In questo modo la casta si autoassolve in tutto e per tutto e per sempre. Amen! 

Sono due mila anni che stanno facendo dichiarazioni  di buone intenzioni, solo dichiarazioni. Nel corso della Storia hanno commesso crimini spaventosi. Si sono fatti alcune piccolissime autocritiche, però senza andare minimamente alla radice. Quindi ripetono gli errori e  rimangono quelli di sempre: il potere spirituale che, insieme a quello temporale, opprime e sfrutta il popolo.  Una istituzione da rifiutare e storicamente da abbattere.

18/12/10                                                                                                                   Antonio Mucci

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PORCO GIUDA!

 

Per un pugno di parlamentari traditori questo governo cricco-fascista ha ottenuto la fiducia alla Camera e al Senato. Berlusconi&Bossi non avranno comunque i numeri per poter governare fino alla fine della legislatura, ma oltre al vantaggio di aver fatto fallire ogni ipotesi di governo di transizione e di nuova legge elettorale (e di non dover andare in Procura a farsi processare, nel caso di Berlusconi), B & B avranno il beneficio di poter gestire tutta la fase pre-elettorale prima delle inevitabili elezioni di marzo o aprile 2011. Berlusconi&Bossi lasceranno dietro di loro un Paese impoverito, senza lavoro, precarizzato e screditato a livello internazionale dai continui scandali, anche sessuali. L’unica cosa che Berlusconi&Bossi sanno fare bene è la campagna elettorale, comportandosi da piazzisti venditori di promesse che poi non mantengono mai quando devono governare, come dimostrano le tasse che invece sono aumentate, i rifiuti che non sono spariti, le macerie nel centro storico dell’Aquila, i posti di lavoro drasticamente diminuiti, la social card fantasma per i poveri, l’Alitalia che diventerà francese, ecc ecc.

È sotto gli occhi di tutti il generale sfacelo determinato dai tagli indiscriminati di Tremonti, dall’assalto alla scuola pubblica attuato dalla Gelmini, dalla cancellazione dei diritti dei lavoratori portato avanti da Sacconi, dalle politiche razziste del ministro Maroni, e da quelle guerrafondaie di La Russa in Afghanistan. Berlusconi è stato teorizzatore del primato del consenso popolare su qualsivoglia norma di legge, diventando campione del falso in bilancio, ispiratore di dimostrate corruzioni di magistrati, esperto di una forma di corruzione moderna: quella di cambiare le leggi in modo da non far risultare più reato quel che prima lo era.

ELEZIONI A PRIMAVERA 2011

È evidente che non si può governare il Paese con pochissimi voti di maggioranza e che un allargamento della maggioranza è impossibile, quindi lo sbocco inevitabile saranno nuove elezioni a marzo o ad aprile 2011.

Un’altra vittoria a queste elezioni darebbe a Benito Berlusconi la forza parlamentare per cambiare la Costituzione e assumere “i pieni poteri'', come Mussolini nel 1922. Potrebbe diventare il prossimo presidente della Repubblica, trasformare la Corte costituzionale in una privatissima “Corte dei miracoli”, arrivare ad un Capo dello Stato eletto direttamente dal popolo, distruggere l'indipendenza della magistratura, politicizzare il Csm, controllare del tutto i mezzi di comunicazione, rafforzare i poteri dell'esecutivo, ridurre il Parlamento ad organo servente dei desiderata del Principe, completare il cambiamento della forma dello Stato da Repubblica unitaria e parlamentare a  Presidenziale.

Il centrosinistra per vincere deve mettere insieme tre componenti: la leadership, il programma e la coalizione.

LEADERSHIP E PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA:

Le cosiddette "elezioni primarie", pur esaltando negativamente il leaderismo e la personalizzazione della politica, rappresentano una possibilità per i cittadini di partecipare ed esprimere delle proprie opzioni riguardo al Paese.

Il candidato alle primarie dovrà dire da quali forze politiche ritiene debba essere composta l'alleanza che si presenterà alle elezioni e attorno a quale programma.

PROGRAMMA:

Dovrà essere di ricostruzione nazionale, da scrivere insieme ai movimenti, al sindacato, alla società civile. Un programma riformista, democratico, solidale, vicino alle parti più deboli, di pochi punti essenziali, inequivocabili e vincolanti, a differenza delle maglie larghe e indistinte che contraddistinsero il documento su cui si fondò la stagione breve del governo Prodi.


ALLEANZE:

Il nuovo Ulivo è l’alternativa: Pd, Sinistra e Libertà e Italia dei Valori (con appoggio esterno della Federazione della Sinistra), devono ricostruire, insieme, una coalizione omogenea, capace di vincere le sfide del cambiamento, senza inciuci col Terzo Polo dei poteri forti (Banche, Confindustria ecc) che vuol scaricare il peso della crisi su lavoratori, giovani e pensionati.

 

FINI E CASINI NON POSSONO ESSERE ALLEATI DEL CENTROSINISTRA ALLE ELEZIONI

1) Fini - Casini - Rutelli stanno lavorando ad nuovo centrodestra, ad un Terzo Polo. In caso di elezioni il Terzo polo pescherà voti nell'area moderata, quindi dovrebbe togliere un bel po' di seggi al piccolo duce di Arcore e rendere possibile al centrosinistra di batterlo, come già accaduto in Puglia alle ultime Regionali. Se ciò non avvenisse, Berlusconi vincente si assumerà – in termini di consenso- il peso delle misure economiche antipopolari che sicuramente attuerà.

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2) Udc e Finiani hanno ucciso l'Italia con una Finanziaria che ha tagliato orizzontalmente, senza curarsi di dove si abbatteva la mannaia e senza un'idea di sviluppo. Non ci si può alleare con chi non vuole piu' Berlusconi, ma vuole continuare a fare senza di lui le stesse identiche cose in materia economica.

 

3) l'Unione fallì anche in quanto coalizione disomogenea, che cercava di tenere tutti dentro e non riuscì a governare il Paese, aprendo il campo al ritorno di Berlusconi e dei suoi lanzichenecchi. Alleandosi con loro il centrosinistra contribuisce solo a dare un'immagine di debolezza e mancanza di autosufficienza perdendo voti contemporaneamente a destra e a sinistra: i moderati ritornerebbero spaventati sotto l’ombrello protettore del PdL, mentre la sinistra sociale incrementerebbe massicciamente le fila dell’astensionismo.

 

4) L’asse Fini-Montezemolo-Casini-Rutelli intende dare rappresentanza politica agli interessi dei poteri forti (Banche, Confindustria, ecc) per rendere i lavoratori ancora più subalterni a questi interessi, tentando di cooptarli nella condivisione di una sorta di patto sociale neocorporativo.

 

FINI E FLI NON POSSONO ESSERE UN ALLEATO ALLE ELEZIONI.

1) Fini rappresenta una destra gaullista, neo-gentiliana, un neoliberalismo autoritario incentrato anche su Presidenzialismo e nazionalismo guerrafondaio.

2) Fini per quindici anni ha votato tutte le leggi ad personam, e non basta dichiararsi ora per la legalità e il rispetto della Costituzione quando poi si continua a sostenere che Berlusconi, fino a che è primo ministro, debba essere sottratto ai processi, adducendo erroneamente a modello altre democrazie europee (Francia), dove invece solo il capo dello Stato ha diritto al congelamento dei suoi processi, e sempre che i reati siano connessi alle sue funzioni. Fini e i finiani hanno sostenuto Berlusconi nelle sue esternazioni volte a limitare l’indipendenza della Magistratura, hanno espresso voto contrario all'autorizzazione a procedere per l'ex ministro del Pdl Pietro Lunardi, e non hanno avuto il coraggio di votare la sfiducia al sottosegretario alla Giustizia Caliendo.

3) Fini e i finiani hanno avallato tutte le porcherie del governo Berlusconi, la legge Gasparri che consacra il monopolio Mediaset, i tagli orizzontali di Gelmini e Tremonti, gli attacchi ai diritti dei lavoratori di Sacconi, le avventure guerrafondaie in Afghanistan. L’ex finiano Ministro Ronchi, poi, è al centro dell'iniziativa referendaria contro la mercificazione dell'acqua pubblica. Fini è quello del massacro di Genova del luglio 2001, quello della legge sull’immigrazione che raccoglieva firme nei gazebo contro i migranti, che a Mirabello ha rivendicato come antecedente ideale Almirante (il fucilatore di partigiani) e fatto tributare un’ovazione a Mirko Tremaglia, volontario repubblichino non pentito. Se scopre solo adesso le malefatte del sultano di Hardcore è per l’ambizione politica che lo spinge a contendere a Berlusconi l'egemonia del "centro-destra" e, in futuro, la stessa conquista del Quirinale.

CASINI E L’UDC NON POSSONO ESSERE UN ALLEATO DEL CENTROSINISTRA ALLE ELEZIONI .

Questi furbacchioni strizzano l'occhio ora a destra ora a sinistra e sempre al miglior offerente,  per prendere posti nelle spartizioni:

1) È insensata qualsiasi disponibilità ad un’alleanza con quella che da più parti viene definita l’Unione Dei Condannati per l’alto numero di inquisiti e pregiudicati per reati infamanti lì presenti. L’UdC ha sostenuto una legge scudo per il premier da inserire nella Costituzione, ha perpetrato l'aggressione sistematica alla magistratura e alla Costituzione, ha votato le peggiori leggi ad personam.

2) l’UdC è un partito favorevole al nucleare e alla privatizzazione dall’acqua, che ha posizioni di liberismo selvaggio e antipopolare in materia economica, approva i finanziamenti anticostituzionali alle scuole private e rasenta l’oscurantismo Medioevale su tematiche importanti quali: fine-vita e bio-testamento, scienza embrione e legge 194 sull’interruzione di gravidanza, pillola, coppie di fatto, laicità dello stato, diritti degli omosessuali e legge 40 sulla fecondazione assistita.

CONCLUSIONE

 

Einstein diceva : “Non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha provocato il problema”. Battiamoci perchè la prossima volta i cittadini non ridiano le redini del governo in mano a Bossi-Berlusconi. È un valore liberare l’Italia da questi ladri di libertà, d’informazione e di democrazia, da chi ha sfruttato le istituzioni per sistemare i propri loschi affari.

L'Italia ha bisogno di governanti onesti, rispettosi dei diritti, attenti ai bisogni dei più poveri: tutto ciò che non sono stati Berlusconi&Bossi. 

 

LIBERIAMOCI DAL GOVERNO BOSSI_BERLUSCONI AFFAMATORE E ANTIPOPOLARE !

COSTRUIAMO UN'ALTERNATIVA DI GOVERNO DI CENTROSINISTRA DEMOCRATICA, RIFORMISTA E SOLIDALE!

 

Francescopinerolo@fastwebnet.it 

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Le opinioni su Garibaldi e la sua spedizione sono varie. Io personalmente mi reputo super partes non essendo un ricercatore storico ma solo un sociologo. Il librone di Musarra, frutto evidente di una ricerca certosina  (e quindi come tale meritevole di plauso), rientra nella "celebrazione" di Marsala, storica città dello sbarco e non contempla tutte le vicende avvenute nel resto della Sicilia. Il giudizio che il Musarra dà del grande Protagonista non mi sembra ottimista per partito preso ma piuttosto realista se è vero che ne mette in evidenza lo stato d'animo di chi vuol fare il dittatore a tutti i costi. Ho voluto fare questa premessa avendo ricevuto critiche da parte di chi ha una pessima opinione dell'"Eroe dei due Mondi" e mi ha accomunato, come recensore, ad un giudizio di gratuita assoluzione. Il che non risponde a verità. La recensione è già apparsa sul quotidiano romano Rinascita. C.R.V.

 

 

Recensione

 

Marsala e l’unità d’Italia

 a cura di Natale Musarra ( )

 

                                                                                                   di Carmelo R. Viola

 

         Si tratta di un volumone di ben 568 pagine fitte, scritte con caratteri minuscoli, pubblicato in occasione del 150mo anniversario dell’impresa di Garibaldi ovvero dello Sbarco dei Mille a Marsala, città che ne è orgogliosa. Il lavoro, che contiene per almeno il 95% dei documenti inediti, pescati in una serie di archivi, pubblici o privati, poteva essere opera, senz’altro meritoria, solo di uno che ama la verità e la memoria storica: mi riferisco al valente anarchico, storico e pubblicista, Natale Musarra, della cui amicizia e frequentazione mi sento onorato. Se come militante malatestiano, è impegnato a distruggere (si fa per dire) ogni e qualsiasi Stato, come storico si lascia attribuire dal Sindaco di Marsala, che lo ringrazia in apertura, il merito di avere contribuito a conoscere meglio lo Sbarco di Garibaldi e dei Mille ai fini della “formazione dello Stato unitario”.

         Messa a tacere questa curiosità aneddotica, incombe anche a noi il compito di valutare l’impresa davvero improba del Musarra, che ha scandagliato con attenzione certosina tutti gli scaffali, che si è trovati davanti, portando alla luce anche notizie apparentemente meno significative purché, in un modo o in un altro, in piccola o grande misura, attinenti alla complessa e ben diversa impresa garibaldina in Sicilia. Sappiamo come e quanto contrastanti siano le opinioni circa Garibaldi, perfino come persona, che a scuola abbiamo imparato a conoscere come l’”eroe dei due mondi”. Per alcuni sarebbe stato solo un avventuriero, attratto dai piaceri del potere, mentre i suoi Mille sarebbero stati anche dediti allo stupro e agli arbìtri, una vera e propria “feccia”, un’accozzaglia di ex galeotti e di delinquenti comuni.

         Sappiamo come e quanto diverse siano le opinioni anche relativamente ai Borboni, per alcuni amministratori saggi e giusti, per altri dediti allo sperpero e alla prepotenza. Ad Acireale (Catania) c’è ancora un filoborbonico così entusiasta e fedele da avere creato una specie di sodalizio per l’appunto borbonico per quanto strano possa sembrare.

         Di parere discreto è – documenti alla mano – il nostro Musarra secondo cui – l’ho sentito anche dalla sua viva voce -  i circa millecento uomini di Garibaldi sarebbero stati soggetti scelti per un’impresa organica, molto spesso anche persone titolate e di cultura. Naturalmente è il promotore, che li ha organizzati. Tuttavia, il Curatore, nella sua ampia “Introduzione”, non si lascia prendere la mano da sentimenti di ammirazione personale ma conserva il rigore dell’oggettività dello storico lasciando parlare i documenti. Così, dice della spedizione dei Mille come di “momento più alto del processo di unificazione nazionale”. Forse avrebbe voluto dire anche – ma non l’ha detto – di “unificazione statale”, tenuto conto che l’unificazione nazionale, a dire il vero, non è ancora avvenuta e forse non avverrà mai se si tiene conto dell’indipendentismo siciliano e della Lega padana – dei due poli, Sud e Nord, che sono in tendenza centrifuga, ma forse la sua condizione di anarchico gliel’ha sconsigliato.

         C’è chi sostiene che Garibaldi in fondo consegnò la Sicilia alla Dinastia Sabauda e chi si chiede perché mai l’unificazione non sarebbe dovuta avvenire dal Meridione in su. Ma Musarra procede per la sua strada e lascia la parola ai fatti secondo i quali, paradossalmente, dallo “sbarco a Marsala” ” prende l’avvio il “processo di dissoluzione del concetto unitario”. Per questo “La venuta di Garibaldi in Sicilia precipitò l’ora della rivoluzione”. Musarra parla di “dispotismo borbonico”, dice che “Marsala fu fra quei comuni che più si rallegrarono alle vicende del ‘48” e accenna al “tributo di fedeltà e di omaggio che la città doveva alla dinastia sabauda”“La rivoluzione del ’60 – scrive ancora, e siamo al punto – fu una rivoluzione di popolo”.

         Il Curatore non si tira indietro quando deve entrare nel merito del protagonista. “Garibaldi cominciò ad esercitare i pieni poteri anche nelle più minute cose e a rivendicare a sé ogni decisione” e più avanti “Garibaldi (…) sorprese tutti con

 

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i suoi scatti d’intolleranza, e talvolta d’irascibilità  nei confronti delle pur piccole decisioni  che non prevenissero o fossero autorizzate da lui”. Questo comportamento si attirò delle resistenze anche da parte dello stesso Crispi, collaboratore.

         La sconfinata mole di documenti, raccolti dal Musarra fanno conoscere, a chi la ha pazienza di leggere, un’infinità di fatti minuti e di dettagli annessi ma non toglie il dubbio circa l’effettivo stato d’animo dell’uomo Garibaldi, laico certamente ed antipapale, ma tuttavia alle prese con il potere, croce e delizia. Con quello strumento di cui, checché ne dicano anarchici saggi ed onesti come Musarra, l’uomo non può fare a meno. Il che significa che qualcuno deve pur gestirlo, il potere. Così, in una situazione di caos questo qualcuno può farla anche da padrone-salvatore. Ed è quello che deve avere fatto, come sapeva farlo, s’intende, Giuseppe Garibaldi.

Si ha un bel dire – ed io lo faccio in nome della mia biologia del sociale -  che non è possibile vedere dove finisca la politica e cominci la psichiatria, dove finisca l’utilità sociale e cominci l’interesse personale. Musarra potrebbe essere contento, pertanto,  di un Garibaldi, abusatore del potere e quindi denigratore dello stesso. Ma ciò non toglie nulla alla necessità biologic

a del potere stesso. Non ci rimane che prendere atto che Garibaldi diede solo il primo colpo di bacchetta per avviare la formazione dello Stato unitario, con l’autocrazia dei Savoia, con la monarchia costituzionale e, infine, con la costituzione repubblicana, ovvero con una formula (quella attuale), che serve solo a coprire il caos dei poteri e che ci riporta al Medioevo e quindi alla Sicilia garibaldina. L’impresa di Garibaldi, indipendentemente dalla sua consistenza strutturale ed umana, è certamente servita e, alla luce di ciò che è avvenuto dopo, è ozioso pesare i pro e i contro.

Il lavoro del Musarra serve certamente a portare lustro al Comune di Marsala (medaglia d’oro al valor civile), che si vanta di essere stato il punto nevralgico dei Mille, che occuparono via via tutti i Comuni dell’Isola, sottraendoli al governo (per alcuni giogo) borbonico convertendoli alla sudditanza sabauda. Secondo il prof. Romano Ugolini, presidente del Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini (C.I.S.R.G.), per conto del quale Natale Musarra da tempo elabora un’indagine di archivio, nella nota di ringraziamento a questo, ritiene che l’impresa di Garibaldi sia servita all’unificazione del Regno d’Italia.

Per quanto detto io personalmente non ho motivo di goderne se non fosse per lo spirito altamente anticlericale e autorevole del protagonista, ma ciò non m’impedisce di augurare fortuna a questa miniera di notizie autentiche perché anch’io, come il Musarra, amo la verità storica.

 Nel Cap. IX,“L’opposizione al nuovo Stato”, il Curatore parla della “generale carenza di partecipazione democratica alla costruzione del nuovo Stato”, del che pare non compiacersi e riporta alcune pagine del “Catechismo politico” di tale Luigi Marianni di Brescia, “uno dei primi testi - specifica – di socialismo libertario diffuso in Sicilia”. Il Marianni venne ingiustamente scambiato per un volgare oppositore e come tale arrestato e perfino maltrattato. Il marasma non è una novità…

Il catechismo di Marianni, che oggi sarebbe probabilmente un socialista o un anarchico, ci riporta ad una concezione deista-idealista, dove non c’è posto per la dimensione economica, che verrà introdotta da Marx.  L’uomo risulta essere stato creato da Dio, libero e soggetto solo alle leggi naturali, che sono l’ “ordine regolare e invariabile prescritto dalla natura per la conservazione dell’universo e di ogni essere creato”. Il diritto ci riporta alla concezione di giustizia e consiste nella “virtù di dare ad ognuno quello che gli appartiene” – il che ci appare scientificamente corretto.

Il Marianni ci parla anche dei doveri dell’uomo, il più importante dei quali è il non far male a nessuno.  Quanto al popolo “solo è sovrano a sé medesimo”. La rivoluzione è legittima per liberare un popolo dalla schiavitù. La libertà viene regolata dalla legge naturale e di giustizia universale. “La vera felicità d’un popolo consiste nell’amare la libertà”.”Il miglior modo di servire Dio, base di tutte le religioni (è) amare la libertà e servire la patria” (pag. 456 e seguenti).

Segue il decimo ed ultimo capitolo “La fine di un’epoca”, che riproponiamo con le stesse parole, non certo entusiaste, dello stesso Musarra: “Con la morte in duello di Andrea D’Anna [cospiratore marsalese, inteso Nené] si chiude emblematicamente per Marsala l’epoca delle rivoluzioni. Le speranze suscitate dallo sbarco di Garibaldi sono andate quasi tutte deluse (…). Alla fine, di tante passioni non rimane che l’oblio che, con questa pubblicazione speriamo di avere contribuito a rischiarare”. Vorrei dire che lo stesso Curatore ha chiuso con una nota poetica, che ci commuove e che riscatta la stessa ambiguità e caducità del fenomeno Garibaldi in una Sicilia, che ancora attende un vero e proprio riscatto e non solo dalla mafia, figlia primogenita del capitalismo.

Il volume riproduce anche foto e documenti, dati statistici dell’epoca ed una raccolta davvero inedita e sorprendente di “inni garibaldini”, in lingua e in dialetto. Riproduce anche articoli di stampa ed una quantità imprecisata di trame epistolari ed è dotato di un nutrito “Indice ragionato”.

 

                                                            

  Carmelo R. Viola

 

(Marsala-Musarra – 10.07.10 – 2622)

 

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Descrizione: ilSale2

Terzigno History

di Antonio Musella

La ribellione delle comunità vesuviane, le reazioni del governo e la questione delle pratiche.


Descrizione: http://www.sinistrainrete.info/images/stories/20100924_zios.jpgLe immagini della resistenza delle comunità vesuviane in lotta contro le discariche di Terzigno stanno facendo il giro del mondo.

Una insorgenza sociale contro l’ennesimo stupro del territorio in Campania. Una ribellione che assume una parte delle caratteristiche delle mobilitazioni che abbiamo già visto in Campania, a Pianura come a Chiaiano, ma che vive in un contesto di ulteriore esasperazione. La controparte, ancora una volta il governo Berlusconi, prova a gestire nelle medesime forme, assumendo anche i contorni del ridicolo nelle dichiarazioni del premier ed in quelle del sottosegretario Bertolaso, di come provò a gestire la ribellione del 2008.

In mezzo c’è la sedimentazione della coscienza sociale in questi territori intorno al tema della difesa della salute e dell’ambiente, intorno al tema dello smaltimento dei rifiuti, intorno alla difesa strenua e determinata della vita stessa.

Quello che oggi l’esperienza di Terzigno ci offre, magari non è immediatamente collegabile con il tema della sedimentazione di un percorso di autogoverno dei territori, subisce sfumature diverse rispetto all’alfabeto della costruzione delle comunità resistenti, ma di certo ci pone al centro del dibattito politico all’indomani della manifestazione del 16 ottobre, il tema delle pratiche e della loro legittimità sociale.

 Il sottosegretario Mantovano si affretta a definire come “inquinate ed infiltrate dagli anarco insurrezionalisti” le mobilitazioni delle comunità vesuviane, senza tenere conto della storia di quel territorio, fatta senza dubbio di un economia legata a doppio filo con la terra, la salubrità del territorio, in un rapporto simbiotico se vogliamo con il vulcano, ma senza dubbio priva di riferimenti alla dimensione organizzata delle lotte sociali.

Terzigno è una ribellione popolare che finalmente ha rotto ogni margine di compatibilità con quel piano della rappresentanza che fin a poche settimane fa costituiva un elemento caratterizzante in quella lotta.


1. Il film già visto. Bertolaso 2 …la vendetta.


Lo Stato ha deciso di agire….


E giù tutte le dichiarazioni sulle discariche che saranno messe in sicurezza, su quella di Cava Vitiello che sarà una “discarica a norma”, sulle rassicurazioni per la popolazione, sulle condizioni delle falde acquifere. Ed ancora, con i medesimi toni trionfalistici di due anni fa, “risolveremo il problema dei rifiuti in dieci giorni”.


Per concludere….”il sottosegretario Bertolaso si trasferirà a Napoli”.


È il 22 ottobre del 2010, eppure sembrano le uguali ed identiche dichiarazioni che Silvio Berlusconi pronunciò al suo primo consiglio dei ministri che si tenne a Napoli nel 2008. Il tema di oggi è la discarica di Terzigno, quello di ieri era la discarica di Chiaiano.

Il film già visto è quello del Bertolaso salvatore. Lo scenario però non è affatto uguale. In questi due anni sono successe tante cose. È successo ad esempio che l’esperienza di Chiaiano, organizzata, reticolare, resistente, permanente, ha agito come vettore della costruzione di un sentire sociale profondamente diverso da quello antecedente al 2008. Le alternative alle discariche ed agli inceneritori, ovvero il trattamento a freddo, il trattamento meccanico manuale, la raccolta differenziata “porta a porta” sono entrati nel vocabolario comune dei tanti. Solo le istituzioni, tra imbarazzi ed ignoranza, continuano a liquidare come “impossibili” le alternative proposte dai comitati. È successo inoltre che il quadro politico all’interno del quale si svolge lo scontro tra comunità in lotta e istituzioni legate alle lobby economiche promotori di discariche ed inceneritori, è mutato. Il

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Pdl da queste parti ha conquistato prima le province, a cominciare da quella di Napoli, poi la Regione Campania con Stefano Caldoro. Ed è stato proprio l’elemento del “miracolo rifiuti” finalmente svelato che è stato decisivo per il partito del premier e soprattutto di Nicola Cosentino, per vincere le ultime tornate elettorali. Il credito dei cittadini campani nei confronti del premier, proprio oggi che la crisi morde la carne ed i portafogli, proprio oggi che decine di migliaia di posti di lavoro si perdono proprio in questa regione da Fincantieri a Pomigliano, proprio oggi che i primi provvedimenti del governatore Caldoro sono stati l’eliminazione del reddito di cittadinanza e delle misure di sostegno al reddito, sembra essere finito.

È successo inoltre che Guido Bertolaso non è più certo il “salvatore dei cittadini”, ma quel “Ladro in S.p.a” come qualcuno continua a ricordargli dai brogli della cricca a L’Aquila ed alla Maddalena.

Per questo oggi lo scontro in atto vive, per la controparte governativa, di una pantomima imbarazzante, che contribuisce a rendere l’esito della rivolta nel vesuviano più che mai aperto. Il governo non ha la stessa forza del 2008 quando mandava l’esercito contro i cittadini tra gli applausi dei più.


Il quotidiano di Visman Cusenza, “Il Mattino” si è consolidato come quotidiano filo governativo proprio dal 2008 in poi, da quando c’era come direttore l’attuale direttore del Tg2 Mario Orfeo. Un recentissimo sondaggio del portale on line del quotidiano di Via Chiatamone chiedeva ai cittadini di chi era la colpa della nuova emergenza rifiuti. Appariva singolare che tra le risposte addirittura c’era una che indicava “gli antagonisti e gli anarco insurrezionalisti”. Solo l’1,2% per questa singolare opzione, mentre oltre il 50% dei lettori indicava nel governo Berlusconi il responsabile della nuova emergenza. In due anni non hanno avviato un piano di smaltimento dei rifiuti, hanno semplicemente atteso che si riempissero le discariche, senza scontentare nessuno, soprattutto senza scontentare gli amici di Nicola Cosentino tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, gli amici di Ciriaco De Mita nella provincia di Avellino, gli amici di Clemente Mastella in quella di Benevento e gli amici di Mara Carfagna nella provincia di Salerno. Un equilibrio tutto interno al Pdl che ha portato all’immobilismo. Proprio sulla decisione di aprire la discarica di Cava Vitiello sembra aver giocato un ruolo determinante il pezzo più forte ed organizzato del Pdl, nonché quello più ambiguo ed inquinato : quello di Nicola Cosentino. Il governatore Stefano Caldoro sembra rimasto solo e senza le truppe che forse non ha mai avuto. E dunque per applicare le “leggi dello Stato” come dice Berlusconi, ecco che arriva nuovamente da queste parti Guido Bertolaso, stavolta senza poteri commissariali, ma forte del quadro normativo del famoso decreto di fine emergenza rifiuti approvato in febbraio, che gli consegna la gestione della futura discarica di Cava Vitiello e con un ordinanza del prefetto di Napoli Di Martino, gli affida anche la gestione dell’attuale discarica di Cava Sari.


“Una volta che si sarà riempita la discarica ci faremo un laghetto” ha annunciato Berlusconi, le stesse idiote e macabre parole utilizzate nel 2008 rispetto alla discarica di Chiaiano. Probabilmente nessuno crederà più a laghetti e paperelle.

Bertolaso segue la stessa falsariga. “Per ora accantoniamo il discorso su Cava Vitiello e cominciamo a mettere in sicurezza Cava Sari”. Tradotto significa “ora vi tranquillizzo sulla messa in sicurezza di Cava Sari, voi siete più calmi, scema la mobilitazione, vi porto al logoramento e magari fra qualche mese con un blitz prendo Cava Vitiello”. Le tattiche di Guido Bertolaso ormai non hanno molti segreti da queste parti. Infatti due anni fa su Chiaiano la sostanza era molto simile, “facciamo fare i carotaggi, se risultano negativi allora non facciamo nulla…”.

Intanto anche la Chiesa prende posizione. Prima il Cardinale Sepe e poi addirittura il Papa.
Benedetto XVI auspica una soluzione condivisa sul problema rifiuti”, recita un comunicato della Santa Sede. Qualcuno avrà pensato che le preghiere alla Madonna della Neve abbiano sortito effetto. C’è da dire che il cardinale Crescenzio Sepe, uno che per conto di Propaganda Fide non faceva altro che fare lo speculatore immobiliare, comprando e vendendo case ai potenti come l’ex ministro Lunardi, - come recitano le accuse dei giudici di Perugia - fu la prima personalità che Berlusconi incontrò nel 2008 subito la sua elezione e l’avvio della missione rifiuti. Sepe benedisse Berlusconi. Arrivarono alcune decine di milioni di euro per una improbabile raccolta differenziata fatta nelle parrocchie delle diocesi di Napoli.


Evidentemente vista la nuova emergenza, la chiesa alza la mano e dice “Presente!”. Pronti per entrare nel tavolo…


(… continua nel prossimo numero)

 

Presentato da Tonino Giuffre

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Descrizione: ilSale2

 

Per battere Berlusconi studiare la Storia degli ultimi 40 anni !

di  Luciano Martocchia

Mentre il mercato delle vacche si è trasferito per l'occasione alla Camera e al Senato, mentre deputati illustri carneadi  hanno  bisogno delle  telecamere che li inquadrano e un po' di notorietà,  gente che si è venduta a suon di centinaia di migliaia di euro sborsati da un losco miliardario assurto da un quindicennio alla carica di Presidente del Consiglio, gente che ha dato la fiducia al governo, gente che si scervella nei salotti e ristoranti romani, mentre si decide con chi allearsi per assicurarsi la propria poltrona o pensione dorata, mentre succede tutto questo, al popolo dei paesi del napoletano stretto nella morsa della fetida spazzatura, agli studenti in rivolta contro la riforma universitaria della Gelmini  si dice , “Vietato disturbare il manovratore, ripassate, grazie!” nella migliore delle ipotesi, perché ai pastori sardi sbarcati a Civitavecchia per dimostrare pacificamente nella capitale, è accaduto di essere stati malmenati dalla polizia e ricacciati a forza nei traghetti per essere “rimpatriati” con la forza in Sardegna.   La vergogna di Stato continua..... il governo ha ottenuto  la fiducia e su quanto è accaduto a livello politico trasversalmente  non si può ormai più sottacere.  Se qualcuno pensa che il governo Berlusconi sia l'unico problema di questo Paese.. purtroppo si sbaglia; se qualcuno pensa di vivere in una Democrazia.. purtroppo  si sbaglia ancora.

Farebbe bene ogni Cittadino di questo Paese ad impegnarsi a far uscire questo nostro Paese dalla crisi politica più grave che abbiamo mai avuto. A questa crisi non si arriva soltanto dopo 15 anni di berlusconismo, si arriva dopo decenni in cui da un lato certa politica ha svenduto la sovranità popolare al governo Usa, alleandosi quanto con i neofascisti, quanto con le organizzazioni segrete paramilitari, quanto con i golpisti, quanto con i corrotti a tutti i livelli  e, contemporaneamente  una certa politica stringe rapporti con le mafie, favorendo le sinergie tra la grande imprenditorialità e la  criminalità organizzata. ( E, guarda caso, il conflitto d’interessi di Berlusconi con i suoi incarichi politici chiarisce bene il quadro) Chi crede che con il liberarsi di Berlusconi questo Paese risolverà i suoi problemi   ignora la verità sulla nostra drammatica storia e andrà incontro a cocenti delusioni! Questo Paese si deve liberare dalla corruzione, dalle mafie, da chi ci ha svenduto la sovranità agli americani, dagli stragisti, dai golpisti e dai paramilitari segreti, dai fascisti palesi e che si sono rifatti il trucco. Solo a quel punto veramente libera, l'Italia potrà avere la speranza con il contributo di tutti di essere una Democrazia matura. Quanto alla Costituzione del 1948 la vogliono cambiare trasversalmente a destra, centro e sinistra, quando la verità è che si tentò di assassinarla  a Portella delle Ginestre, a Piazza Fontana, a Piazza della Loggia, in via Caetani e  via Fani, in via Carini, le stragi di Ustica e della stazione di Bologna : la Costituzione del 1948 è stata gravemente lesa.

Ogni cittadino di questo Paese dovrebbe essere informato della vera Storia di questo Paese affinchè possa comprendere l'origine dei suoi problemi nella vita quotidiana; ma perché una certa parte d’ opposizione fa credere che con la caduta di Berlusconi i problemi saranno  tutti risolti?  A chi giovano queste tesi ? Esse giovano solo a coloro che vogliono semplicemente sostituirsi al governo Berlusconi, con un altro governo che lascerebbe tutto immutato. E’ una politica di potere non di democrazia.  E non è certo l’ uomo nuovo Nichi  Vendola  l’artefice di una svolta. Infatti dietro non esiste un progetto alternativo al berlusconismo.  In sostanza è ancora  la politica dalemiana, quella della nascita del precariato in Italia,  dei bombardamenti nella ex Jugoslavia, quella che non ha voluto approvare la legge sul conflitto d’interessi;  si fa propaganda così come la fa Berlusconi quando,  mentendo,  fa credere alla gente sprovveduta, teledipendenti del TG4 di Emilio Fede,  che tutti i problemi di questo Paese sono dovuti ai comunisti.  Caduta o non caduta del governo, i problemi rimarranno gravissimi, fino a quando si mentirà trasversalmente sulla causa e l'origine degli stessi, semplicemente perché anche i rimedi saranno completamente inefficaci a farci guarire dalle nostre malattie.

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

        

         2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”