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IL SALE - N.°100


 

 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

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anno 10  –  numero 100 – Gennaio 2010

 

 

 

 

FESTEGGIAMO  IL

 

N. 100

 

CON UN :

 

 

-        GRAZIE A TUTTI COLORO CHE CI HANNO LETTO!

-        GRAZIE A TUTTI COLORO CHE CI HANNO AIUTATO!

-        GRAZIE A TUTTI!

-        PER UNA SOCIETA’ IN CUI CI SI POSSA DIRE SEMPRE GRAZIE RECIPROCAMENTE !

 

 

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

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Sommario

 

Speciale numero 100

 

 

 

 

 

·         Da pagina 4 a  pagina 11     100 numeri – 100 opinioni

                                                                di vari autori

 

 

·        Pagine 11 - 12  e 13    Abruzzo: il terremoto continua

                                                    di Giacomo D’Angelo

 

·        Pagine 14 e 15             Poesie

                                              di Fernando Italo Schiappa

                       

·        Pagine 16 e 17             All’attenzione del Presidente della Repubblica…

                                                    di Paolo Carinci

 

·        Pagina 18                      Via Craxi

                                                    di Luciano Martocchia 

 

·        Pagina 19                      I nostri principi

                                                    de “Il Sale”

 

 



 

 

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PERCHE' IL CROCIFISSO MI DA' FASTIDIO
 

C'è voluto un tribunale europeo per applicare la Costituzione Italiana. Con la sentenza della Corte di Strasburgo, il crocifisso dovrà essere rimosso dalle aule scolastiche italiane. In attesa che il ricorso presentato dalla stato Italiano sia rigettato, come di certo sarà, si sono moltiplicate le delibere di vari consigli comunali e provinciali che ribadivano il sopruso di mantenere un simbolo di parte, aggiungendo il deterrente di una multa per chi si azzardasse ad applicare una sentenza europea!!!
Io sono un socio iscritto e anche attivista dell' uaar, cioè dell' unione degli atei che ha fornito il sopporto legale ai genitori che hanno presentato il ricorso, vinto, a Strasburgo. In questi giorni, discutendo del caso, mi sono spesso sentito rivolgere la domanda :- Il crocifisso, ma che fastid io ti dà?.- Oppure affermazioni quali: la maggioranza degli italiani è cristiana- Fa parte della nostra tradizione e cultura- E' lì da 2000 anni- Cristo è venuto per redimerci dai nostri peccati- E'un simbolo di pace. Se i Paesi Arabi non mi fanno mettere il crocifisso, io mi tengo il mio simbolo.
Ecco le mie risposte.
Ma che fastidio ti dà?
Offende il principio di libertà e discriminazione. Se il posto (aule scolastiche, ma anche luogo pubblico) è di tutti, non c'è alcuna ragione per marchiarlo con il simbolo di una parte.
La maggioranza.
Su questo concetto si evince come, più di 200 anni fa, le menti degli illuministi stavano più avanti di tanti italiani di oggi. In materia di libertà di coscienza, non può valere il principio di maggioranza, altrimenti si avrebbero solo religioni di stato per imposizione del pe nsiero numericamente dominante. Al contrario, ciò che caratterizza la civiltà europea forgiatasi nei secoli grazie ai vari pensatori libertari, è il porre al centro il diritto individuale dell'uomo come singolo e non come "comunità". Io, uomo singolo, ho riconosciuto il diritto di pensarla come voglio sulla religione e, di conseguenza, di poter esplicare il mio credo nei luoghi appositamente predisposti, ma non posso pretendere di imporre "per legge" i simboli del mio credo negli spazi pubblici usufruiti da tutti.
Fa parte della nostra tradizione e cultura.
Le tradizioni e le culture che offendono i diritti inalienabili dell'uomo, vanno combattute. Anche l'infibulazione è una tradizione, ma, di certo, in Italia non è permessa, in quanto contro l'inviolabilità della fisicità della persona. I'imposizione del crocifisso, è contro la nostra Carta Costituzionale perchè offende il prin cipio di laicità, di pari libertà di coscienza e di non discriminazione verso altre religioni. Dunque, più che una tradizione, si deve dire che il crocifisso sta perpetuando una prevaricazione attuata per...tradizione.
E' lì da 2000 anni.
Tralasciando il fatto che una simile espressione denota l'ignoranza su come storicamente si svolsero i fatti, ciò non giustifica il fatto di persistere in una posizione sbagliata, a meno che non si voglia cambiare la Costituzione e imporre una religione di stato.
Cristo è venuto per redimerci dai nostri peccati. Questo è semplicemente un argomento religioso, l'imposizione di una visione "a tutti" che appunto giustifica il ricorso a Strasburgo. Se poi provate a chiedere ad un cattolico quali siano le fonti storiche non religiose e contemporanee a Gesù che documentano della sua effettiva esistenza, vedrete che brancolerà nel buio o farn eticherà una sciocchezza...già, perchè, nel 2010 ancora nessuna fonte è stata mai trovata sulla sua esistenza...e dire che i Romani scrivevano su tutto!!!
E' un simbolo di pace.
Facile rispondere come la religione divida e non unisca l'uomo. Quante crociate e massacri fatti con un crocifisso in mano? Hanno calcolato che le vittime del cristianesimo siano oltre 100 milioni di morti.Porgete ad un indios, ad un ebreo, ad un musulmano un crocifisso come simbolo di pace...in bocca al lupo. Allora non è meglio sostituirlo con un simbolo più universalmente riconosciuto, ad esempio con la bandiera a più colori ora in voga che reca la scritta" pace"?
Se i Paesi Arabi non mi fanno mettere il crocifisso, io mi tengo il mio simbolo.
Bè, signori, se volete paragonarvi ai Paesi Arabi e fare come loro, cambiate la Costituzione, uscite dall'Unione Europea e aderite al muro contro muro religioso, magari un giorno, il vostro crocifisso sarà appeso pure in Arabia, certamente dopo altri milioni di morti fatti per un simbolo di... pace.
Per esigenze di spazio, non ho argomentato più lungamente le mie risposte. Resta il fatto che il progresso per la tutela e per i diritti dell'uomo come individuo è, per fortuna, garantito da una solida civiltà europea. Spero che un giorno, anche gli italiani possano dire convintamente "Grazie Europa" così come un giorno dissero "Grazie America" quando furono liberati dal fascismo.

PAOLO VASINI

 

 

 

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100  numeri   –  100  opinioni

 

Invitiamo tutti a dare la propria opinione su Il Sale. Ci farà piacere!

 

 

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UN ABBRACCIO

 

di Giuseppe Bifolchi

 

 

Il centesimo numero del Sale arriva dopo dieci anni dal primo. Cento numeri e dieci anni. Non sono pochi. Quando iniziò quest’avventura non so quanti ci avrebbero scommesso. L’esperienza del Sale nasceva dalla volontà, ed anche un po’ dalla necessità, di cambiare registro rispetto alle esperienze precedenti. C’era stato il tentativo di costruzione di un soggetto politico nuovo, esperienza che aveva avuto il suo punto più alto in una riuscita assemblea del Coordinamento anticapitalista che aveva, però, segnato anche la sua fine. C’era stata poi l’esperienza del centro sociale Obelix e della Rete. In realtà ciò che caratterizzava coloro che si riunirono attorno a quell’idea del giornale era la ricerca di qualcosa che andasse oltre la politica e appunto per questo fosse un altro modo di far politica. Le idee e le riflessioni da cui nasceva la “voglia” di fare il giornale si ritrovano tutt’ora in quelli che sono i principi del Sale: l’autogestione, la democrazia diretta, la pari dignità delle idee, il rispetto reciproco, il pluralismo. Di questi il più difficile da mettere in pratica, quello più volte messo in discussione, quello che ogni tanto ha fatto vacillare il proseguimento dell’esperienza è stato, secondo me, il pluralismo. E non tanto sul giornale, sul quale, in fin dei conti, il principio “una penna per tutti” è stato rispettato, ma nelle riunioni, prima settimanali e poi quindicinali, che hanno accompagnato la vita del Sale. Del resto “nessuno nasce imparato” e l’unico modo per dare sostanza ad un’idea è quello di “provare” a praticarla. Ma non è facile e nemmeno comodo.

Penso che il risultato maggiore conseguito fin ora sia semplicemente quello di “averci provato” e non, certamente, quello di esserci riusciti. Però a volte ci siamo andati vicini… anche se altre volte ce ne siamo allontanati. E poi, almeno per me che non sono stato costantemente presente, anche quando saltavo più riunioni per qualche tempo, era di conforto sapere che comunque ci si stava provando e il Sale c’era. E c’era da un lato perché qualcuno ha avuto la costanza, la pazienza, la volontà, la tenacia di crederci sempre e dall’altro perché c’è sempre stato qualcuno che si è avvicinato al Sale, magari anche solo per poche riunioni, magari condividendone solo in parte i principi. Bene. Vediamo di arrivare al numero MILLE!!!

                                                                                                                

 

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di Moreno De Sanctis

 

Bah! son passati cinque anni e dovrei scrivere qualcosa sull'esperienza de IL SALE... prima di tutto mi vien da pensare che gli anni volano, vanno via i calendari come le caramelle e certi pomeriggi sono lunghi a passare come diceva qualcuno che credo sia ancora in galera.

 

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In ogni caso mi son trovato bene con le persone che ho conosciuto, anche se ho sempre sofferto di una certa burocratizzazione eccessiva dei rapporti umani all'interno del gruppo, ho sempre reclamato una maggiore spontaneità, tra persone che malgrado tutto si conoscono anche da diverso tempo, ma purtroppo la spontaneità troppo spesso s'è identificata col protagonismo di qualcuno a discapito di qualcun altro e buh pazienza. Al contrario nel rapporto uno-a-uno ho scoperto amicizie fantastiche e autentiche con alcuni. Credo e spero di poterle conservare fino a che morte non ci separi, come dice qualcuno che crede a qualcosa che non so neanch'io cosa.

Potevamo fare di più? Forse si o forse no, buh non lo so... già aver fatto qualcosa, anzi la migliore tra le poche, in questo deserto che ci circonda, credo sia stato importante.

Non abbiam fatto grosse azioni che andassero oltre il giornale e per questo “pretendevo” di più dal gruppo, lavorare almeno al suo interno intendo, condividere se non il pubblico almeno il privato, non è accaduto e forse ci è mancata la fiducia reciproca ma insomma, tutto sommato, mi aspettavo di più da me e dagli altri, ma non importa. A volte ci siam dimostrati non all'altezza delle idee di cui ci facciam portatori ...altre volte invece si, inaspettatamente mi son trovato stupito da un gesto un'accoglienza una sincerità un qualcosa che ci si avvicinava. In ogni caso, che noi lo vogliamo o no il mondo che ci circonda è ancora quello che era, se non peggio se non meglio, ma io/noi lo sognavamo in maniera totalmente diversa e non ci accontentiamo, almeno credo, almeno spero.

A dirla tutta mi sento un poco stanco, anche a vedere lo spettacolo osceno di “compagni” sistemati, accomodati e rassegnati non c'è molto da stare allegri, ma non ne faccio un dramma, continuo a tirare dritto e a fare “quel che posso”, a fare “quel che voglio”.

Ora come ora non so dire se il “pluralismo di ferro” del giornale in nome dell'autogestione ha coinciso con la libertà che m'aspettavo, non credo, in ogni caso è sembrata la migliore e l'unica possibile nel contesto in cui ci siam trovati e non la reclamo più di tanto.

E' un compleanno e come tutti i compleanni sinceri non può esimersi da una sorta di sguardo a ritroso che mi fa tirare somme a volte troppo sommarie, un po' come tutte le facili generalizzazioni che si fanno, troppo spesso.

Ed ora, in ultimo, me la voglio togliere: una bella torta in faccia a tutti i conferenzieri, gli intellettuali, i settari e i bibliotecari della libertà, mi fanno ridere e mi fan tristezza... nelle varie esperienze che ho fatto da quindici anni a questa parte ed anche noi nel piccolo del giornale per lo meno ci abbiamo provato a viverla, a condividerla ed applicarla, a liberarla, la libertà di cui tanto si parla ...e per tanto o tanto poco. ne val la pena. Un bel sorriso amaro a tutti, ma pur sempre un sorriso!!!

besos, m                         

 maldiscuola@yahoo.it

 

 

 

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di Luciano Martocchia

 

 

Il Sale compie 10 anni.. buon compleanno !  Lo leggo da diversi anni e ci scrivo da circa tre, non ho visto la sua nascita ma  già da tempo gli davo una sbirciatina quando ,o distribuivano durante i convegni o presso qualche localino di controtendenza come ce ne sono di diversi a Pescara.

Rimasi colpito dalla composizione a pioggia degli articoli che si dipanavano nel giornale senza un ordine prestabilito, monografici, senza linea predeterminata, alcuni   corrosivi, altri in stile quasi dannunziano e  di opinioni diverse fra loro. Sfogliando Il Sale la memoria mi  andava  a

 

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“Il Dibattito “ , un fogliaccio teatino della cultura del dissenso,  dove mi cimentavo soprattutto in cronache sindacali, anni ’70,  un’epoca ormai lontana, densa di passioni politiche contaminate da una tentazione rivoluzionaria. Il Dibattito era nato dall’ irrefrenabile lavoro redazionale stakanovista di Enzo Ciammaglichella , un intellettuale  cattolico del dissenso, un cattocomunista illuminato  influenzato prima dalle esperienze politiche filosofiche  del gruppo francese Esprit , poi dalle elaborazioni  del gruppo della Rivista Trimestrale che faceva capo al giornalista filosofo e  politologo italiano Franco Rodano. Il dibattito pubblicava tutto ciò che i cattolici del dissenso non riuscivano a pubblicare sui giornali ufficiali e non dobbiamo dimenticare che all’epoca internet non c’era ancora.

Come Il Dibattito che veniva condotto dall’infaticabile lavoro di Ciammaglichella attraverso la composizione tipografica in linotype, così oggi  Il Sale viene composto attraverso la posta elettronica e fotocopiato( eh, sì nel frattempo la tecnologia ha fatto passi da gigante) contando sull’invio in e mail degli articoli da parte di chiunque volesse scriverci e distribuito soprattutto brevi manu dall’infaticabile romantico rivoluzionario, un po’ visionario,  Antonio Mucci.

Ecco qui delineata la caratteristica principale de Il Sale che può essere riassunta nello slogan “ Una penna per tutti” o, come recita la testata quale sottotitolo, “Un foglio pluralista, democratico e quindi rivoluzionario”

Dal mio punto di vista posso dire che l’esigenza di manifestare le mie opinioni in forma indipendente svincolato dalle decisioni del potere della stampa ufficiale è per me imprescindibile.  La situazione italiana dal punto di vista dell’informazione è drammatica. Drammatica perché abbiamo, per quanto riguarda televisioni una vera e propria lottizzazione dei canali televisivi tra i vari partiti (chi più chi meno), sempre circoscritti al duopolio Rai-Mediaset, che fanno si che la voce predominante sia quella del padrone, editore o direttore.  E se vogliamo parlar dei giornali è ancora peggio. Basti ricordare come funzionano la televisione o i giornali, è prevista una gerarchia ben precisa, una struttura a piramide, che ne limita il suo accesso e utilizzo reale. Mentre invece internet  non ha padroni, non ha strutture organizzative complesse, teoricamente e praticamente l’accesso al mezzo è garantito a tutti. Quello che si configura per i giovani e i meno giovani è un futuro che sarà nell’insegna della lotta per la conquista della libera informazione, diritto che è costituzionalmente garantito, ma che è praticamente lontano dalla sua applicazione. 

E qui s’innesta il ruolo di un giornale di controinformazione come Il Sale, il paragone con internet è calzante, perché non legato a nessun gruppo dominante e impossibile da controllare.

 

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Il  Giornale Organizzatore”

di Antonio Mucci

 

            Il centesimo numero del giornale segna il decimo anno della sua  esistenza. Nel frattempo  sono passati anche dieci anni della mia vita, da 60 a 70. La mia impressione è che sono volati, ieri stavo a brindare all’arrivo del 2000 oggi del  2010. Veramente la vita è breve, “un’affacciata di finestra” come si dice comunemente.

            Eppure quando uno pensa:”porca miseria  sono passati dieci anni e che ho concluso?”, vai a fare i conti, stringi, ed hai poco o niente in mano. C’è una contraddizione tra la pretesa dei grossi

 

 

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risultati e la velocità con cui passa il tempo. Il problema però non è del tempo che è sempre uguale, ma della persona che lo misura in forma soggettiva ed arbitraria, dalla sua nascita alla sua morte. Da qui vengono tanti scoraggiamenti e tanti errori  che si commettono nel valutare la realtà perché questa ha una sua logica oggettiva e se ne frega della vita e della morte di una persona, che  vorrebbe vedere dei risultati, avere delle soddisfazioni. Niente da fare! La realtà  è giustamente spietata! 

            Creando questo giornale ci siamo proposti di realizzare  e diffondere il pluralismo, la democrazia diretta, l’autogestione e, quindi, la rivoluzione, come dice lo slogan in forma più concentrata posto sulla copertina. Il risultato positivo che abbiamo ottenuto, secondo me, è stato quello di formare un piccolo gruppo pluralista,  che si autogestisce, che funziona sulla base della democrazia diretta, del rispetto e dell’uguaglianza. La rivoluzione ha sempre rappresentato per noi, fin dall’inizio, una proiezione ideale-storica-di massa, per cui non abbiamo mai avuto la pretesa di raggiungere questo obiettivo. Però gli altri principi avremmo voluto che fossero presi all’esterno da altre persone, gruppi e realtà varie. Niente di tutto questo! Il Sale in genere non è stato capito! Molte volte è stato usato! Purtroppo è con una certa amarezza che festeggio questo centesimo numero.

            All’interno della sinistra minoritaria in particolare, soprattutto nei giovani, esiste una concezione errata del principio libertario che rozzamente si può riassumere come segue: “Io penso e faccio come cazzo mi pare e piace!”. Comportandosi in questo modo si pensa di essere all’apice dell’anarchia e della propria liberazione,  invece si sta applicando in pieno il principio egoista-borghese della libera iniziativa. Il funzionamento del gruppo si è scontrato con questa mentalità ed ha avuto la peggio. Peccato, perché potevamo essere molto più numerosi. Non si comprende che senza altruismo non ci può essere libertà. Questo discorso vale sia per il singolo che per la società.

            Il giornale ha ricevuto molta accettazione ma non adesione. Accettazione perchè le sue idee sono nobili e belle, ma non adesione perché ritenute astratte ed impossibili. Inoltre le persone sono abituate alla monoidea e non al pluralismo delle idee, quindi concepiscono il  giornale come l’espressione di un partito o di una organizzazione ma non con tante idee diverse tra loro. Non si è capito che il nostro non è l’organo di un partito ma di un gruppo di amici, che può essere paragonato al foglio di un qualsiasi posto di lavoro su cui scrivono persone di sinistra, destra e non votanti, cioè tutti su tutto, legati dalla finalità di tutelare i propri interessi. Così è avvenuto nel nostro gruppo che, pur essendo composto da persone di sinistra di destra e non votanti, è stato legato dalla finalità ideale e dall’interesse concreto di scrivere-stampare-diffondere-finanziare. Il Sale ha retto per 10 anni ed ha prodotto 100 numeri. Ciò dimostra che il pluralismo è un principio valido, concreto e possibile.

            Comunque la nostra non è stata fatica da poco per difendere questo principio perché molti dicono di essere pluralisti ma, all’atto pratico, intendono che gli altri devono pensare e fare come dicono loro. Basta una piccola differenza che si apre il putiferio, pur essendo quasi tutte persone di sinistra, molto vicine ideologicamente, pur non avendo nessun interesse particolare da difendere. Dieci anni fa non pensavo fosse così complicato fare una semplice discussione, uno scambio di opinioni. Comunque rimango della mia convinzione, anche perché ho capito che non sono le idee che dividono, ma i sentimenti individualisti delle persone.

            Logicamente un gruppo pluralista deve fare azioni pluraliste, se vuole intervenire coerentemente nella realtà. Non può fare interventi con una sola linea precisa, tranne le rare volte in cui tutti sono d’accordo. Questa è la nostra difficoltà attuale ed il salto di qualità che dovremmo fare, visto che la realtà, con la crisi, si fa sempre più incandescente. Io penso che possiamo riprodurre il pluralismo del giornale nei volantini e nelle Assemblee pubbliche. Il nostro compito è quello di discutere e far discutere. Noi possiamo decidere per il nostro giornale ma non per gli altri. Possiamo fare proposte e dare opinioni diverse, saranno i lettori, gli ascoltatori e le realtà esterne a prendersi ciò che riterranno utile e decidere loro stessi ciò che vorranno fare. Le idee, a differenza di come fanno le organizzazioni che praticano il metodo del lavaggio del cervello, non si impongono perché sono libere sia per chi le emette che per chi le ascolta.

            Il nostro è nato come un giornale organizzatore, non di informazione né di controinformazione. Io penso che sia dell’una che dell’altra ce n’è talmente tanta che la gente è confusa, paralizzata e volutamente bombardata in continuazione con notizie scandalistiche, di criminalità, imbrogli, corruzione, sofisticazioni alimentari, falsità, inquinamenti vari……..

 

 

 

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Tutto finisce in una bolla di sapone, tutti i veri colpevoli assolti, mentre l’Italia va verso la rovina totale. Per cui a che serve seguitare a fare ancora denunce ed appellarsi a queste istituzioni sorde cieche e cattive? Io penso che la cosa più importante sia insistere sul “Che fare?”. Da qui viene l’impostazione del giornale organizzatore. Naturalmente questa concezione non si impone, è libera, al suo interno vigono i principi giustissimi del pluralismo, del rispetto e di “una penna per tutti”. Per cui seguirà il suo corso, qualunque esso sia, sempre sulla base della democrazia  diretta e della sovranità dell’assemblea. Saranno i componenti del gruppo a segnarne l’indirizzo politico.

            Io penso che le idee del Sale portano ad andare dai lavoratori di Villa Pini, senza stipendio da 9 mesi, e proporre: “Prendetevi l’ospedale, socializzatelo, autopagatevi e gestitelo nel bene degli ammalati e del prossimo!”. Il tutto in nome del rivoluzionario principio cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso!”, a differenza di Angelini e della Giunta Regionale che agiscono in nome del principio disumano-reazionario “pensa a te stesso e fregatene del prossimo tuo!”. Questo è il giornale organizzatore come l’intendo io. A me non interessa che si vendano 10.000 copie di ogni numero, ma che svolga questo ruolo.

            Il Sale si basa sui principi dell’autogestione, della democrazia diretta, di ogni forma di  organismo e di democrazia di base. Questi principi formano la struttura portante di ogni situazione, categoria, problema. Su tale struttura va poggiata la tecnica e la scienza sociale. Attraverso questa struttura e queste fondamenta, la tecnica e la scienza vengono messe al servizio delle persone e non del profitto padronale come, purtroppo, oggi avviene nel 90% dei casi. Questa, a mio avviso, è la strada da seguire per uscire dalla  crisi in Italia e per farla pagare veramente ai padroni. Attualmente è in svolgimento mondialmente una crisi di riassetto capitalista. Il capitale finanziario sta facendo fuori  quello industriale, assorbendone le ricchezze. Con la chiusura delle fabbriche in massa, come sta avvenendo, il capitalista industriale scomparirà o quasi. Comunque non avrà più nessun peso nella regia di comando del potere. L’Italia sta scoppiando come dimostrano gli avvenimenti di Rosarno, lo sciopero nazionale di tutti gli immigrati  proclamato per il 1 marzo, l’occupazione e la lotta di centinaia di posti di lavoro, il problema della spazzatura falsamente risolto, il clima impazzito a causa dell’uomo impazzito. Non è una cosa singola o l’altra o l’altra che va male , è il tutto. Per cui, nella misura in cui i problemi non vengono minimamente risolti, gli scoppi si ripeteranno in forma aggravata, esponenziale, fino a mettere l’uomo e la donna con le spalle al muro: o cambiano modo di vivere o muoiono.

            Il giornale può organizzare l’intervento in questo processo sul proprio territorio, diffondendo un pensiero di rottura nei confronti del Sistema dominante. Si deve aiutare la gente a capire queste cose, in modo che il pensiero e l’azione acquistino un’altra dimensione, passando dalla ribellione particolare a quella generale. Diversamente si rimane eternamente riformisti, anche se si effettuano azioni combattive.

 

 

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UN BILANCIO?

di Simone Paolini

 

Ci sono molte cose che ho scoperto partecipando alla redazione e alle riunioni de Il Sale. Diverse cose mi sono piaciute e mi hanno spinto a contribuire alle sue iniziative, ai dibattiti, alla stesura di queste pagine e all’impegno – ma definirlo davvero impegno sarebbe improrio -  per farlo arrivare dove è ora: al numero 100.  Ciò che ho apprezzato di più, devo dire, è il senso di libertà nel dare il mio contributo, senza pressioni a fare qualcosa di diverso, o peggio a fare cose che non volevo. Penso di poterlo dire con ragionevole certezza: nessuno tra quelli che sono passati da Il Sale in questi anni ha mai fatto cose contro la propria volontà, semmai qualcuno non ha potuto fare esattamente quello che voleva, e per questo se n’è andato. Ci sono state, e ci sono anche ora, iniziative cui avrei potuto partecipare, ma non ho avuto la voglia di farlo. Una di queste, per esempio, è la distribuzione del giornale, una mansione che non mi è mai piaciuto svolgere, ma che magari altri fanno volentieri.

Quello che voglio sottolineare è che il clima che si vive nel giornale, sia nelle riunioni che nel pubblicare gli articoli, è una specie di anarchia e anche autarchia nelle mansioni, come pure nelle iniziative che si

 

 

 

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prendono. Chi vuole partecipa liberamente, chi non vuole magari fa altro, oppure nulla. Quello che ci unisce è il rispetto reciproco e anche un sano senso di giovialità; perciò credo che questa “leggerezza” sia anche il segreto della longevità de Il Sale. Non che noi prendiamo alla leggera i problemi, anzi alle volte divaghiamo senza guida su argomenti degni dei “massimi sistemi”, ma almeno cerchiamo di non forzare nessuno a convergere verso un pensiero unico, com’è necessario quando si è un partito, o quando si devono prendere decisioni che influenzano la vita degli altri. Il difetto di questo modo di intendere il giornale è che manchiamo d’incisività e concretezza nel fare, il pregio è che, appunto, non siamo un partito!

 

Tornando al titolo di questo breve intervento, vorrei dire che non credo esistano bilanci sempre e solo positivi, ma spesso ci sono luci e ombre. Nella parte di bilancio positiva inserirei i rapporti umani, gli amici che non sto qui a nominare uno a uno. A loro mi lega una sincera stima, che  spero ricambiata, nonostante le opinioni spesso divergenti su molti argomenti e anche sul modo di concepire la società e la politica.

Poi, vi sembrerà strano, ma voglio inserire anche nella parte negativa del bilancio alcuni rapporti umani, a causa di alcuni “scontri” e di qualche litigata che avuto con persone che oggi, per quanto ne so, non partecipano più alla vita attiva del giornale. Non credo siano andati via per questo, ma credo perché non hanno trovato  nel giornale quello che si aspettavano, dal punto di vista dell’azione politica o semplicemente della vicinanza alle loro idee. Ma ci sta, insomma, se si vuole tentare di essere plurali diventa difficile formare un gruppo con chi non crede in questo valore.

 

In conclusione mi sento di dire che il “mio” Sale è aperto a tutti senza distinzione di sesso, razza, religione e… idee.

 

 

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“UNA PENNA PER TUTTI”

di Lorenza Pelagatti

 

Quando nove anni fa abbiamo deciso di scrivere un giornale non speravamo di arrivare così lontano, sono passati nove anni e sono usciti 100 numeri.

L’idea originaria del “Sale” era “una penna per tutti”, ovvero il creare  uno spazio aperto a opinioni e idee diverse tra loro.

Tale idea nasceva per l’esperienza  che ognuno di noi aveva fatto in organizzazioni politiche, sindacali, o associazioni culturali. Mi riferisco alla mancanza di libertà e di democrazia che  le caratterizzava e alla presenza in esse di capi  che  imponevano la loro linea di pensiero e di azione, senza tenere conto delle opinioni degli altri.

Tale situazione si verificava e si verifica tuttora anche in situazioni di movimento e nelle organizzazioni dell’estrema sinistra, che dovrebbero combattere contro la burocratizzazione dei partiti e dei sindacati.

Tante persone hanno scritto e molte hanno partecipato alle riunioni. Il giornale è stato effettivamente un foglio pluralista e democratico, perché ha ospitato idee rivoluzionarie, riformiste, comuniste, anarchiche, liberali e  ambientaliste.

Anche le riunioni si sono svolte con il confronto tra queste diverse idee, che non è stato sempre facile perché spesso qualcuno voleva prevaricare con la sua idea o non accettava l’uguaglianza e l’importanza di tutte le idee presenti nella discussione.

Il giornale è nato come foglio autogestito e così è rimasto, infatti non ha un direttore responsabile o un comitato di redazione. Funziona attraverso un’assemblea in cui tutti i partecipanti hanno uguali diritti e doveri e in cui tutte le decisioni sono prese collettivamente. Chiunque può partecipare a tali incontri anche solo per curiosità . L’aspetto più interessante che mi preme sottolineare è l’amicizia che  lega tutti  i promotori del giornale dai più vecchi ai più nuovi, che svolgono quest’attività in modo disinteressato perché credono nell’importanza della libertà di pensiero e della libera espressione delle idee personali.

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Il fatto che questa esperienza sia arrivata fin qui, e cioè sia durata nove anni, è un  miracolo se si  pensa all’individualismo e all’egoismo imperanti nella società di oggi.

Vorrei salutare affettuosamente tutti quelli che hanno scritto e che sono venuti per dare un contributo, anche quelli che si sono trovati in disaccordo e sono andati via.

Ora vorrei parlare delle mie aspettative per il futuro, spero che il “Sale” insieme ad altre realtà che condividono gli stessi principi( libertà, democrazia, uguaglianza, solidarietà), riesca a promuovere nella città di Pescara uno spazio pubblico e politico di discussione. Tale spazio lo immagino come un’assemblea cittadina permanente che, come avveniva nella antica polis greca, funga da luogo d’incontro di quelle persone che intendono discutere democraticamente e cercare di risolvere i problemi della loro città e non solo.
Oltre alla risoluzione di problemi una tale realtà potrebbe avere la funzione di immaginare una città diversa a misura d’uomo. Proviamo a pensare una Pescara senza traffico, con l’aria e il mare puliti, con luoghi d’incontro e rapporti umani sinceri. Sembrerebbe impossibile ed è sicuramente difficile, ma forze partendo da noi e dalla costruzione di un percorso  collettivo qualcosa si può costruire.: sicuramente la creazione di rapporti interpersonali autentici come è avvenuto nel giornale.

 

 

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La rivoluzione normale

Articolo per festeggiare i cento numeri de IL SALE

di Marco Tabellione

 

     Credo che il segreto e la bellezza di questo giornale risiedano in tre parole, che accompagnano la testata ad ogni nuovo numero: “pluralistico quindi rivoluzionario”. Il segreto sta tutto in quel “quindi”, l’ho sempre considerato eccezionale, ho sempre visto in quel quindi una lezione di grande civiltà, un ritorno al vero umanesimo. Dare voce a tutti, dare importanza ad ogni singola opinione, essere certi che in ogni opinione c’è un contributo prezioso per il miglioramento della nostra vita e della nostra civiltà. E’ questo che Il Sale fa ormai da oltre dieci anni; ma ciò che è scandaloso è che questo dare spazio a tutti, questo cogliere il miracoloso del “dire” di ognuno noi, sia rivoluzionario. E’ un atto di ribellione quell’esporre relativo, quel contestare e attaccare il dogmatismo e l’assolutismo delle propagande ideologiche, quel senso anarchico dello scambio intellettuale, anarchico perché in essi la cultura e le idee rinunciano al potere, rinunciano a farsi strumento di potere e sopraffazione.

     Che ci fosse una rivoluzione in questa apertura al singolo e all’individuo nella sua realtà effettiva, in questo togliere l’individuo dalla massa informe dei consumatori e degli spettatori, gli autori de Il Sale lo hanno capito subito fin dalle prime battute, perché la dicitura del “quindi rivoluzionario” viene ripetuta in ogni nuovo numero.        Ma ciò che forse quel motto non comunica è il carattere vergognoso di una civiltà, nella quale quello che dovrebbe essere un ideale democratico, la bandiera del pluralismo sulla quale tutti giurano, se messo in atto, viene a proporsi come un gesto di opposizione, magari non provocatorio, ma rivoluzionario sì. E sappiamo che spesso dietro il provocatorio e il ribellismo fatto a gesti si nascondono i conformismi più trivi.

     Dunque Il Sale è un giornale rivoluzionario. Ma quale rivoluzione è quella del pluralismo? Ho parlato di nuova civiltà, di un nuovo orizzonte di evoluzione, in cui finalmente si possa dare spazio  ai sentimenti e alle idee di ognuno, in cui finalmente il potere smetta di essere esercizio di violenza e sopraffazione (anche se solo semplicemente manageriale) per farsi sevizio, compito e dovere votato agli altri e alla collettività. Pluralismo vuol dire ovviamente rispetto e accettazione di tutte le opinioni, di tutte le posizioni. Ciò confermerebbe la necessità di quell’abbattimento delle barriere ideologiche, che purtroppo spesso ha causato più danni che effetti benefici. Un conto infatti è l’ideologia, caratterizzata da un sistema e da un insieme di idee codificate e organizzate culturalmente, un conto è l’idea singola, che lungi dall’imporsi come sistema, tende a rinnovarsi sempre e mostra grande aderenza alla spontaneità del momento e dell’istante.

            Se l’ideologia reca in sé l’imposizione dogmatica e va in questo caso combattuta, l’idea invece è sempre pura, perché testimonianza dell’individuo e della sua libertà di singolo. Dunque abbattiamo le

 

 

 

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ideologie, tenendo conto però che ciò non deve voler dire abbattere le idee, né tantomeno le idee utopiche, come quella che proclama il bisogno di  una democrazia autenticamente partecipativa. E perciò non abbattiamo, ma difendiamo l’idea anarchica, o comunque di ispirazione socialista e comunista, insomma quella idea che viene immancabilmente dalla sinistra, di un rispetto e dell’attenzione dovuta a tutte le idee. E in ciò sono convinto che Il Sale continua a rispecchiarsi, continua a farsi portavoce di posizioni evidentemente di sinistra, a porsi come erede del comunismo utopico, che non ha mai smesso di credere alla liberazione di tutte le menti e di tutte le coscienze, in barba ai noti e terrificanti comunismi reali che, nella pratica, hanno finito per rivelarsi opposti e persecutori del comunismo delle origini. Per la difesa di questo patrimonio culturale e ideologico diciamo grazie a questo giornale, e ai suoi creatori, tra cui voglio ricordare Antonio Mucci, un nome e un amico che non posso impedirmi di citare in questa occasione.

 

 

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COME HO CONOSCIUTO IL SALE


Circa 2 anni fa, mentre mi recavo nell'aula consiliare del comune di Pescara, c'erano Stelio e Antonio che facevano la distribuzione.

 

Paolo Vasini

 

 

 

 

(Le opinioni continuano ringraziando in  anticipo!)

 

 

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Abruzzo: il terremoto continua.

Di Giacomo D’Angelo

 

Prima del suo arresto nel luglio 2008, “Il Sale”, attraverso miei scritti, si è occupato spesso di Ottaviano Del Turco, non risparmiando critiche al suo modo di governare, alle sue goffaggini di comportamento tra l’arrogante e il pittoresco, al suo clientelismo paesano, agli errori marchiani di scelta dei collaboratori (tra cui, davvero incomprensibile il ripescaggio del presidente della FIRA, ereditato dal centro-destra, già finito in galera), alla modestia culturale della sua giunta, ecc. Abbiamo scritto subito, all’indomani della sua elezione, che il Collelonghese non era la guida giusta per l’Abruzzo, ma certamente, pur severi verso il personaggio e i ruoli pubblici ricoperti in passato ma non al punto di crederlo un campione della corruzione, non immaginavamo che sarebbe finito in uno scandalo che ne ha distrutto l’immagine e che ha procurato all’Abruzzo per la seconda volta l’azzeramento del suo governo.

L’azione tsunamica della magistratura (Salini, Del Turco, Montesilvano, Pescara), ossia il ribaltamento degli equilibri politici regionali e l’annullamento della volontà popolare per fatti che nel caso Del Turco dopo sedici mesi rimangono misteriosi o, peggio, affidati soltanto alle dichiarazioni del sedicente corruttore, pone notevoli interrogativi su problemi che riguardano la qualità e il tipo di interventismo dei magistrati, il ricambio forzato dei gruppi dirigenti della classe politica regionale, la speculazione politica e mediatica che sulla vicenda sta divampando in una mescolanza ibrida di propaganda velenosa e di livore polemico.

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Nessuna regione italiana finora ha subito un processo per così dire di pulizia etnica dei politici corrotti come l’Abruzzo. Si sa che la nostra regione non è più l’insula felix di gaspariana memoria (lo è mai stata?), ma non annovera nemmeno l’antistato camorristico mafioso e ’ndranghettistico di altre regioni, dove scoppiano sanitopoli e altri bubboni con governanti saldamente acculati nelle loro cadreghe (il riferimento è per Sicilia, Campania, Calabria, Puglia, ma anche per la Lombardia in cui sono incappati per ora nella rete degli inquirenti alcuni assessori, pesci piccoli, che però infittiscono di ombre la giunta del casto Formigoni). Quando Del Turco fu arrestato, con l’accusa di aver incassato mazzette per circa 30 miliardi di vecchie lire, sulla base di confessioni frutticolo-farsesche del mefistofelico padrone delle cliniche abruzzesi (un inquietante ceffo uscito da uno script di Tarantino), la magistratura parlò di “prove schiaccianti” che avrebbero sepolto Del Turco e la sua corte manutengola: una gang folcloristica di bassottini e di camilloni). Ma, dopo quasi un anno e mezzo, nonostante cento rogatorie internazionali per scovare(inutilmente) conti esteri in cui sarebbe annidato il prezioso grisbi, è emerso un rapporto inedito dei carabinieri, da cui risulterebbe che Del Turco non solo non aveva favorito la sanità privata ma aveva iniziato a respingere le «richieste illegittime dello stesso Angelini» e che di quest’ultimo, della moglie e di quattro dirigenti del gruppo Villa Pini era stato chiesto l’arresto cautelare. Il rapporto dei NAS fu consegnato ai magistrati nel giugno 2008 - un mese prima degli arresti dei politici - ma è stato conosciuto dagli indagati nel settembre 2009. Una bomba insomma, che annullerebbe il castello giudiziario e disegnerebbe scenari del tutto nuovi. Le reazioni infatti sono state tante: dai gracidii delle rane capezzonesche e di altri ventriloqui della libertà alla richiesta del PSI di tornare alle urne, al cinismo degli uomini del PD che non alzarono un ciglio per difendere Del Turco, che invece riceveva la solidarietà più pelosa che sincera di socialisti emigrati a destra e di altre prefiche pronte a inorridire dinanzi ad ogni azione dei magistrati. Va detto che Del Turco, mesi dopo l’arresto, ha disertato l’aula di giustizia (non a caso il procuratore Trifuoggi ha dichiarato: «Ci si continua a difendere dal processo e non nel processo») e ha preferito la sacrestia extraterritoriale di Porta a porta dell’immarcescibile notaio-ciambellano della ditta dominante (oggi Berlusconi, ieri Forlani, sempre il più forte), Bruno Vespa, che da missus papalino tollit peccata mundi e incamera diritti d’autore in virtù della promozione gratuita della RAI e di Mediaset: il più macroscopico conflitto d’interessi dopo quello del suo padrone. Oltre al contratto d’oro con la RAI e alle collaborazioni con mille giornali (con ruffiane rubrichette sui vini e pubblicità reciproca sui suoi libri e sui vini raccomandati che gli pioveranno in casa a botti), quanto guadagna il neoso insetto grazie alla protezione incredibile del premier e dei suoi giannizzeri?  Sarà il potente aquilano il prossimo ministro di giustizia, con un Forum videocratico, sostitutivo del tribunali italiani, preceduto dalla scritta: «la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale»?

Era ovvio che i giornali cogliessero la ghiotta occasione per intervistare Del Turco che senza peli sulla lingua si è sfogato in particolare verso i suoi compagni (o colleghi?) di partito con parole diplomatiche su Bersani e su Livia Turco, più affilate su Massimo D’Alesa, di particolare asprezza su Veltroni, definito «una delle figure meno nobili del PD «(intervista di Fabrizio Roncone sul “Corriere della Sera”), di cui «conoscevo già la sua viltà politica» (intervista di Paolo Martini sulla “Stampa”). Spontanea la domanda: se conosceva già l’inconsistenza umana e politica di Veltroni il Buonista, perché seguirlo nel PD, dopo una vita da socialista coerentemente anticomunista? Di certo i «democratici» hanno rimediato una figura miserrima, con Del Turco: la doppiezza togliattiana e l’ecumenismo gesuitico democristiano mescolandosi hanno prodotto un nuovo mostro di raggelante realpolitik. Né Veltroni né D’Alema hanno balbettato risposte, per ora soltanto il commento pro Del Turco di Marini e il coro ambiguo dei gerarchetti indigeni, biascicanti tardive e cautissime glosse pietistiche. Quasi prevedibile il rientro in politica di Del Turco, che giustamente rimarrà lontano dall’inaffidabile PD, dal sanculottismo dipietresco, dalla sinistra arcobaleno: sarà risucchiato dal gorgo berlusconiano? E’ probabile, se a Lilli Gruber ha dichiarato che non sarà un Angelini a interrompere la sua carriera politica e il suo avvenire è luminoso. Va detto che rispettiamo le decisioni dei magistrati, ma se le «prove schiaccianti» tarderanno ancora a venir fuori, e diciotto mesi sono tanti, l’arresto teatrale di Del Turco(lo fu anche quello di Salini) significherà che il suo governatorato è stato azzoppato misteriosamente, al punto di rendere inevitabili le speculazioni degli organi berlusconiani e dei grandi quotidiani “indipendenti”. Non si dimentichi che l’apripista dei dubbi sulla vicenda Del Turco è stato Pierluigi Battista, grande firma del “Corriere della Sera”, stimato come il giornalista più equilibrato d’Italia: infatti da anni, dopo un breve flirt con la sinistra, scortica vivi gli intellettuali (esistono ancora?), i politici, gli artisti, i frequentatori della sinistra, che prediligono l’appartenenza

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all’analisi politica: lui predilige gli irregolari, ma in quanto ad appartenenza sta con la destra, con il Sultano di Arcore, con la carriera, con il potere. Non per nulla elogia i libri di Vespa e collabora di tanto in tanto con il Mommsen abruzzese.

Il feuilleton delturchesco s’intreccia con un Abruzzo adorante e genuflesso al Santo di Arcore, in cui i vecchi culti dei santi domestici cedono il posto alla Spa-Opera Pia Bertolasica (sia detto con la massima devozione), alle icone salvifiche, ai nuovi evangeli, ai te deum dei presidenti taumaturghi (come i re cristiani che mediante il tocco delle mani sanavano le “scrofule”. Chi sarà il Marc Bloch del monarca del PDL?) e delle befane di regime che scendono dagli elicotteri: si è letto che una sola discesa di San Silvio dalle stelle comporta una spesa di 300.00 euro, ossia almeno trenta delle casette algide e senz’anima, elargite come doni provvidenziali. Chi verificherà mai lo scialo, la dissipazione, la slavina di denaro che i viaggi del Presidente Pellegrino e dei codazzi leccaculi costano ai contribuenti? L’osanna a tali costruttori delle dimore provvisorie(ma in Italia nulla è più definitivo del provvisorio) è il belletto che nasconde il de profundis per un’Aquila relegata nel remoto futuribile. La vetrina del Miracolato di Arcore dilaga nel cuore di una terra ferita a morte e ricopre dolori, piaghe, macerie, sciagure, progetti onirici, fumi e fiumi di demagogia, inganni di burattinai e di faccendieri, fiabe di cartapesta, presepi della carità elettorale,  nel silenzio catacombale di una classe politica tra le più mediocri che si siano viste da queste parti. Con tutti i suoi difetti e le sue borie da capopopolo, dal “Sale” stigmatizzati negli anni del governatorato, Del Turco appare un titano dinanzi alle animulae blandulae che gli sono fortunosamente succedute. Il destino degli abruzzesi è forse quello di rimpiangere il peggio?

Lo spettacolo di una classe politica dirigente, eletta dal popolo, che in processione festevole sfila dietro il Circo Barnum dei Re Magi, in gita nei luoghi terremotati come alla fine dell’800 i turisti inglesi nelle rovine romane, con quel rabbrividente duo Chiodi-Cialente o Cioli-Chiadente, flebile l’uno nelle sue asettiche banalità e farfugliante l’altro come sorpreso nel sonno, maschere incolori di rappresentanti di non si sa quale popolo o quale gente o quale società.

Per comprendere la volgarità e l’ignoranza crassa con cui molta parte della stampa si è avvicinata all’Abruzzo basti un episodio. Sul “Foglio”, il quotidiano berlusconiano diretto da Giuliano Ferrara, finanziato dal pubblico danaro(come la maggior parte dei giornali italiani, alcuni dei quali per pochi intimi come “Europa”, “Il Riformista”, “L’Opinione”, “Liberazione”, “La padania” e lo stesso “Foglio”), il 22 aprile 2009 è apparso un corsivetto di Andrea Marcenaro, anch’egli maculato dal peccato originale del contubernio comunista, ma oggi columnist embedded della legione arcoriana, che quotidianamente passa allo spiedo i sinistrorsi. Nel pezzullo l’urticante Marcenaro ha scritto che l’idea di Berlusconi (che lui, sulla scia del suo direttore, chiama soavemente Amor nostro carissimo) di celebrare la Resistenza in Abruzzo invece che a Milano è «semplicemente geniale». E prosegue da superinformato, con  rigore di storico. «Non è che il 25 aprile del 1945 da quelle parti sia successo granché, anzi, a dire la verità non è proprio capitato un cacchio…a cercare su Google col lanternino un episodio qualsiasi di resistenza partigiana in Abruzzo si diventa scemi». Lui che scemo non è non ha nemmeno dato uno sguardo a Google, dove avrebbe appreso della Brigata Maiella, l’unica formazione partigiana decorata al Valore Militare della Bandiera, del comandante Ettore Troilo, dei martiri ottobrini di Lanciano, di Trentino La Barba torturato dai tedeschi, dei martiri di Onna, dell’eccidio di Pietransieri o Strage di Limmari e di altro ancora. Ma lui non conosce il bel libro di Marco Patricelli, è digiuno di storia come il suo padrone che ignorava l’uccisione dei Fratelli Cervi e straparlava di Romolo e Remolo. Inutile dire che una mail di rettifica da me inviata non ha avuto risposta. Può consolarsi il colto fogliante perché in buona compagnia. La Dacia Maraini nel suo romanzo Colomba, dedicato all’Abruzzo, ha inserito cenni di storia abruzzese orecchiati forse dal Marcenaro e ha scritto Triolo due volte…Troilo, Triolo, Tirolo, che differenza fa, l’Abruzzo è pascolo di pecore.

 

                                           giacomodangelo_001@fastwebnet.it

 

 

 

 

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Come Ulisse sulla riva del mare

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Come Ulisse sulla riva del mare

gli occhi perduti all’orizzonte lontano

mi riscopro  felice a meditare

nella mia diletta  “Montesilvano”.

 

Canute Euriclee son diventate

le Nausichee dei bei tempi miei

dal libro dei ricordi confortate

e un po’ appesantite e coi finti nei.

 

Nulla è cambiato da quel mattino

che adolescente ribelle nel sognare

vidi una fanciulla passeggiare.

 

E mentre io continuo a divagare

una nostalgica stella marina

affiora per incanto sulla sabbia fina.

 

                                  Wintersville 21 maggio 1998

 

 

 

     “Innamorata”

 

Sei a me venuta

una notte d’estate

 a piedi nudi sulla sabbia

cullata dal canto del mare

e “t’amo m’hai sussurrato”

perché

“amo i poeti”   

e come lo sai

“te l’ho letto negli occhi

innamorati”

di chi

“di me”……………………….

 

Ed ho sognato

il soffice tocco

delle tue mani

sui miei capelli

“soltanto”

forse un bacio

“il mio bacio portato via

dal soffio della brezza”……….

 

Ed a me rimane

la nostalgia del ricordo

e l’orme tue

ancor fresche

che accarezzano

le onde incantate…………….

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        Canto dell’arpista

 

Custodisco

il segreto

dei grandi Re

il canto si è perso

nelle sabbie

dei secoli

straniero che passi

non destare

con le tue parole

il loro sonno

ma vieni in silenzio

e ricorda…………………….

Così suona solenne

nel Gran Libro Sacro

una preghiera

preservata

all’usura del tempo

dalla mano anonima

che nella solitudine

del suo chiostro

terminò

la sua fatica.

 

 

 

 “guardando di sera uno specchio d’argento”

 

Poche sere, già passate

ricordo ancora

era l’eclisse di luna

mitico dono

dell’universo astrale

che salutava cortese

l’arrivo dell’Aprile

mese messaggero

della bella stagione

coi suoi umori

i suoi suoni

ed i suoi colori.

 

La luna vestita

di grigio e di bianco

offriva allo sguardo

la sua solita malia

e pareva gioco di bimbi

di bimbi felici

quel suo far capolino

fra le nubi d’argento

soffuse di magico chiarore

nello specchio del tempo,

che avvolgeva nel mistero

l’incompiuta fotografia.

 

                                                                                                                       Fernando Italo Schiappa

 

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All’attenzione del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Caro Presidente Napolitano
I Comitati locali ed il Movimenti ambientalista del WWF hanno per primi evidenziato i pericoli derivanti dalla riapertura ed ampliamento a Villa Pincione, nella periferia del comune di Crecchio, di una discarica di amianto che ha operato sino al 2005 e chiusa in seguito ai dati ARTA, che aveva rilevato fibre aerodisperse. Mancano solo cavilli, la riapertura dell'impianto della società SMI, che prevede l’adeguamento della discarica per rifiuti inerti esistente, già è autorizzata a ricevere rifiuti contenenti amianto in matrici cementizie o resinoidi.
Il problema che gli ambientalisti si pongono è: visto lo spessore di una fibra di amianto che è 1300 volte più sottile di un capello, chi garantisce che in discarica, non vi sia aerodispersione di fibre a causa di contenitori non bonificati o peggio ancora di involucri lesionati che all’atto dello scaricamento potrebbero perdere il loro contenuto?
Nel progetto di riapertura, la SMI parla di messa in sicurezza dei rifiuti già abbancati e loro isolamento: cosa significa che che questi nonostante la chiusura siano rimasti li per 5 anni in balia delle intemperie, e dei venti?
La discarica di amianto è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale negli anni 1998 – 1999. Nel corso del Consiglio Comunale di Ortona avvenuto il 21 dicembre 2009 propio a Villa abbiamo ricordato le sollecitazioni scritte dell’allora Sindaco Gianfrancesco Puletti alla ditta proprietaria del sito in località Taverna Nuova affinché valutasse la possibilità di adibire la vecchia cava in discarica per inerti.IL CONSIGLIO COMUNALE DI ORTONA VOTA CONTRO LA RIAPERTURA DELLA DISCARICA IL SINDACO FRATINO IN PRIMIS HA ESEPRESSO LA SUA CONTRARIETA' E L'OPPUTUNITA' DI UN TAVOLO CON LA REGIONE PER RISOLVERE IL PROBLEMA.
Il 29 di dicembre 2009 E’ stato bocciato «l’emendamento blocca discarica» presentato in aula, dal consigliere regionale del Partito democratico Camillo D’Alessandro, contro l’impianto per smaltire l’amianto che la società Meridionale inerti vuole realizzare a Taverna Nuova. «La maggioranza ha bocciato il mio emendamento e Ortona sarà costretta a diventare una discarica di amianto di livello regionale e nazionale», ha spiegato D’Alessandro , «questa sconfitta della città è stata causata dall’inconsistenza della politica locale del Pdl nei luoghi dove si prendono le decisioni, cioè il sindaco Nicola Fratino e la sua compagine, contrari alla discarica, non sono riusciti a convincere i loro referenti regionali». D’Alessandro riferisce i motivi che hanno portato la maggioranza a respingere un emendamento che introduce l’obbligo, ai fini dell’autorizzazione alla messa in esercizio di un impianto di amianto, della valutazione di impatto sanitario che supera la semplice valutazione di impatto ambientale. «Durante la sospensione della seduta, il governatore Chiodi mi ha fatto presente che non si poteva votare favorevolmente una norma che blocca un procedimento in corso. La questione non sta in questi termini perché c’è in gioco la salute pubblica e la seria compromissione dell’ambiente.
Effetti dell’Amianto sulla salute
http://www.sai-ambiente.it/info-amianto/effetti-dellamianto-sulla-salute.html
La potenziale pericolosità dei materiali contenenti amianto ( M.C.A ) dipende dall'eventualità che siano rilasciate nell'ambiente fibre aerodisperse che possono venire inalate. Dopo essere state inalate, alcune vengono eliminate, altre rimangono nei polmoni per sempre.
La respirazione delle fibre d'amianto può provocare principalmente tre malattie:
Asbestosi, ( cicatrizzazione dei tessuti del polmone )

 

 

 

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In questa malattia la normale struttura del polmone viene modificata a causa della comparsa di tessuto fibroso che ostacola il trasferimento dell'ossigeno dell'aria respirata al sangue. Compaiono disturbi quali: difficoltà respiratoria, disturbi cardiaci. Per la diagnosi di asbestosi occorre effettuare una radiografia al torace. Per verificare l'eventuale danno, anche in fase iniziale sono utili esami della funzionalità respiratoria ( spirometria ). Per verificare l'esposizione è utile effettuare un esame dell'escreato dove si possono trovare fibre chiamate "corpuscoli di asbesto". Generalmente l'asbestosi, raramente compare prima di 10 anni dalla prima esposizione.
Cancro al polmone-Mesotelioma
L'amianto può provocare tumori ai
- Pleura; ( la doppia membrana liscia che racchiude i polmoni )
- Pericardio; ( la membrana che racchiude il cuore )
- Peritoneo ( la doppia membrana liscia che ricopre l'interno della cavità addominale )
In questi ultimi tre casi si parla di Mesotelioma.
Il cancro al polmone è mortale nel 95% dei casi e può derivare anche dall'asbestosi.
Il mesotelioma è inguaribile e porta generalmente alla morte entro 12-18 mesi dalla diagnosi.
È stato suggerito che l'esposizione all'amianto può provocare il cancro della laringe o delle vie gastro-intestinali.
Si è sospettato inoltre che l'ingestione d'amianto ( ad esempio attraverso l'acqua potabile contaminata ) può provocare un cancro gastro-intestinale e almeno uno studio ha evidenziato un rischio maggiore derivante da concentrazioni anormalmente elevate di amianto ingerite attraverso l'acqua potabile. Tuttavia, tali sospetti non sono stati sempre confermati da prove raccolte nel corso di relativi studi.
L'esposizione dell'amianto può inoltre provocare placche pleuriche. Tali placche sono spesse zone fibrose o parzialmente calcificate in alcuni punti, che partono dalla superficie della pleura e possono essere individuate mediante una radiografia del petto o una tomografia computerizzata ( TAC ).
Le placche pleuriche non hanno un decorso maligno e non alterano normalmente le funzioni del polmone.
Mentre per l'asbestosi maggiore è il numero di fibre inalate è maggiore è la possibilità di contrarre la malattia, per l'insorgenza di un tumore sono sufficienti esposizioni anche limitate
L'effetto cancerogeno dell'amianto è gravemente potenziato dal fumo di sigaretta
CARO PRESIDENTE LE CHIEDO AIUTO NON CONDANNI A MORTE CERTA IL PAESE DOVE SONO VISSUTI I MIEI AVI E DOVE IO CI COLTIVO LA VITE E L'ULIVO SIAMO STATI DIMENTICATI DA UNA POLITICA ARROGANTE CHE NON PENSA ALLA SALUTE DEI PROPI CITTADINI


PAOLO CARINCI
03/01/2010

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Via Craxi

 

La discussa figura di Bettino Craxi sta diventando un  tormentone  che in questi giorni si srotola ossessivamente su tutti i media italiani dando la stura ad una certa parte politica  di ribaltare la realtà dei fatti per riabilitare l’ex segretario del disciolto PSI .In televisione si assiste alla solita litania per recriminare nostalgicamente  la scomparsa dei partiti tradizionali DC, PSI, PSDI, all'epoca di tangentopoli nel 1992, frutto di uno sconsiderato giustizialismo a senso unico che portò "ingiustamente " Craxi condannato ed in esilio ad Hammamet - tradotto in pillole : così facevan tutti, quindi, a  voi le conclusioni …

Parlano  di Craxi riformista e hanno definito la modificazione della scala mobile come grande opera meritoria che portò al risanamento dell'Italia; sì ma chi pagò? Furono i lavoratori dipendenti che si videro depauperare nel tempo i salari- se ci fosse stata la scala mobile ,  i problemi avuti con l'euro degli ultimi anni con l'inflazione reale ben diversa dai dati Istat , sarebbero stati facilmente assorbiti dai nuovi poveri che non riescono più ad arrivare a fine mese e che sono stati costretti ad indebitarsi, con la perdita di risorse indispensabili quali la casa e risparmi.

Per non parlar del sottaciuto decreto sulla liberalizzazione delle TV, senza una legge quadro,  che permise a Berlusconi di iniziare la sua ascesa nella grande imprenditoria prima, e nella politica dopo.  Un grosso regalo che fece Craxi all' allora Fininvest , altro che grande riformista , e vorrebbero anche intitolargli strade e piazze !

L’operazione di riannoverare e riabilitare  Craxi nel pantheon dei padri della patria socialista a pieno titolo  nasce da un trucco mediatico e dall’esigenza di salvare oggi Berlusconi dai grandi processi a cui è sottoposto, un sapiente colpo di spugna che cancellerebbe l’azione moralizzatrice di Mani pulite e farebbe passare Tangentopoli come un periodo sconsiderato della giustizia italiana e consegnerebbe l’Italia definitivamente nelle mani di coloro che vorrebbero stracciare la Costituzione.

Ormai il disegno è chiaro, se si leggono i discorsi e le dichiarazioni del gruppo dirigente berlusconiano: sono urgenti riforme che cambino il dettato costituzionale e trasformino la nostra repubblica parlamentare in un regime presidenziale senza contrappesi né meccanismi di controllo ancora vigenti come il Capo dello Stato, la Corte costituzionale e la magistratura penale (incluso il Consiglio Superiore della Magistratura).Chi, sia pure con serenità e cortesia, invoca le “riforme condivise” con l’opposizione come fa il presidente della repubblica Napolitano o in modi diversi il presidente della Camera Fini viene tacciato da disturbatore. E gli ineffabili Cicchitto, Bonaiuti e Capezzone precisano che le riforme si faranno comunque e, quindi, all’opposizione resta la scelta tra approvare o votare contro, ma senza conseguenze apprezzabili.

Tornando a Craxi lui dette vita in modo illuminato  ad un nuovo corso, è vero, quello che, in cambio di maxi tangenti per lui  ( 150 miliardi di vecchie lire accertati ) e  di un insignificante aumento elettorale per il Partito Socialista, portò l’Italia ad emblema di un malcostume generalizzato , apripista di un iniquo regime mediatico creato da Berlusconi.

Ci sarà una  “Via Bettino Craxi “ quindi? Sì   certamente, ma solo nel senso di mandar via definitivamente un delinquente, un latitante, dalla storia dell’Italia.

 

Luciano Martocchia

 

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore, 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”