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INDICE - IL SALE N.° 64


 

 

 

Giovanni Passannante: il carcerato con la più lunga detenzione della

storia d’Italia

  di  Alessandro De Feo

 

            Nel nostro paese c’èi chiama Giovanni Passannante e sulla sua incredibile vicenda dal 13 al 25 febbraio a Roma, al Teatro Cometa Off (Via Luca della Robbia 47, tel. O657284637) l’attore e regista Ulderico Pesce porta in scena la sua  opera  “L’innaffiatore del cervello di Passannante”. ancora un prigioniero delle teorie di Cesare Lombroso (1835-1909), l’antropologo che sulla fisiognomica e sugli studi criminologici fondò una scienza e un museo. S

                Giovanni Passannante è il carcerato con la più lunga detenzione della storia d’Italia. Da 129 anni è guardato a vista. Prima dai soldati del Regio Esercito. Ora dalle guardie penitenziarie. Chi lo volesse andare a visitare, lo trova al numero 29 di Via del Gonfalone a Roma. Il suo attuale domicilio è al secondo piano del Museo criminologico dell’Amministrazione penitenziaria.

Figlio di contadini poverissimi e analfabeti, Passannante, nasce a Salvia in provincia di Potenza, il 19 febbraio 1849, è un cuoco è un autodidatta. A 22 anni si dichiara anarchico e propugna la Repubblica universale. Si batte per i poveri  e gli emarginati e per il riscatto della sua terra da secoli di fame e di miseria.     

E’ proprio per denunciare l’indifferenza dello Stato, il 17 novembre 1878 Passannante compie un gesto tanto clamoroso quanto simbolico aggredisce con un coltellino lungo 8 centimetri, buono solo a sbucciare una mela, Re Umberto I in visita a Napoli, graffiandogli una coscia. Subito arrestato, Giovanni viene torturato con ferri ardenti. Sua madre e i fratelli sono presi e chiusi nel manicomio criminale di Aversa. Tutti i Passannante scappano dal paese, il sindaco di Salvia corre a Napoli a prostrarsi davanti al Re. E come atto riparatorio gli impongono di cambiare il nome alla cittadina: da Salvia a Savoia di Lucania. Processato, Passannante è condannato al patibolo, poi al carcere a vita. Che sconta nella torre della Linguella sull’isola d’Elba. E lui, che è alto un metro e 60, viene chiuso in una cella di 2 metri per 1, alta 1,50, posta sotto al livello del mare. Se ne sta per oltre dieci anni al buio. Ai piedi gli serrano una catena con una palla di 18 chili.

Non può incontrare esseri umani. Diventerà cieco, si ammalerà di scorbuto e, ridotto alla fame, sarà costretto a mangiare i propri escrementi. Solo la tenacia di un deputato socialista, Agostino Bertani, lo farà trasferire nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove morirà a 61 anni nel 1910. Oggetto di studi lombrosiani, Passannante viene decapitato, il cranio trapanato, il cervello espiantato e il corpo, “non degno di sepoltura”, dato in pasto a cani e porci. Dal 1936 i resti e gli scritti dell’anarchico sono nel Museo criminologico di Roma. E Lombroso cosa c’entra, potrà domandarsi qualcuno.

Tra le numerose violenze a cui viene sottoposto, Passannante subì pure quelle di un nutrito  drappello di scienziati-criminologici, alcuni dei quali vicini alle teorie di Lombroso e dei suoi saggi, come “L’uomo delinquente”. Lo stesso Lombroso si interessò all’anarchico, per dimostrarne l’innata criminalità insita in qualche fossetta cerebrale.

Dopo analisi, test e colloqui, i luminari dell’epoca consegnarono ai giudici che dovevano processare l’anarchico una perizia psichiatrica di 50 pagine. Ebbene, tra le altre cose c’è scritto che Passannante “…d’intelligenza poteva dirsi piuttosto diversa, originale, ma non sempre superiore alla comune…Nelle risposte a voce appariva eccezionalmente superiore alla media…”.  

E nulla da dire sulle sue doti morali. Insomma, di sicuro più vicino alla genialità che alla pazzia. Con grande scorno delle teorie lombrosiane. Che alla morte dell’anarchico si presero la loro rivincita. All’epoca, i cadaveri dei detenuti potevano essere richiesti dagli istituti di medicina legale delle università. Così fu per il corpo di Passannante. Che fu gettato via, dopo che gli venne tagliato il cranio ed espiantato il cervello. Per trovare quelle fossette tanto care a Lombroso che, naturalmente vennero trovate, per poter così affermare “scientificamente” che Passannante era un pazzo criminale. Cervello e cranio dell’anarchico, come detto, finirono in seguito al Museo criminologico di Roma e su di loro vigilano le guardie penitenziarie e un grande ritratto in bianco e nero di Cesare Lombroso.    

 

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“Il passaggio da classe in sé a classe per sé!”

 

Trascrivo alcuni paragrafi del libro “La miseria della filosofia” di Karl Marx. Questa opera è composta di due capitoli. Le righe che io riporto si riferiscono alla parte finale del secondo capitolo intitolato “La metafisica dell’economia politica”. In questa parte l’autore fa una analisi che io considero molto importante per comprendere l’attuale fase storica. Successivamente vorrei fare alcune considerazioni personali.

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“La grande industria raccoglie in un solo luogo una folla  di persone sconosciute le une alle altre. La concorrenza le divide, nei loro interessi. Ma il mantenimento del salario, questo interesse comune che essi hanno contro il loro padrone, li unisce in uno stesso proposito di resistenza: coalizione. Così la coalizione ha sempre un duplice scopo, di far cessare la concorrenza degli operai tra loro, per poter fare una concorrenza generale al capitalista. Se il primo scopo della resistenza era solo il mantenimento dei salari, a misura che i capitalisti si uniscono a  loro volta in un proposito di repressione, le coalizioni, dapprima isolate, si costituiscono in gruppi e, di fronte al capitale sempre unito, il mantenimento dell’associazione diviene per gli operai più necessario ancora di quello del  salario. Ciò è talmente vero, che gli economisti inglesi rimangono stupiti a vedere come gli operai sacrifichino una buona parte del salario a favore di associazioni che, agli occhi di questi economisti, erano state istituite solo a favore del salario. In questa lotta – vera guerra civile – si riuniscono e si sviluppano tutti gli elementi necessari a una battaglia imminente. Una volta giunta a questo punto, l’associazione acquista un carattere politico.

            Le condizioni economiche avevano dapprima trasformato la massa della popolazione del paese in lavoratori. La dominazione del capitale ha creato a questa massa una situazione comune, interessi comuni. Così questa massa  è già una classe nei confronti del capitale, ma non ancora per se stessa. Nella lotta, della quale abbiamo segnalato solo alcune fasi, questa massa si riunisce, si costituisce in classe per se stessa. Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta di classe contro classe è una lotta politica.

            Nella borghesia dobbiamo distinguere due fasi: quella durante la quale essa si costituì in classe sotto il regime della feudalità e della monarchia assoluta, e quella in cui, ormai costituitasi in classe, rovesciò la feudalità e la monarchia per fare della società una società borghese. La prima di queste fasi fu la più lunga e richiese i più grandi sforzi. Anche la borghesia aveva cominciato con coalizioni parziali contro i signori feudali.

            Si sono fatte molte ricerche per descrivere le differenti  fasi storiche che la borghesia ha percorso, dal Comune fino alla sua costituzione come classe.

            Ma quando si tratta di rendersi esattamente conto degli scioperi, delle coalizioni e delle altre forme nelle quali i proletari realizzano davanti ai nostri occhi la loro organizzazione come classe, gli uni sono presi da un timore reale, gli altri ostentano uno sprezzo trascendentale.

            Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’antagonismo delle classi. L’affrancamento della classe oppressa implica dunque di necessità la creazione di una società nuova. Perché la classe oppressa possa affrancarsi, bisogna che le forze produttive già acquisite e i rapporti sociali esistenti non possano più esistere le une a fianco degli altri. Di tutti gli strumenti di produzione, la più grande forza produttiva è la classe rivoluzionaria stessa. L’organizzazione degli elementi rivoluzionari come classe presuppone l’esistenza di tutte le forze produttive che potevano generarsi nel seno della società antica.

            Ciò vuol dire forse che dopo la caduta dell’antica società ci sarà una nuova dominazione di classe, riassumentesi in un nuovo potere politico?No.

             

            La condizione dell’affrancamento della classe lavoratrice è l’abolizione di tutte le classi, come la condizione dell’affrancamento del “terzo stato”, dell’ordine borghese fu l’abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini.

            La classe lavoratrice sostituirà, nel corso dello sviluppo, all’antica società civile un’associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il compendio ufficiale dell’antagonismo nella società civile.

            Nell’attesa, l’antagonismo tra il proletariato e la borghesia è una lotta di classe contro classe, lotta che, portata alla sua più alta espressione, è una rivoluzione totale. D’altronde, bisogna forse stupirsi che una società basata sull’opposizione delle classi metta capo alla contraddizione brutale, a un urto corpo a corpo come sua ultima conclusione?

            Non si dica che il movimento sociale esclude il movimento politico. Non vi è mai movimento politico che non sia sociale nello stesso tempo.

            Solo in un ordine di cose in cui non vi saranno più classi né antagonismo di classi le evoluzioni sociali  cesseranno d’essere rivoluzioni politiche. Sino allora, alla vigilia di ciascuna trasformazione generale della società, l’ultima parola della scienza sociale sarà sempre:

“Il combattimento o la morte; la lotta san-

guinosa  o il nulla. Così, inesorabilmente, è posto

                           il problema.”

                                            George Sand   

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Come si vede sono righe interessantissime, secondo me.

Io penso che la lotta “classe contro classe” è attualissima ed in pieno svolgimento, anche se ha acquistato in questo momento storico più il connotato di una lotta di poveri contro ricchi e viceversa, come possiamo vedere con il fenomeno degli immigrati: masse di decine e  centinaia di milioni di persone che si spostano da un continente all’altro in cerca di sopravvivenza.

Dato l’impoverimento generale della popolazione a livello mondiale io penso che il concetto di classe operaia si possa estendere a tutti gli sfruttati  e parlare di classe sfruttata. C’è un appiattimento dei salari al livello più basso, cioè un’uguaglianza nella miseria. Tanto per fare un esempio. Un ingegnere che vive a Milano con moglie ed un figlio, che percepisce 2000 euro al mese si può considerare un privilegiato? Io lo includerei nella categoria proletario-sfruttato.

A 160 anni da questa opera di Marx (1847) io credo si possa dire che la classe operaia o sfruttata è ancora al livello di “classe in sé”. Deve ancora risolvere il passaggio a “classe per sé”. Ciò è dovuto al fatto che alcune esperienze storiche sono andate male. Inoltre i partiti ed i sindacati  attuali, in base alla propria ideologia istituzionale, fanno di tutto per trattenere gli sfruttati ancora al primo stadio però, c’è da dire, che loro non se la sentono di modificarli, né di crearne di nuovi. Seguitano a delegare, invece di “scendere in campo” come “il grande Berlusconi”.

Non è giusto che i lavoratori abruzzesi si facciano chiudere una alla volta tutte le fabbriche senza riuscire a fare niente. Perché non fanno le autogestioni come in Argentina?

Oggi  l’attività  più importante, a mio avviso, consiste nell’aiutare la classe (gli sfruttati) a comprendere che bisogna cambiare tutto, che l’attuale società è barbarie-decadente e che deve passare a “classe per sé”. Si deve risolvere la contraddizione storica, analizzata da Marx, tra produzione collettiva del prodotto e sua appropriazione individuale. Un prodotto viene fabbricato da migliaia e decine di migliaia di persone per poi diventare proprietà privata di una o alcune persone. Questo è l’assurdo!  Bisogna passare da produzione collettiva a proprietà collettiva e società collettiva.

Per arrivare a questo è necessaria una “rivoluzione totale” come dice Marx. Naturalmente ciò non si fa “dalla mattina alla sera”, però si comincia con il capirlo e prenderne coscienza per poi sviluppare un pensiero adeguato. Questo significa passare a “classe per sé”. Se gli sfruttati non fanno questo salto di qualità non si può nemmeno creare una avanguardia né una organizzazione adeguata a questa finalità. Io credo che bisogna cominciare con l’agire fuori e contro le istituzioni, nel rispetto di  coloro che ci credono.

                                                                                                                      Antonio Mucci

 

 

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Armi all'uranio - un crimine contro l'umanità

L'attuale politica guerrafondaia deve essere fermata! Essa ci trascina in un disastro atomico! L'avvenire dell'umanità dipende dalla volontà comune di arrestare subito e per sempre la guerra e dal sincero impegno di tutti coloro che vi sono coinvolti a risolvere i conflitti al tavolo delle trattative.

Cosa sono le armi all'uranio?

 

L'uranio impiegato proviene dai rifiuti radioattivi dell'industria nucleare. Si tratta di un metallo pesante che pesa all'incirca il doppio del piombo. Questa caratteristica dota le munizioni all'uranio di una potenza tale da perforare la corazza di un carro armato come se fosse burro. In seguito al calore sviluppato dall'attrito, l'uranio polverizzato si incendia e con l'esplosione si disperde in particelle di dimensioni nanometriche. Se questa polvere, altamente tossica e radioattiva, viene assorbita dal corpo umano, causa danni alle ossa, cancro, leucemia, danni agli organi e ai geni. Nel frattempo l'industria degli armamenti ha costruito, a partire da diversi isotopi di uranio, diverse generazioni di armi nucleari, ad esempio le munizioni al DU (Depleted ITranium) o UI (Uranio Impoverito), oppure i cosiddetti «Mini-Nukes» (bombe atomiche con potenza esplosiva ridotta).

L'uranio è un cosiddetto emittente di radiazioni alfa. La radiazione di una particella alfa è percepibile solo fino alla distanza di pochi millimetri. Se però una particella di uranio entra nel nostro corpo, le cellule che si trovano al suo contatto sono sottoposte ad una radiazione permanente che provoca disfunzioni delle stesse e danni ai cromosomi. Ne possono derivare diverse malattie, ad esempio cancri, malattie dismetaboliche o difetti genetici. Attraverso l'inquinamento del terreno, dell'aria, dell'acqua, della vegetazione e degli animali il materiale radioattivo entra nella catena alimentare, costituendo in futuro un permanente pericolo per                                                                                             l’uomo e  1'ambiente.

Bosnia, Cossovo, Afganistan, Iraq, Libano, Gaza ...

 

In tutti questi paesi sono state condotte guerre atomiche con l'impiego di armi all'uranio ed i terreni di vaste zone sono stati inquinati. Infatti i venti e le bufere trasportano la polvere radioattiva e la spargono ovunque. Le particelle altamente tossiche entrano nei polmoni dell'uomo, nelle falde acquatiche tramite la pioggia, sono assimilate dalla vegetazione e ingerite dagli animali, entrando così nel ciclo nutritivo dell'uomo. In tutti questi paesi i tassi di cancro e di leucemia, come pure quello di neonati con malformazioni, sono cresciuti in modo allarmante e cresceranno ancora di più nei prossimi anni. E non solo la popolazione civile è colpita, ma anche i soldati stazionati in questi paesi. Gli Stati uniti fanno rientrare in patria ogni mese centinaia di militari con sintomi inspiegabili. Presso neonati di ex soldati si registra un numero sproporzionato di malformazioni, che stanno a dimostrare i danni genetici che saranno ereditati da tutte le future generazioni.

«Le regioni del Golfo contaminate con l'uranio resteranno radioattive in eterno e gli abitanti dovranno vivere con il rischio di malattie ereditarie e di cancro. Le particelle non solubili di biossido di uranio vengono inspirate dalla popolazione locale, da soldati, civili, adulti o bambini. E l'acqua radioattiva inquinerà i prodotti alimentari.» (Da Helen Caldicott, «Pericolo atomico Stati uniti, l'armamento nucleare della superpotenza», New-York 2002).

La polvere di uranio viene sparsa su tutto il globo

In Inghilterra durante la seconda guerra del Golfo furono rinvenute particelle di UI in filtri dell'aria. Hanno impiegato solo da 7 a 9 giorni per superare i 4000 chilometri che separano l'Iraq dalla Gran Bretagna. Già oggi un tappeto di polvere radioattiva di enormi dimensioni costituisce una fonte

  

altamente tossica in grado di uccidere in futuro milioni di uomini e di danneggiare geneticamente i loro discendenti per molte generazioni. La contaminazione radioattiva di singole persone aumenterà di continuo, poiché nel corpo umano ogni ulteriore contaminazione va ad aggiungersi a quella già presente. La sua semi-vita, della durata di miliardi d'anni, non lascia scampo.

Un ulteriore impiego di questo tipo di armi nucleari condurrà
ad una catastrofe umanitaria ed ecologica sul mondo intero e
renderà inabitabile per sempre il nostro pianeta!

Queste guerre non sono «conflitti locali». Interessano noi tutti. Le loro conseguenze sono globali, distruggono per sempre uomo e natura. Le condizioni stesse che generano la vita vengono distrutte dappertutto, per sempre. Se l'umanità vuole sopravvivere, si deve evitare qualsiasi bomba di questo tipo. Le guerre previste contro la Siria, l'Iran e altri paesi si devono evitare.

L'impiego di questo tipo d'armi E’ un crimine di guerra!

·         Gli isotopi di uranio impiegati per la produzione di armi nucleari sono prodotti di scarto dell'industria atomica altamente tossici e radioattivi. Armi di questo tipo, altamente pericolose, sono state impiegate in tutte le guerre condotte negli ultimi tempi e sono tutt'oggi usate in Afganistan e in Iraq. Da decenni sono proibite dalla Convenzione di Ginevra e da tutte le leggi sulle armi da guerra. Il loro impiego è in netto contrasto con i diritti dell'uomo e con il diritto umanitario internazionale.

·         I responsabili di questi crimini di guerra devono essere denunciati e condannati da un tribunale di

GUERRA

·         Per riparare almeno in parte alle conseguenze inevitabili provocate dalla contaminazione, le regioni inquinate devono essere decontaminate.

·           Si devono obbligare i governi a rendere finalmente pubblici i reali valori risultati dalle misurazioni della contaminazione radioattiva.

·         Alle persone che oggi e in futuro si ammalano gravemente e muoiono di una morte terribile a causa dell'impiego di queste nuove armi, devono essere assicurate le cure necessarie.

Guerre non sono più tollerabili!
Conflitti vanno risolti al tavolo delle trattative!

Pace non è solo il contrario di guerra, non è solo il

periodo tra due guerre. Pace è quando le nostre azioni

sono giuste e quando tra tutti gli uomini e tutti i popoli

regna giustizia. (Detto indiano)

 Frauen Schweiz fiir Sicherheit und Frieden

Postfach 114, 8964 Rudolfstetten - infon frauen-schweiz.ch - PC 60-78454-7 -_www.frauen-schweiz.ch

Ulteriori infoanazioni su questo tema si trovano sul sito internet: ~~\r-w.zeít-fra2en.ch

(Volantino posto all’attenzione da Maurizio Marano)

 

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FEBBRI di FEBBRAIO

di Giacomo D’Angelo

 

 

Da alcuni mesi, al Caffè Letterario, un gruppo via via più consistente di aficionados del jazz si riunisce per ascoltare dischi di valore storico del collezionista di notorietà internazionale, Urbano Gaeta, da lui presentati con rigore filologico e con passione rara. L’iniziativa deve idea, slancio e pubblicità a Carlo Lizza, il più creativo assessore alla cultura che Pescara abbia avuto, dall’entusiasmo di promotore culturale ancora intatto. Per tali occasioni qualitativamente eccellenti nemmeno un euro grava sul bilancio comunale, né alcun contributo proviene dalla cornucopia elasticissima della spesa culturale pubblica. La presenza crescente di un pubblico competente ne assicura il successo.  Lassù però qualcuno non ama il jazz. Non lassù, oltre le nuvole baudelairiane, nei campi elisi, ma a Palazzo, nelle abbottonatissime stanze degli amministratori che pontificano sulla Kultur. E’ la solita storia del pastore- non operistica ma operettistica-, anzi dei pastori che curano i pascoli della «turba ingorda», per dirla con Vittorio Alfieri, dei grafomani, degli imbrattatele, delle  autoctone  blue-stocking o bas bleu. Non si tratta dei cortigiani, dei philosophes, delle Deffand che affollavano le corti dei Grandi, Luigi XIV o Federico II, sui cui  rapporti tra intellettuali e potenti Jean-Baptiste D’Alembert affilava le istruzioni per l’uso. No, in questo cafarnao spugnoso di città(e di regione)gli uomini di lettere e di pensiero, gli artisti e affini, rappresentano l’ultima degenerazione  dei parassiti del Trivio e del Quadrivio che Panfilo Gentile riteneva consustanziali alle democrazie mafiose, quelle appunto fondate sul mecenatismo pubblico che foraggia ogni caccoletta prodotta da «un esercito di spostati, di falliti e di intellettualoidi di serie B o C». Da tempo non era mai accaduto che a Pescara convergessero per la cultura tre assessori(provincia, comune, regione) di centrosinistra, anzi due di sinistra moderata(quasi ex) e uno, pardon, una di sinistra radicale. Roba che negli anni ’60, ’70, ’80, ’90 avrebbe significato l’occasione storica, la rivoluzione, la palingenesi, la presa della Bastiglia, l’autogoverno della Comune di Parigi del marzo-maggio 1871, l’inveramento della profezia di Gioacchino da Fiore, l’utopia scesa dall’iperuranio, ma che oggi registra il brividio burocratico delle anime morte, l’afasia dei culi di pietra, l’elemosinificio dei camerlenghi paleoborbonici, il panem et circenses nella sua accezione più poveraccistica. Una volta, non molti anni fa, dinanzi al cartellone ripetitivo e incolore delle manifestazioni culturali della democristianeria e compagnia anfanante si pensava a sinistra(anche l’amico Adelchi De Collibus, che lo scriveva pure impietosamente sul dibattito) che il tempo e i mutamenti politici avrebbero fatto giustizia di tanto grigiore. Oggi si ha vergogna, nelle enclaves-catacombe residue di sinistra critica(solo parole?), dell’abisso di ciarlataneria assistita in cui la pseudocultura ha trovato comodo alloggio e si ha quasi paura di rimpiangere gli innocui ludi forchettoneschi che allora ci mandavano in bestia.

 

                         La kultur di strapaese.

Arriva un cartoncino d’invito per una Lectura Dantis nella Chiesa di S.Cetteo. Tre gli sponsores, mecenati illuminati dell’evento: la Fondazione di Dante in Abruzzo, Pescara CittàVicina e l’Assessorato alla Cultura di Pescara. Curatrice della manifestazione mistico-poetico-(oltre)mondana: Franca Minnucci, learned woman, dusista, attrice dei pomeriggi domenicali, dilaniata dalle due vocazioni di madame Verdurin e di madame Bovary. E l’ospite o mostro sacro, il Caronte dicitore? Vittorio Sermonti? Giuseppe Conte? Il giovane Arnoldo Foà? Roberto Benigni? Ma no, nientemeno che Vittorio Sgarbi. Reduce e un po’ acciaccato dalle ultime performances di logomachie video-contumeliesche con Alessandra Mussolini e Cecchi Paone e altri eroi del nostro tempo, sempre più immerso nella sua recita di giamburrasca sciupafemmine, in gara antiomofila con il senatore Storace che al paragone assurge ad arbiter elegantiarum( il suo «a’ froci!» impallidisce di fronte all’icastico «gli piace il cazzo!», schizzato come calce bollente dal «sempre afficato» Sgarbi sull’ammutolito Cecchi Paone), tamburo di latta rumoreggiante vanità, narciso parolacciaro e trullatore, ormai rubrichista malinconico malgré soi di Blob. Invitare Sgarbi per leggere Dante (dev’essere una brama ricorrente in Abruzzo, se anche Del Turco lo aveva invitato) è il titanismo del ridicolo, il Gran Sasso dello strapaese, il K2 del provincialismo, l’Everest dello psittacismo pappagallesco. Immaginiamo il successo, la folla, i chierichetti pigolanti e le figlie di Maria avventizie osannanti, mai funzione religiosa così partecipata, nemmeno altri principi della chiesa come Maurizio Costanzo o Paolo Bonolis o gli ottoni sinistradicenti(Santoro, Fazio, ecc.)  avrebbero richiamato tanto popolo. Le cronache narrano di uno Sgarbi in ritardo, lettore di un solo canto, poi platealmente comiziesco tra ovazioni e rari dissensi con una tirata confusamente antiprodi(che sarebbe stata filoprodi se fosse riuscito il suo tentativo di salire sul carro del centrosinistra prima delle elezioni). Sembra che l’immenso Uomo di Cultura abbia cercato telefonicamente Luciano D’Alfonso per vomitargli lava e lapilli sui delitti edilizi dececchiani(ci voleva lui per notarlo!), ma il sindaco santo non ha risposto. Ogni limite ha la sua pazienza, deve  aver pensato con il principe De Curtis, sono anche troppi gli zuzzurelloni indigeni, gli scemi del villaggio, ci mancava pure Vittorio Sgarbi, l’idolo che turba con Mogol i sogni di Ottaviano Augustolo Del Turco. A proposito: quanto sarà costato ai cittadini il fescennino isteroide e melmoso del Guittone di Ferrara?

                                       La scuola delle vendette.

Un gruppo di cittadini illustri pescaresi, già militanti del PCI, ha chiesto al sindaco D’Alfonso di intitolare una via di Pescara al senatore Francesco D’Angelosante. Anche se la cronaca registra di frequente polemiche per fatti del genere, di nomi dimenticati o da cancellare, sulla spinta di moventi ideologici non sempre limpidi, probabilmente per la memoria del senatore di Penne non ci saranno problemi. Il senatore sarà più fortunato del deputato del suo partito, Michele Ciafardini, docente di lettere al Liceo “D’Annunzio”, morto precocemente, al quale fu intitolata una borsa di studio annuale. La cerimonia e l’assegnazione si è svolta per alcuni anni, poi, all’improvviso, il nome di Ciafardini è scomparso, inghiottito dall’oblio del Tartaro. Poiché nulla accade per caso, ci si chiede il motivo della rimozione. Il fatto è avvenuto con l’avvento di una nuova preside, succeduta a Claudio Palma. Ed essendo stato quest’ultimo un esponente del PCI e la neopreside una morattimane di profonda provincia, una questurina di sentimenti codineggianti, si è malignamente dedotto che si sia trattato d’una vendetta politica. Vendetta politica? Può una scuola divenire il teatrino di simili atellane? Può il conformismo paolotto di una dirigente scolastica misurarsi in ripicche da agitprop? Che alta lezione di moralità la pedagoga posttridentina pensa di affidare ad una censura di polizia del pensiero? Ma altre domande rimbalzano: come mai nessun professore, nemmeno quelli vicini alle posizioni politiche del Ciafardini(o gli stessi che hanno promosso l’iniziativa della via per D’Angelosante), ha mostrato una qualche reazione? Chiedendo una spiegazione? Tutto così liscio, tranquillo, cimiterialmente normalizzante? Anche una violenza, perché di ciò si tratta, nel tempio del sapere?

                              

            Il dizionario-monstre(terza e per ora ultima puntata).

Il pozzo nero di scempiaggini, di orrori, di strafalcioni è alla fine. Nell’ultimo volume del Dizionario biografico «monumentale»(aggettivo caro al curatore che lo dispensa ex cathedra anche per Mario Zuccarini, altro busto al Pincio locale, iperberninizzato), l’editore ha inserito una «cartolina di richiesta speciale» in cui, «scusandoci per i non pochi refusi presenti nell’opera, in gran parte dovuti alle perentorie scadenze della distribuzione, informiamo che è in preparazione un puntuale repertorio di “errata corrige”». Chi invia la cartolina, lo riceverà, «ovviamente senza spese». Sembra di vivere in una farsa di Achille Campanile o di Ionesco, con parole prive di senso e scelte o per involontaria comicità o per ulteriore canzonatura del lettore. «I non pochi»: all’anima, la quantità dei refusi è tale che non basteranno altri due o tre volumi per contenerli tutti, ad essere generosi. I refusi: e gli errori, le topiche, gli svarioni, i lapsus, le sviste, i solecismi, gli anacoluti, i granchi, gli sfondoni, le cantonate? Un repertorio «puntuale»: ma se il Dizionario dell’Andromeda è il Guinness dell’inaffidabilità, chi potrà prendere sul serio un editore tanto approssimativo? Per un’opera come un dizionario che dovrebbe essere il massimo della precisione, del rigore, dell’acribia? Non sappiamo quanto costerà l’operazione ad un editore così pasticcione(pagheranno gli sponsores pubblici e privati?), alla cui superficialità si deve almeno la metà delle papere presenti in volumi che sono stati stampati senza una elementare correzione delle bozze, quindi né rivisti, emendati, ripuliti, spurgati. Il resto della scelleratezza appartiene agli «studiosi», soltanto alcuni  si salvano(e li abbiamo elencati), ma in quest’ultimo volume il cattivo esempio di sciatteria prevalente ha contaminato anche qualcuno di questi. Ad esempio il bravo Romolo Liberale ha schizzato un retorico, convenzionale e lacunoso ritrattino di Carlo Tresca, di cui non riporta l’autobiografia di recente tradotta in italiano né i libri di Alfio Caruso, di Francesco Durante, di Martino Marazzi, di Ezio Taddei, Gli indesiderabili di Giancarlo Fusco, numeri speciali dell’Archivio Pinelli. Se Tresca è nudo di bibliografia, altri ne tracimano come Francesco Paolo Tosti, di cui lo smisurato estensore della voce elenca le 277 opere musicali come se si rivolgesse ad un pubblico di melomani specialisti. O come Mario Vecchioni, le cui notolette dannunziane sono esumate a mo’ di lepismi dal «Gazzettino Atriano» o da «Insieme» o da «La tenda» o altri fondamentali fogli, per la gioia dei ratti da emeroteca. Per tacere della bibliografia di Ettore Troilo, letteralmente terremotata negli autori e nei titoli, ma anche nel contesto della voce se persino il noto aneddoto di Giancarlo Pajetta che occupa la prefettura di Milano viene travisato, come risulta dal diverso racconto degli storici che ne hanno parlato, nessuno dei quali viene citato. Anche questa disarmonia denuncia vistosamente la mancanza di criteri, di linee guida, di orientamenti unificanti che ha presieduto il lavoro schizoide, sregolato e abborracciato degli scoliasti, in balia dei loro uzzoli anoressici o bulimici, tacitiani o aulogellici. Ma non è giusto tralasciare l’ultima perla nera delle tante che costellano l’ultimo volume. Nella mediocre agiografia su Domenico Tinozzi si legge che il medico umanista di Cugnoli fu definito «Halter Ovidius». E’ da sperare che si tratti di un refuso, perché «halter» nella lingua di Marziale(vedi Dizionario di Conte-Pianezzola-Ranucci) e in quella di Caelius Aurelianus(vedi Dizionario di Ferruccio Calonghi) indicava il manubrio da ginnastica. Ma che c’entra un attrezzo ginnico con Ovidio e con don Domenico? Erano culturisti ante litteram? Basterebbe un tale fiorellino per inviare a Tomi editore e scoliasta.

                                                               

giacomo1939@alice.it

 

 

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Se l’amore esiste

 

Io te lo dimostrerò.

Poco ci vuole

per un percorso crescente.

Basta una volontà

che unisce due sentimenti.

Oggi il mio amore

vale più del doppio.

Ho adottato, per amore,

un bambino di colore.

 

 

Natale

 

Torna tutti gli anni

Il Bambin Gesù

nella notte santa

scende da noi quaggiù.

 

 

Natale

 

Ci sarà una grande festa!

Quando noi ci sveglieremo,

correremo alla cesta:

dolci e doni troveremo.

E’ Natale finalmente,

e canteremo allegramente!

 

 

Natale

 

Nei miei occhi non vedete

c’è la stella del presepe

nel mio cuore piccolino

c’è la culla del bambino.

E’ Natale. Questo cuore per voi

chiede pace e amore.

Sono un angelo piccino

e mi ascolta il Dio bambino.

              Con amore per tutti,

 

                                                                                                                                      Luigi Dezio

 

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Elegia per Giancarlo Mattia


 

Lustra lustramen lumina jocunda

jusjurandum de copula profunda

in tu’ mattia estasi ecclesiale

folle ‘l dolor s’impetra occhio radiale

pel tua verminia femina discinta

che sol d’orror ti pasce amor fedele,

i’ conta tu conta e tutti conta

sola moneta canta,

abîme la bitte apôtre de soinéant richesse

gouffre fluide en veine ni vin ni vain

soit ta beauté cruelle au cri de nul syllabe,

gémir vomir dormir

verge bateaucharnelle

et une seule larme fidèle à l’hirondelle

ma di cellula assisto

scorporato tragitto

intra lamina fredda e morta luce

d’organi stesi a snominar l’odìo,

agoni sparsi, agonie del vero

naked and muet mystery in mailstorm,

Per la Libera abbiamo mangiato arrosticini e porchetta

con tanto vino fermentato. Sono stato male tre giorni.

Alla Candelora ho sempre il mal di gola,

ferita di un vecchio peccato.

Ricordi.  Il duca mio zio avvelenava piccioni sul balcone,

mio padre, nobiluomo, dormiva in salotto, un lupo in gabbia

 

da quando ha abbandonato il comando. Litanie di piatti

dalla cucina e i cugini ubriachi perché avevano visto il Vesuvio.

Ho una nuova stanza nello studio. La tua marionetta

mi guarda dal davanzale e tiene lontano il male.

Per quanto tempo ancora?

Le pratiche imbiancano con la neve. Solo botte

e divorzi tra questi monti. Che orrore rabbi, che orrore.

Partirò. Ormai è deciso, partirò.

Lascerò lo Starnbergersee in slitta

o su un cavallo a dondolo…

ma vanitade in vento di ventura

spazza i cieli e ti spazza

navigatore sui mari di fortuna,

roghi torbati in gole terminali

smembran dall’ade in sabba verginale,

sorcière d’hier del cor domina mea

reina d’amor che in macula atterrisce

lo volto tuo ch’è due intr’al miroir,

acqua si specchia in te vino lucente

marcia il mondo e marcisce

e i’ narcisco ai sempiterni cieli.


 

Alessio Di Giulio

 

 

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Vogliono rottamare l’ex Stazione : rottamiamo la Giunta.

di Diderot 

Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè……

( Da una vecchia canzone anni ’60 di Fred Bongusto) 

L' ultima di  big Luciano D’Alfonso, super sindaco,  sapete qual è?  Quella di aver dato l'ultimatum alle Ferrovie dello Stato per la "pericolante" Stazione fuori uso delle  FS  di Portanuova. Adiacente alla stazione, guarda caso, ci sono gli insediamenti  in germoglio del pastasciuttaro De Cecco. Siccome sono sospettoso  diffido di cotanta solerzia e  temo che si vada ancora , purtroppo,ad un Pomponi -bis. Infatti, ricordate il vecchio teatro demolito in lontani anni '60 perchè definito pericolante per far posto ad un orrendo parcheggio? Ecco la storica stazione rischia di fare la stessa fine per far posto ad altrettanto discutibili insediamenti affidati a certi poteri forti, la cui forza e potenza economica ormai conosciamo benissimo  dal momento che hanno esteso l'influenza in molti settori ed hanno le mani in pasta dapertutto, è proprio il caso di dire , scusate la metafora.

Mai una volta che  desse Lucianone …l’ultimatum a qualche abusivo pescarese !! Che iella!

E pensar che l’ho votato…….

Per chi Lucianone vorrebbe rottamare l’ex stazione?La Stazione di Portanuova è un fabricato dell' 800 ed andrebbe salvaguardata e tutelata come bene ambientale, ma il nostro beneamato Sindaco si affretta, con una solerzia sospetta, a chiederne o a ventilarne la demolizione, assegnando un tempo risibile  ( 30 giorni) all' Ente Ferrovie per la sistemazione.

Ma cosa volete che ne capisca il Sindaco di memorie storiche, a lui stanno a cuore i ponti sul mare, forse in cuor suo starà progettando di dotare Pescara, dopo il ponte sulla foce, di un ponte sull’Adriatico, un ponte che unisca magari Pescara a Spalato, così potrà fregiarsi del titolo di pontiere dell’adriatico e potrà organizzare ancora tante belle gite ( ma chi le paga?) insieme al fido Luciani ( figura virtuale inesistente, un ologramma, cioè nessuno,  scelto appositamente in giunta   proprio perché si chiama come lui, però al plurale, per rafforzare il suo ego)  Poi anche per sostenere il nascente Partito Democratico, che a Pescara sarà formato da quattro persone, una in più è sempre utile, e se poi prendi due con uno .. ancora meglio!

Per non parlar , e per altro argomento,  dalle  dichiarazioni fanfarone ai giornali  di un esponente della Commissione Urbanistica, Dogali,  sull'approvazione del Piano spiaggia per la quale, secondo lui, una volta approvato, non consentirebbe più gli abusi sull'arenile. Vien solo da ridere a crepapelle,   conoscendo ed avendo tutti riscontrato la sequela impressionante di abusi e cementificazioni che sono proliferati da tre anni a questa parte sull'arenile di Pescara tutta. Ci spieghi Dogali, una volta approvato il Piano , queste opere abusive che fine faranno? Accetterà una colletta il comune da parte di tutti i cittadini ( che sottoscriverebbero volentieri per far fronte alla difficile situazione economica del Comune ) per noleggiare un buldozer per la rimozione delle opere abusive sulla spiaggia? O vorranno considerare legittime tutte quelle opere ottenute da discutibili autorizzazioni? ( PM Aceto docet) Non ci prendiamo in giro.

Penso al grande errore commesso dagli elettori della sinistra pescarese nell'aver appoggiato la coalizione D'Alfonso all'epoca della sua elezione, un errore da NON ripetere.Da domani, per solidarietà, andrò a prendermi un caffè nel bar della stazione di Portanuova.

DIDEROT

 

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Dal vostro scomodo inviato

di Luciano Martocchia

Romano Prodi si  è dimesso, è stato sconfitto per soli due voti: paga la sua politica ambigua volta a non scontentare nessuno, un po’ come la Chiesa cattolica che accoglie fra i banchi delle sue chiese i corrotti e ladri di stato seduti a fianco agli stessi soggetti che hanno truffato, tutti uniti in nome del paradiso. Sono convinto che la manifestazione di Vicenza ha dato un segnale inequivocabile. In sostanza la crisi l’ha voluta D’Alema quando ha detto nella sua replica altezzosa e sprezzante ( come al suo solito) al Senato, dopo il discorso sulla mozione su politica estera, rivolgendosi soprattutto agli esponenti di Rifondazione,  “ chi vuole votare a favore voti, chi non è d’accordo voti contro !” Ecco: l’hanno accontentato!

Baci e non basi ! E’  solo uno dei cartelli indossato a sandwich da una signora   che ha sfilato a Vicenza a cui ho partecipato, a  dimostrare subito e spazzare il campo da equivoci sull’assoluto significato pacifico dell’eterogenea e multicolorata kermesse.Ho considerato, e sono certo, che Bush avrebbe ritenuto molto più provocatorio l’azione del Governo italiano  quando ha ritirato le truppe dall’Iraq che non un atteggiamento di netto diniego all’allargamento della base militare di Vicenza. Nel primo caso si è revocato un precedente impegno formalmente assunto dal Parlamento, il cui contenuto di adesione senza riserve ad una impresa militare era specificamente politico, in tal modo manifestando con i fatti un netto dissenso dalla condotta dell’alleato su di una questione di grande importanza. Nel secondo caso le perplessità tecniche, di natura urbanistica, che potevano a ragione essere addotte, avrebbero sfumato il significato politico del diniego, che dopotutto riguardava solo una questione organizzativa dell’alleanza, senza nemmeno sfiorare l’essenza politica della stessa. Non ci voleva una grande astuzia per destreggiarsi in questo modo in una situazione tutto sommato neanche tanto insidiosa. Ma come è noto Prodi ha fatto una politica cerchiobottista, ha inteso non scontentare nessuno.  E’ caduto nella trappola psicologica, e forse culturale, di temersi descritto come una persona affetta da “antiamericanismo” e per scrollarsi di dosso questa etichetta considerata biasimevole si è affrettato a compiere un atto tipico della sindrome opposta, l’”americanismo”. Infatti è un processo non raro nella moderna psicologia delle masse il formarsi di orientamenti di pensiero schematici, sorgenti da un’idea, da un fenomeno, da una realtà, le cui caratteristiche vengono enfatizzate e composte in un sistema ideologico. Tali orientamenti di pensiero ovviamente generano reazioni eguali e contrarie.Faccio esempi: il clero, una delle tante categorie di rilievo, può degenerare in “clericalismo”, che a sua volta provoca l’anticlericalismo. Il consumo, fenomeno naturale, quando dilaga diventa “consumismo”, uno stile di vita, al quale si oppongono impotenti resistenze anticonsumiste. La nazione, realtà storica vitale, si è trasfigurata nel “nazionalismo”, micidiale ideologia bellicista, che ha prodotto il rimedio dell’internazionalismo.

Analogamente gli Stati Uniti d’America, realtà ricca di beni materiali e culturali, hanno irradiato nel mondo una influenza vasta e penetrante al punto da creare una vera e propria tendenza emulativa, una moda imitativa generalizzata. A cominciare dal nome: non si dice quasi mai Stati Uniti d’America, ma semplicemente “l’America”, il tutto per la parte, come se Canada, Messico, Brasile, Argentina e tutto il resto non fossero America. Insomma, una ideologia, cioè una falsa rappresentazione della realtà, ostentata come venerabile idolo. Questo è “americanismo”, cioè la proiezione esaltata, quindi deformata, degli Stati Uniti d’America, lo stato egemone del momento.Bisogna far distinzione tra  “anti-americanista” e, “anti-americano”. Sono due cose profondamente diverse. Nella storia degli Stati Uniti e nella loro realtà di oggi vi sono molte cose ammirevoli, ma anche altre abominevoli. Chi contesta quelle abominevoli passa per essere affetto da “antiamericanismo”. Un po’ come colui che critica il governo di Israele ed è per questo sospettato di essere antisemita. Prodi ha ceduto a questo ricatto culturale. Ha avuto paura di essere considerato un anti-americano. Non ha percepito la differenza fra le due cose: sarebbe stato soltanto un “anti-americanista”.

Luciano Martocchia

lucianomartocchia@virgilio.it

 

 

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Movimento Indipendente CORAGGIO E FERMEZZA NELLA LEGALITA’

                     Tel. 340-8510449  320-3849364

 

La Filovia come il Fangodotto?

 

(un dubbio malizioso: la storia si ripete?)

Vedete la MURAGLIA di cui alla foto?

Non è quella cinese, né quella sul confine tra Israele e la Palestina.

E’ più semplicemente quella del rilevato ferroviario che fa bella mostra di sé alla fine della Strada Parco a Montesilvano!

Quando la FILOVIA arriverà lì, cosa farà? Andrà a sbatterci contro, farà scendere i sette pensionati che se ne serviranno oppure svolterà a sinistra verso la nazionale o a destra verso il mare?

In quest’ultimo caso, dove si ricaveranno gli spazi necessari per far svoltare un bestione lungo 18 metri?

Quale vantaggio per la viabilità potrà aversi se un simile ECOMOSTRO va, poi, ad intasare strade già trafficatissime come la nazionale o la RIVIERA? Boh!, nessuno dei luminari che caldeggiano tale soluzione sa dare una risposta logica e sensata, ma tant’è, la FILOVIA, al contrario del famoso MATRIMONIO, “S’HA DA FARE”, a tutti costi!

Sapete quale è la giustificazione?

Non si può rischiare di perdere il finanziamento della Comunità Europea, dicono quelli della GTM!

Sembrerebbe la preoccupazione del perfetto AMMINISTRATORE, ma poi viene spontanea una riflessione: ma come, per non perdere un finanziamento di 60 miliardi di lire si buttano gli stessi soldi frettolosamente in un opera inservibile ed inutile?

Qualcosa non ci convince: c’è troppa voglia di mettere le mani sui finanziamenti, a PRESCINDERE (come diceva il bravo TOTO’)! Qualcosa non ci convince, a meno che………

X X X X X X X X X X X

A meno che………..

A meno che la STORIA non si ripeta.

Quale storia?

Ma quella del cosiddetto “FANGODOTTO”, perbacco!

La ricordate? La nostra associazione CORAGGIO E FERMEZZA NELLA LEGALITA’ l’ha denunciata più volte.

Anche allora, negli anni ’80, la malcapitata COMUNITA’ EUROPEA metteva a disposizione ben 30 (trenta) miliardi di vecchie lire per contribuire a risolvere i problemi della DEPURAZIONE delle acque.

In men che non si dica l’Amministrazione Provinciale di Pescara elaborò un progetto avveniristico e megagalattico: un gran serpentone d’acciaio che anche allora (neanche a farlo apposta) doveva collegare Pescara a Montesilvano e convogliare le acque reflue di quest’ultima località nel depuratore della nostra città.

C.I.P. SALITA FACCIOLINI 19 - PE

Sappiamo com’è andata a finire: del Fangodotto non è rimasto un TUBO, i soldi, però, sono tutti spariti e la Corte dei Conti li sta ancora cercando con l’inchiesta in corso.

Vuoi vedere che la STORIA si ripete?

Vuoi vedere che con una piccola parte degli attuali 60 miliardi della Comunità Europea si acquistano due ingombranti locomotori, dopodiché ci si accorge che non hanno piedi per camminare e si fa decadere il progetto della FILOVIA?

Vuoi vedere che, nel frattempo, però, i 60 miliardi spariscono tutti quanti?

Non è il caso che la Corte dei Conti, la Comunità Europea e la Regione mettano di più nell’intera vicenda e comincino a guardarla anche in quest’ottica maliziosa?

Come è solito dire il noto uomo politico, a pensare male forse si fa peccato, però spesso ci si AZZECCA!!!

 

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P L U R A L I S M O     E’     A N C H E  …………………

 

Questo nostro, NOSTRO, foglio pluralista offre una pagina ad un messaggio inviatoci da una organizzazione politica dai riferimenti precisi e chiari: riferimenti omogeneizzabili nella destra politica italiana.

 

Coerenza del pluralismo è quella di non discriminare, non censire, non rifiutare quanto propostoci, nei limiti di formalismi piani. L’antagonismo a proposte-scelte politiche è una risultante che ogni governante ha la fortuna di suscitare. Un Lapalisse scriverebbe che governando una “Sinistra” si accrescono scontenti dalla “Destra” e viceversa. Altro Lapalisse scriverebbe che, nascondendo il colore del governante, si penerebbe a scoprire classificare anche il colore del suo “critico”.

 

La Dominanza è una forza sempre più asettica-incolore……….

La sudditanza-sottomissione-patimento è una determinazione anch’essa sempre più massificata, e la massa non è mai-subito precisa, mai-immediatamente esclusiva o prederminata.

 

Cos’è che, per Principio, va escluso e cosa, ancora per Principio, va accettato?

Una paginetta mai saprebbe render conto di tanta problematica!

Una considerazione ci piace evidenziare, comunque.

“Cosa sia accettabile e cosa no” è problema da risolvere secondo i criteri che si danno ovvi, che alcuni danno per ovvi, impongono secondo loro ovvietà………… suvvia!

 

L’ortodossia è la propria ortodossia, oppure non esiste!

La morale è personale. O per dirla coi greci è cosa Idiota. Idiota e Personale sono parenti stretti, quasi gemelli, al caso “siamesi”.

 

Morale di alcuni ci “conforta” che dar voce-spazio a critiche “destre” sia compromissione!

 

Cari moralisti, il cui giudizio è, per definizione anche-mia, criminale, cos’è mai la compromissione?

Noi, insoddisfatti critici, fisiologicamente critici, critici per natura, per indole e per istinto, si dà alcun spazio a critiche……….. anche provenienti da settori ………… .

Ciò facendo allarghiamo la critica!

Ma la compromissione cos’è? Se si discute di Compromissione.

Cos’è mai un prete che partecipa, o è mandato a partecipare, ad alcuna polemica sociale?

Cos’è mai un voto parlamentare al cui interno son presenti voti della “controparte”?

Controparte la quale vien accettata e preferita a pretese partecipazioni di componenti-proprie-consimili?

 

Un’assemblea alla quale partecipa un Prete, o un monaco, o un clericale, o un gerarca-ierarca-cattolico che assemblea è mai?

Una sinistra, alla quale Marx ha insegnato che “la religione è oppio dei popoli”, cosa mai sta facendo quando si organizza con bigotti para-quasi-cristiani?

 

Quanti han forza bruta tale da telescopizzare-microscopizzare differenze tra clero e clericali e cristiani e monaci e missionari ed abati e confessati e confessori e praterie piene di preti onde l’Italia fu detta dagli inglesi……….essere una Gran-Pretagna……… . Cosa, con cosa stanno sublimandosi tanti ortodossi-critici del dissenso, del mal posto dissenso, dell’inaccettabile dissenso?

 

Per noi dissenso è Dissenso.

 

Per noi vale più ogni dissenso che l’accettazione-concorso di forze-organizzazioni para-clericali.

Già ascoltate critiche, consimili, rivolteci, stiano in cesso…….. come allusivamente usò Dante per dar il silenzio a pretestuosità di alcuni.

Noi si da alcuno spazio a critiche, a dubbi ……………né ci si spinge verso alcun altro dove, dove?

 

Come fanno altri ad interloquire con religiosi i quali han nella loro manica alcuna sacralità …….. interloquiscono con due? Con due delle quali uan è un consimile, l’altra è addirittura una DIVINITA’: scontro impari ……… beato chi lo sottovaluta………. E auguri o avis gerere ……….. acchiappate uccelli?

 

Stelio

 

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                                             C’ERA UNA VOLTA ………..

 

C’era una volta un “premio” di maggioranza elettorale che veniva riconosciuto ad entrambe le Camere di un parlamento.

Poi venne stravolto il clima a seguito di alcuni superprofitti imprenditoriali-manageriali.

Quindi alcuna astuzia-intelligenza-potenza indusse a promozioni tali da privare una sola camera di tanto “premio”: grande idea. Grande!

I vincitori elettorali vinsero come pronosticato, ma dovettero vincere a metà: il “premio” era stato loro dimezzato, mentre altre LEGGI personali salvarono il personale manager da reprensioni ormai disciolte, fatte disciogliere, come neve al sole.

 

Cari membri della sinistra…………….cari anche a quanti vi sprezzano cordialmente……….. avete già inteso o serve che leggiate quanto segue per i pedissequi?

 

Quinet scrive di clericali da trattare come i clericali trattarono i pagani, la storia ha insegnato!

Noi si intende quindi che:

A)    Si approvi una legge elettorale che ridia il premio di maggioranza anche al Senato!

B)     Che si approvi velocemente, come già veloce fu la sua precedente variazione!

C)     Si applichi quindi “mezzana” con anteriorità-retroattività, allo stato attuale, al governo attuale! Maggioranza era data ai due rami, Maggioranza sarà data ai due rami, diamo almeno metà-Maggioranza anche all’attuale governo!

D)    Metà Legge accontenterà la Sinistra, Metà legge accontenti la Destra!

E)     Chi potrà contraddire con forza? Chi potrà negare pariteticità?

 

Ecco che le maggioranze nei due Membri del Parlamento rigodranno di sufficiente maggioranza onde toglierci fastidiosissime apprensioni, ansietà, batticuori e sbrodolamenti indegni di valorosi e prodi uomini………. che la sorte ha scelto di proporre al governo di alcuno stato europeo-mediterraneo!

 

Basta piangere (come donne) su risicatezze, limitazioni, ricattabilità e quant’altro vivificate da un Otto Andrè, da un Argentoso, da un Follino, ora da un geriarca-gerontoiatra-gerontocrate-ierocratico-novantenne che non può neanche portare il suo osso sacro ad adire al suo paradiso…….. lascerebbe nei guai l’intero “nostro” mondo e le rimanenti ossaffossate!

Che alcun illuminato senatore, o deputato, proponga-praeponga questo percorso……….. .

Una strada larga alla galera è stata chiusa da ex parlamentari detentori ……..

Una strada resa-stretta sia riallargata da nuovi parlamentari detentori ……….

 

Evitateci di acquistare ed autosomministrarci digestivi, sedativi medicamenti vari atti a salvarci da ansietà dominanti da ormai un anno.

Alessandro non sciolse il nodo gordiano……….lo spezzò con la sua spada e vinse.

Colombo tenne in equilibrio un uovo squacciandogli la base.

Leggi galeotte divennero leggi senza sbarre.

 

Possibile che ad alcuni “nostri” manchino sia le spade che le uova o le leggi?

Li “abbiamo” mandati a governare………….lo facciano!

O “abbiamo” sbagliato ancora una volta Cavallo?

 

Come firmare quest’idea? Con un nome? O conseguendo a quanto preposto?

 

   C’ERA UNA VOLTA ...……. E …….. VIVESSERO TUTTI FELICI E CONTENTI.

 

Stelio

 

 

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Presentazione del libro: UNA VITA NEGATA di Francamaria BAGNOLI

 

Presenta:

Edvige RICCI, Ass. Mila Donnambiente

coordina:

Silvio PROFICO, Pax Christi Pescara

Saranno presenti:

l'autrice e l'editore Gordiano LUPI della casa editrice Il Foglio

 

Sabato 10 Marzo 2007 - ore 17.00

Sala Figlia di Iorio del Palazzo della

Provincia di Pescara

 

Organizza: Rete Nonviolenta Abruzzo - Nodo PE/CH della Rete Lilliput

 

 

 

Introduzione

Socrate e Santippe. La storia e la filosofia ci raccontano di un filosofo saggio e virtuoso e di una moglie insopportabile e bisbetica. Una vedova poco inconsolabile che alla morte del marito si dedica ad un'attività commerciale di bottega. Una donna acida e indomabile come un cavallo selvatico. Questa la versione ufficiale, lo studio del passato fatto da uomini. Da maschi. Francamaria Bagnoli ci presenta un'altra realtà, un altro punto di vista. Un'altra vita. Una vita di una donna fragile e coraggiosa. Una donna che lotta fino alla fine con la sua società, con la sua città, con la sua famiglia perché le venga riconosciuto il diritto sacrosanto di ogni essere umano: essere uguale agli altri. Uguale agli uomini, uguale alle donne, uguale ai signori o agli schiavi, poco importa. Temeraria, audace, sfrontata, stravagante, dolce Santippe. Donna del suo tempo, donna del nostro tempo. Donna condannata a vivere dietro le sbarre, perché : "Chi, come me, ha scoperto che lo spazio ritenuto libero in realtà è circondato da sbarre, non riesce più ad essere felice e la sua infelicità cresce per l'impossibilità di convincere il padre, il marito, gli uomini della città che le sbarre esistono e fanno male. Loro, gli uomini non le vedono, Considerano le donne inferiori a loro e si attribuiscono il merito di proteggere la nostra debolezza, ignorando quanta forza ci occorra per vivere e quanto ci offenda la subalternità a cui ci condannano". Sullo sfondo l'Atene del 450 a.c. con i suoi rituali, le sue guerre, la sua politica, le sue superstizioni e la sua brutalità. Una Atene al culmine del suo potere politico, affascinante nella descrizione dei suoi mercati, delle sue spiagge, eppure una città iniqua, spietata, ingiusta. Una città di signori e schiavi, di filosofi e politici, di tribunali e giudizi sommari, di famiglie estremamente povere e famiglie insopportabilmente ricche. Una città piena di contraddizioni che si propagano, si dilatano, accrescono nel rapporto di Santippe e Socrate. Anche l'amore, l'affetto, il sesso sono vissuti in maniera scissa. Schizofrenica, si direbbe oggi.   L'affetto per le mogli, il sesso e l'amore per le etere. Le puttane. Un libro forte e commovente, che si legge tutto d'un fiato ma che rimane appiccicato addosso per giorni, per mesi. Un libro che ho divorato in un giorno e che quando non potevo leggere (tipo in ufficio o in auto) mi mancava. Un libro che HO DOVUTO terminare quella stessa sera, perché altrimenti non avrei dormito. In nessun modo avrei potuto farlo.

Rossella Anelli, direttrice della collana Scritture al Femminile della casa editrice Il Foglio

Presentato da Michele Meomartino

 

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Saluti

Vi invio un comunicato di Sinistra Critica Marche, un appello di
solidarietà a Franco Turigliatto ed un comunicato stampa dei pacifisti
della Lega Obiettori di Coscienza ed altri.

andrea
Sinistra Critica Marche


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Comunicato Stampa di Sinistra Critica Marche

L'associazione Sinistra Critica Marche desidera esprimere tutto il proprio appoggio morale e politico a Franco Turigliatto per il contestato voto sulla politica estera al Senato e più in generale per i barbari attacchi di cui è fatto oggetto. La sofferta decisione di astenersi sulla relazione di D'Alema è solo il culmine di una situazione nazionale che, di fronte alla grande manifestazione di Vicenza e più in generale ad un senso diffuso di ripudio di politiche di guerra, non riesce ad evolversi nella definizione di una politica estera di pace, ma che anzi si fa complice di Bush nella ridefinizione dei rapporti internazionali. Sinistra Critica non è un covo di estremisti, nè tanto
meno di irresponsabili, ma al rifiuto netto della guerra vanno poi fatte seguire concretamente delle politiche che vadano in quella direzione.
Questo il governo Prodi non è riuscito a fare, anzi, si pone in politica estera in una posizione speculare a quella del governo Berlusconi, senza porre discontinuità: il raddoppio del Dal Molin, da cui partiranno le missioni di guerra in primavera verso il territorio afghano, il permanere delle truppe italiane in Afghanistan in un contesto di occupazione militare che dovrebbe durare, a quanto dice il ministro Parisi, fino al 2011, e più in generale una politica estera volta non alla riappacificazione delle aree in stato di guerra ma, anzi, verso un peggioramento delle crisi in corso (di cui l'Iraq è solamente un esempio temporalmente avanzato), pone delle questioni insopprimibili per chi la guerra l'ha sempre combattuta non solo a parole. Il tradimento, quindi, non è del senatore Franco Turigliatto, ma di Rifondazione Comunista, che nel momento stesso in cui approva le missioni di guerra, le occupazioni militari, l'aumento delle spese militari e, più in generale, finanziarie pesantissime per i lavoratori, accordi più o meno segreti con forze dichiaratamente neo-liberiste in cambio di questa o di quella poltrona, tradisce il proprio elettorato ed il significato stesso della sua fondazione. Espellere Franco Turigliatto dal PRC sarebbe solamente l'ultimo gesto di una serie di forzature dell'attuale maggioranza volte da un lato ad annullare le mal tollerate minoranze e dall'altro a portare la Rifondazione verso una svolta socialista. A questo, non potremmo che rispondere in maniera compatta e risoluta, poiché non abbiamo alcuna intenzione di lasciare Franco Turigliatto da solo e crediamo ancora, a differenza di chi si barcamena oggi in strumentali dichiarazioni, nel processo della Rifondazione Comunista.

 

 

Andrea Giampieri

 

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LE BLANC ELEONORA

 

B

iblioteca provinciale “d’Annunzio” codice 82-0-83 Mark Haddon, Una cosa da nulla, Giulio Einaudi editore, Torino, 2006. Lui scrittore inglese del ’63, il titolo originale è A Spot of Bother, la copertina è di colore bianco e raffigura sul fronte una mano che afferra un mazzo di rose al contrario, la foto è di Jasper James, all’interno il libro è segnato a pagina 42 da un segnalibro che pubblicizza un negozio di Urbino (nulla d’importante). Fino a pagina 42 ho letto una claustrofobica storia privata, per me, ora, troppo privata. L’autore è lo stesso che ha scritto Strano caso del cane ucciso a mezzanotte romanzo che pare abbia riscontrato un grande successo in tutto il mondo. Insomma, il romanzo l’ho letto a più riprese, fino a pagina 42, tra le coperte e il cuscino, poco prima di dormire, distratto dal sottofondo sonoro della mia tv. Ora riposa sul tavolino sotto un altro libro, comprato di recente presso la Feltrinelli, che piano piano sfoglio…Alvaro Mutis (con accento sulla a ma non lo trovo sulla tastiera), L’ultimo scalo del Tramp Steamer, il suo scritto è del 1988 ma la mia edizione è Adelphi 2001, le pagine odorano di mare e di viaggi e il disegno frontale raffigura un bel faro, solitario come tutti i fari del mondo, disegnato da Edward Hopper nel 1937 intitolato Five A.M. Il resto della copertina è di colore azzurro. Nel retro qualcuno scrive: «Dal Baltico al Sud America, i vagabondaggi di un vascello fantasma e le tappe di un amore impossibile». Solo che io mi son ritrovato a pagina 54, in Sud America dal Baltico, senza aver capito ancora bene come, i nomi nemmeno li ricordo, ma c’è un gran odore di mare, rumore di risacche di onde e soprattutto un grande orizzonte, un lontano lungo orizzonte, negli occhi dei personaggi e nella mente dello scrittore e questo mi basta, per ora, davvero.

Mrk Haddon dedica il libro alla sua segretaria di produzione (non commento), mentre Alvsro Mutis (sempre con l’accento sulla a) dedica così: «a G.G.M., questa storia che da tempo desideravo raccontargli – ma il fragore della vita non l’ha permesso», inoltre aggiunge due stralci poetici che voglio riportare:

 

…e un odore e un rumore di bastimento vecchio,

di legni imputriditi e ferraglie avariate,

e di macchine stanche, ululanti e piangenti,

che spingendo la prua, pestando le fiancate,

ruminando lamenti, e ingoiando distanze su distanze,

con uno stridore di acque agre sopra le acque agre,

muovono sopra le vecchie acque il vecchio bastimento.                                         

    Pablo Neruda,  

El Fantasma del buque de carga

(Residencia en la Tierra, I)

 

Sempre con la speranza di raggiungere il mare,

viaggiavan senza pane, senza verghe né urne,

addentando l’aureo limone dell’ideale amaro.

Stéphane Mallarmé,Le Guignon

Buona lettura, Moreno

 

 

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